Il duplice attacco all’Ortodossia e alla Russia

Mentre il Presidente statunitense Donald Trump e il Presidente russo Vladimir Putin si preparano all’incontro di Helsinki, tutti gli occhi sono puntati su quelli che generalmente sono considerati i “soliti” argomenti che dividono le due principali potenze militari: Ucraina, Siria, sanzioni economiche, accuse di interferenze nelle elezioni, e così via.

Questo riflette il punto di vista quasi universale, ma erroneo, che interpreta questa seconda guerra fredda contro la Russia come priva di ideologie, ovvero antitetica alla prima, in cui si fronteggiavano il comunismo ateistico sovietico ed il capitalismo “in God we trust” dell’America. (Tralasciamo se “capitalismo”, un termine anarcosocialista [in inglese entrambi] diffuso dai  marxisti, sia la giusta definizione del corporativismo neoliberista contemporaneo.)

No, ci viene detto [in inglese], l’attuale scontro tra Washington e Mosca è una guerra per il territorio, niente di più. A differenza della rivalità fra il 1945 e il 1991, “manca una dimensione ideologica” al di là della determinazione autoritaria per legittimare “lo stato russo, governato da lui e dal suo clan”.

Una tale opinione respinge totalmente il fatto che, in seguito alla fine del comunismo come blocco di potere globale, c’è stato un inquietante rovesciamento del ruolo spirituale tra Oriente e Occidente. Mentre è vero che durante la Guerra Fredda originale le cricche governative non religiose di Washington e Mosca avevano valori progressisti compatibili, i normali credenti americani (principalmente protestanti, con un gran numero di cattolici) percepivano il comunismo come una macchina di oppressione omicida e senza dio (pensate alla campagna [in inglese] dei Cavalieri di Colombo per inserire “sotto Dio” nel Giuramento di Fedeltà alla bandiera americana).

Al contrario, oggi sono le élite occidentali che fanno affidamento sull’imperativo ideologico della promozione della “democrazia” e dei “diritti umani” per giustificare un dominio materialista globale e guerre senza fine, alla stessa stregua  di come la vecchia nomenklatura sovietica usava il marxismo-leninismo sia come metodologia di lavoro, sia come come giustificazione per le loro prerogative e privilegi. A tale riguardo, la promozione della moralità nichilista e post-cristiana – specialmente [in inglese] in materia sessuale – è diventata un elemento di rilievo nell’armamentario occidentale.

Questo ha assunto un’importanza speciale nei confronti della Russia dove, sotto Putin, la Chiesa Ortodossa ha ripreso in gran parte il suo ruolo pre-1917, come caposaldo morale della società. E proprio questo ha suscitato, nelle élite postmoderne di un Occidente sempre più post-cristiano [in inglese], sia  un’opposizione politica sia un sentito e sincero disprezzo rivolti non solo [in inglese] alla persona di  Putin e alla Russia in generale, ma anche alla chiesa ortodossa russa e, per estensione, allo stesso cristianesimo ortodosso.

Questa avversione ha molte sfaccettature, troppe per essere analizzate singolarmente in questo breve spazio. Ma per ora è sufficiente notare i due attacchi più attuali, entrambi nati all’interno dell’Ortodossia stessa anche se, indubbiamente, con un supporto dall’esterno. Uno di questi due riguarda le strutture ecclesiastiche ed è apertamente politico. L’altro è nella sfera morale e cerca di iniettare nell’Ortodossia il decadimento morale che ha minato così tanto il cristianesimo occidentale.

Il primo attacco apertamente politico mira a dividere l’Ucraina dal corpo principale della chiesa ortodossa russa attualmente sotto l’autorità del patriarca Kirill di Mosca. Le autorità post-Maidan a Kiev, ovvero il Presidente ucraino Petro Poroshenko e la Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino), hanno chiesto al patriarca ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli (Istanbul) di rilasciare un Tomos di Autocefalia alla sedicente “chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Kiev”, guidato dall’ex metropolita Filarete (Denysenko).

In tal caso, le autorità ucraine vieterebbero alla chiesa canonica ortodossa ucraina, parte autonoma della chiesa ortodossa russa sotto l’autorità del Metropolita Onufry, di definirsi [in inglese] “ucraina” in quanto rappresentante [in inglese] di un potere “aggressore”. L’emissione del  Tomos darebbe anche legittimità al governo per il sequestro forzato di chiese e monasteri della Chiesa canonica del Metropolita Onufry allo scopo di riassegnarli al corpo scismatico approvato dallo Stato, e tra di essi figurano il Monastero delle Grotte di Kiev ed il Monastero dell’Assunzione di Pocajiv nell’ovest dell’Ucraina, famosi in tutto il mondo e sicuramente tra i principali bersagli.

Da parte loro, i funzionari ucraini affermano che le possibilità di ottenere il Tomos sono praticamente certe [in inglese], ma finora i segnali pubblici del patriarca ecumenico Bartolomeo sono stati contraddittori. Recentemente, è stato annunciato dagli osservatori pro-Mosca che il Patriarca ecumenico avrebbe respinto [in inglese] la richiesta di Poroshenko dopo aver ricevuto una visita dei vescovi della Chiesa ucraina affiliata a Mosca. Altre voci, tuttavia, indicano che Costantinopoli considera ancora una questione aperta se le aree ora parte dell’Ucraina siano state originalmente trasferite definitivamente alla giurisdizione di Mosca per via di un’espressione: “Ortodossia in dialogo” (a cui torneremo di seguito) che sembra [in inglese] tenere in sospeso Mosca.

Vista dai paesi occidentali, dove le questioni ecclesiastiche hanno da tempo cessato di avere conseguenze politiche in termini di vita e morte, la situazione della Chiesa ucraina può sembrare arcaica e persino bizzarra se si considera in particolare che fino a non molto tempo fa questa parte del mondo era sotto un regime strettamente laico. Comunque sia, l’attuale crisi ucraina si inserisce in un fosco disegno di poteri ostili all’Ortodossia in cui si tenta di creare nuovi corpi ecclesiastici subordinati a scopi politici. Il più famoso precedente del genere fu la presunta costituzione [in inglese] di una “Chiesa Ortodossa Croata” nel 1942 sotto il regime genocida Ustascia del dittatore Ante Pavelić, usata come copertura per lo sterminio dei serbi ortodossi nel cosiddetto “Stato indipendente della Croazia”. E poi la cosiddetta [in inglese] “Chiesa del Rinnovamento”, formatasi ai primi tempi della Russia sovietica durante il periodo più sanguinoso della persecuzione anti-religiosa comunista.

La posta in gioco oggi non è solo la pace in Ucraina, dove la violenza esercitata dallo stato per il cambiamento di chiesa rappresenta una vera preoccupazione, ma la pace nell’intero mondo ortodosso. Il prestigio accordato al Patriarca Ecumenico dell’Ortodossia non è minimamente paragonabile a quello del Papa di Roma nella sua confessione. Il Papa viene seguito con grande autorità e rispetto in quanto vescovo dell’ex capitale imperiale e di quella che era la principale città della cristianità nel passato. Dall’altra parte, la comunità della Chiesa di Russia sotto il Patriarcato di Mosca nella maniera in cui è attualmente strutturata (comprensiva dell’Ucraina) costituisce la maggioranza assoluta dei cristiani ortodossi del mondo.

Una mossa incauta potrebbe innescare una grande rottura, non solo in Ucraina ma in tutto il mondo slavo in quanto le chiese ufficiali nazionali sarebbero costrette a schierarsi. Da parte sua, il patriarca Irinej della Chiesa ortodossa serba ha parlato con forza contro le autorità di Kiev e la loro aspirante ad una chiesa autonoma:

Chiunque aiuti gli scismatici ucraini è un nemico non solo della Chiesa russa e del mondo russo, ma degli ortodossi di tutte le nazioni slave e dell’intero mondo ortodosso.

Spostandoci ora dalla sfera strutturale a quella morale, recentemente è apparso negli eccellenti siti web Fort-Russ e Pravmir [entrambi in inglese] un articolo: “ORTODOSSIA, CAPITALISMO E “L’OCCIDENTE“: IL CRISTIANESIMO ORTODOSSO E’ FERMO NEL PASSATO?” a firma di Nathaniel Wood, identificato come studioso di teologia ortodossa e teologia politica e direttore associato [in inglese] del Centro di studi Cristiano-ortodossi dell’Università di Fordham. Il pezzo si apre con un’osservazione ineccepibile che riguarda principalmente questioni economiche:

La teologia politica ortodossa è stata spesso fortemente comunitaria, scettica nei confronti dell’ordinamento razionalista e dipendente dalla benevolenza del governo autocratico. In … Russia, per esempio, l’influente movimento slavofilo del XIX secolo elogiò la comune contadina russa come la massima espressione dei principi sociali ortodossi e ne fece anche una base per il loro modello della Chiesa (la nozione di sobornost’). La società ortodossa ideale degli Slavofili non era solo esplicitamente anticapitalista, arrivando a fondare tutta la proprietà nell’obbligo sociale, ma era critica sulla cultura “razionalista” delle relazioni giuridiche che fondavano l’ordine capitalista occidentale, fino al punto di investire tutta l’autorità politica nell’autocrate per paura che una società basata sul diritto legale fosse antitetica all’Ortodossia.

Nell’affrontare il commento di Wood sull’economia, il professor Jonathan Chaves della George Washington University, osserva come un cristiano ortodosso:

È perfettamente possibile e rispettabile essere un conservatore cristiano e insofferente verso la “plutocrazia”. La plutocrazia è un conglomerato o aggregazione di piccole imprese in vaste multinazionali. Nel 1920 G.K. Chesterton e Hilaire Belloc, entrambi devoti cattolici romani, fondarono un partito di colore, il Partito dei Distributori. Il Distributore ha detto “No” al socialismo, riconoscendo che la proprietà privata è la pietra fondante della libertà; e “No” alla plutocrazia, rendendosi conto che questo portava a vaste entità che aggregavano il potere in loro stesse. Dicendo di “Sì” alla piccola impresa privata. E così dovremmo dire tutti noi. Se questa discussione si svolgesse solo all’interno della Chiesa ortodossa, rimarrebbe una tempesta in un bicchier d’acquas. Cerchiamo di stringere legami con coloro che sono d’accordo sulle questioni specifiche su cui possiamo essere d’accordo.

Fin qui tutto bene. Una cosa è mettere in dubbio che i cristiani ortodossi debbano accettare acriticamente l’ordine globale neoliberale e il suo sistema economico e finanziario corporativista (“capitalismo”). Né la Scrittura, né i Canoni dei Sinodi Ecumenici e Regionali, né i Padri della chiesa avevano molto da dire su questo sistema semplicemente perché non esisteva ai loro tempi. Come del resto, nemmeno il socialismo.

Ma è un’altra cosa ridefinire, con il pretesto degli studiosi, principi morali che precedono di gran lunga l’era moderna e sono centrali nell’antropologia cristiana. Oggi, come sopra menzionato, questi principi sono minacciati in una Europa occidentale e in un Nordamerica sempre più senza Dio. Inoltre, in un modo che ricorda l’assalto bolscevico del XX secolo al cristianesimo (compresa la cosiddetta chiesa “rinnovazionista”), l’Occidente ha fatto dell’aggressione morale contro i paesi socialmente conservatori dell’Europa un tempo comunista un elemento chiave della sua politica estera (vedi il mio [in inglese] “La missione dell’Occidente per salvare il mondo attraverso la degenerazione”).

È chiaro che non l’economia ma una tale ridefinizione della morale cristiana è il vero risultato del saggio di Wood e del programma Fordham che rappresenta. Inoltre, la Russia è l’obiettivo particolare. Quanto segue è tratto [in inglese] dal sito web del Centro di Studi Cristiani Ortodossi della Fordham University (enfasi aggiunta):

Il co-direttore Aristotele Papanikolaou, Ph.D., professore di teologia e presidente dell’Arcivescovato Demetrios in Teologia e cultura ortodossa, ha affermato che la Chiesa ortodossa russa sta cercando di ridefinire il linguaggio dei diritti umani in modo tale da consentirgli di sostenere “valori tradizionali” per l’ultimo decennio. Questa comprensione dei diritti umani non protegge una band come Pussy Riot dal protestare in una chiesa, o un’arte ritenuta blasfema, ed è coerente con le leggi che vietano il matrimonio gay e la “propaganda” omosessuale.       

“Normalmente la gente direbbe che è una violazione dei diritti umani, e alcuni cristiani ortodossi vogliono dire ’No, non lo è’. Abbiamo una nostra particolare interpretazione dei diritti umani, e siamo giustificati nel farlo perché il concetto di diritti umani dell’Occidente è parziale e anti-cristiano“, ha affermato. “Il nostro progetto spera di offrire una comprensione più sfumata della relazione del cristianesimo ortodosso con il linguaggio dei diritti umani rispetto all’opposizione diametralmente proposta da alcuni cristiani ortodossi, specialmente nel contesto post-comunista”.

Papanikolaou ha inoltre osservato che il governo russo usa anche il linguaggio dei diritti umani e la difesa della libertà religiosa per giustificare il suo intervento militare in corso in Siria.

Quindi, “una comprensione più sfumata della relazione del cristianesimo ortodosso con il linguaggio dei diritti umani” non ha problemi con le buffonate blasfeme nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca (ricostruita amorevolmente dopo essere stata fatta saltare in aria dai bolscevichi)? Con “arte” sacrilega (che in Occidente è spesso sovvenzionata con i soldi delle tasse dei credenti)? Con l’indottrinamento di bambini innocenti nella moralità sessuale alternativa (ad esempio [in inglese], in diverse città statunitensi “Drag Queen Story Hour”)? Con il matrimonio non limitato a un uomo e una donna? Con i tagliatori di teste appoggiati dall’Occidente che cercano di uccidere, schiavizzare o sradicare i cristiani della Siria, e gli è stato impedito di farlo principalmente attraverso l’eroico intervento della Russia in quel paese?

Inoltre, come cristiano ortodosso di origine greca, non posso fare a meno di notare più di un soffio di arroganza intellettuale e accademica ellenica nel modo in cui principalmente i conduttori greci del progetto Fordham formulano le loro critiche sulle posizioni della Chiesa russa (allo stesso modo, è importante ricordare che se lo scisma ucraino si diffondesse ulteriormente, le linee di frattura saranno così grandi da dividere completamente ortodossi russi e ortodossi greci, con risultati disastrosi). Piuttosto che il caso della Chiesa russa alla ricerca di “ridefinire il linguaggio dei diritti umani in modo tale da permettere loro di difendere i ‘valori tradizionali’   è chiaro che sono gli accademici Fordham che stanno cercando di ridefinire i valori tradizionali cristiani ortodossi autentici (senza virgolette) come affermato [in inglese] francamente, chiaramente, e fedelmente nel concetto sociale della Chiesa ortodossa russa (il cui collegamento, per dare credito a Wood, ha incluso nel suo post).

Tristemente, il programma Fordham non è il solo nelle avanguardie dell’accademia ortodossa. Un altro tentativo [in inglese], “Ortodossia nel dialogo”, citato [in inglese] prima per quanto riguarda la crisi ucraina, mostra lo stesso ordine del giorno, chiedendo [in inglese] che il clero ortodosso chieda i confini aperti negli Stati Uniti alla pari con l’opposizione all’aborto, essendo [in inglese] ortodossi e “genderqueer”, spiegando [in inglese] i punti più sottili di “intersessualità” rispetto a “transgender” (e criticando [in inglese] gli stimati Metropolita Hierotheos di Nafpaktos e Agiou Vlasiou per aver ignorato gli inestimabili “contributi che le scienze empiriche hanno apportato alla nostra comprensione della varianza sessuale e di genere nella natura umana”), rovinando rispettate voci cristiane ortodosse americane come fratello John Whiteford e Rod Dreher [rntrambi in inglese], e… beh, avete capito.

La cosa forse più tragica è che mentre un numero sempre crescente di cristiani occidentali, cristiani scaduti e non cristiani sono attratti dalla Santa Chiesa ortodossa proprio perché la percepiscono, correttamente, come l’Arca della Salvezza che – con il potente appoggio [in inglese] globale dello stato russo – non cambia rotta con le burrasche e le tempeste di un mondo tempestoso e oscuro, gli studiosi ortodossi revisionisti vorrebbe che noi tagliassimo le nostre vele per abbinare il corso di alcune confessioni occidentali che sono sempre più rese cristiane solo di nome, per questo. È un consiglio che non osiamo ascoltare.

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Articolo di Jim Jatras apparso su The Duran i1 10 luglio 2018
Traduzione in italiano di Pier Luigi S. e Pappagone per SakerItalia

[le note in questo formato sono dei traduttori]

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