“I Quattro Amori” di CS Lewis – ma ce ne saranno anche altri, no?

C.S. Lewis non ha bisogno di presentazioni: è il grande scrittore de Le Cronache di Narnia e de Le Lettere di Berlicche ed un grande apologeta laico del secolo scorso autore di importanti saggi. Molti però non conoscono quello che, in questi tempi, potrebbe essere il suo libro più importante, I quattro amori.

Ecco un articolo che ci farà riflettere sull’appiattimento anche in casa cattolica del concetto di “amore”, ridotto sempre più spesso all’amore romantico e al sesso.

Un articolo di Robert Royal, nella traduzione di Annarosa Rossetto.

I quattro amori (screenshot)


Nota dell’autore dell’articolo: Venerdì è apparso un nuovo libro di interviste a Papa Francesco, in cui si parla anche di omosessualità e del clero. Dice che un responsabile di un seminario francese che gli chiedeva riguardo al problema l’aveva liquidato come un semplice “affetto”. Il papa sembra aver risposto che, no, è qualcosa di più di questo e non ha posto nel sacerdozio. Bisognerà vedere il libro per sapere come valutare questo argomento in modo completo, ma qui c’è una confusione, come in molte questioni di oggi, sulla natura dei nostri amori – e anche sull’eterosessualità e sulll’omosessualità – che cerchiamo di chiarire qui di seguito. Di solito abbiamo ricevuto chiarimenti come questo da fonti cattoliche ufficiali, ma ora – sfortunatamente – sono i canali indipendenti come il nostro (“The Catholic Thing”, ndt) che devono fare questo lavoro.

Probabilmente la più grande scoperta che un Cattolico, giovane o vecchio, possa fare è quanto sia ricca la tradizione della Chiesa, sia in termini di puro pensiero che di saggezza pratica. Se (prendendo spunto dai mass media e dai canali di intrattenimento) pensate che il Cattolicesimo sia solo un guazzabuglio di regole antiquate e terribili scandali, una rapida occhiata ad Agostino e a Tommaso d’Aquino, a Pascal e Newman, a Dante, Michelangelo e Mozart, dovrebbe mettere a tacere queste assurdità.

Sì, ma sappiamo che c’è molto più di tutto questo, qualcuno potrebbe obiettare. Basta guardare ai progressi che sono stati compiuti nella scienza e nella tecnologia, in particolare nella medicina e nella psicologia. Tutta quella roba vecchia andava bene a suo tempo, ma ora ci sono a disposizione molte più conoscenze per aiutarci ad affrontare la condizione umana.

È vero, se si ha mal di denti o un problema cardiaco, è senz’altro preferibile essere curati da un dentista o da un cardiologo moderno rispetto a chiunque altro del passato. Ma, come ci dice la nostra tradizione e ogni ragionamento corretto, in altre questioni bisogna fare distinzioni accurate tra buono e cattivo – e tra il bene e il male – se si vuol capire qualcosa.

Perché nelle questioni davvero importanti non siamo andati avanti, ma tristemente, incurantemente, siamo andati indietro. Prendiamo, come esempio lampante, le domande sull’amore.

Oggi come oggi, se dite la parola “amore” a qualcuno, presupporrà che stiate parlando di amore romantico e sesso, o in alcuni ambienti, di LGBT e di tutto il guazzabuglio psicologico che ci sta dietro. Padre James Martin SJ ha sostenuto, ad esempio, che definire l’attrazione per lo stesso sesso “oggettivamente disordinata” è “inutilmente doloroso. Dire che una delle parti più profonde di una persona – la parte che dà e riceve l’amore – è ‘disordinata’ è di per sé inutilmente crudele”.

Ma la nostra natura sessuale è l’unico posto in cui diamo e riceviamo amore, e il sesso è l’unico o il più profondo tipo di amore? E prevale su tutti gli altri amori perché … beh, perché?

C.S. Lewis non ha bisogno di presentazioni per i cristiani seri. È semplicemente il miglior apologeta laico del secolo scorso. Ma molti che conoscono i suoi grandi libri come Il cristianesimo così come L’abolizione dell’uomo o Le lettere di Berlicche, non hanno familiarità con quello che potrebbe essere un libro ancora più importante in questi tempi, I quattro amori.

I quattro amori di Lewis non sono (quelli) LGBT, è quasi inutile dirlo, perché nelle visioni più antiche della persona umana l’amore erotico o sessuale – anche nelle sue forme devianti – è solo uno dei vari tipi di amore. E mentre il sesso è parte della creazione dell’uomo da parte di Dio (“maschio e femmina li creò“), non siamo stati creati esclusivamente o principalmente per il sesso.

Nessun mero riassunto de I quattro amori può rendergli in pieno giustizia: bisogna leggere Lewis e assorbire la sua attenzione dettagliata e sensibile verso i vari tipi e le varie manifestazioni di amore che noi umani sperimentiamo per vedere quanto sia ricca e complessa l’intera questione.

Ma, a grandi linee, i quattro amori, così come Lewis li descrive, sono:

1) il semplice affetto (storge in Greco), come lo si vede tra conoscenti, colleghi di lavoro e (sostiene Lewis) anche tra animali come i cani e gatti di casa (e per noi non è meno reale visto che anche noi siamo in parte animali);
2) l’amicizia propriamente detta (philia in Greco), che a sua volta assume molte forme, alcune più interessate, altre disinteressate, in cui il bene degli altri è perlomeno parte in causa;
3) l’amore sessuale (eros in Greco), con le sue numerose distinzioni e le necessarie implicazioni morali per la famiglia, i bambini, la comunità, ecc.
4) la carità (agape in Greco), il più puro degli amori, la preoccupazione altruistica per l’altro, compresa l’obbedienza a Dio, assoluta e al di là dei nostri interessi e desideri personali.

Il semplice elencarli mostra quanto sia riduttivo equiparare amore e sesso e – come accade in tanti contesti moderni – presupporre che il sesso prevalga rispetto a tutti gli altri amori. Anche in termini secolari, visti i problemi che l’ eros sfrenato ha prodotto – come testimoniano la maggior parte dei film, romanzi, televisione, canzoni pop moderni – questo è ovviamente e disastrosamente sbagliato.


Lewis ci ricorda che gli amori si mescolano spesso l’uno con l’altro. Una coppia sposata, per esempio, si unisce e ha figli attraverso l’eros, ma di solito col tempo svilupperà anche affetto, amicizia e persino una certa carità reciproca che include i loro doveri verso il Creatore.

È sorprendente che persino personalità cristiane ai più alti livelli in questi giorni sembrano spesso incuranti di tali distinzioni e gerarchie. Il cardinale Christoph Schönborn, ad esempio, ha detto, dopo il Sinodo sulla Famiglia, che conosceva una coppia “gay” a Vienna; quando uno dei due si era ammalato, l’altro gli aveva dimostrato grande cura e sostegno – e che la Chiesa doveva riconoscere il valore di questa cosa.

È vero, in un certo senso, ma anche se questa cura riflette affetto, amicizia e carità, è una cosa che potrebbe ugualmente esistere tra due amici, fratelli o vicini di casa. Non è una scusa, per non dire una giustificazione, per – con buona pace di padre James Martin – una relazione sessuale “oggettivamente disordinata“.

Né è “odio” farlo notare. Crediamo in un Signore che ci ha detto che c’è un modo in cui dobbiamo “odiare” madre, padre, moglie, figli – e anche noi stessi – se vogliamo essere suoi discepoli. Il suo amore metterà in ordine gli altri nostri amori e li farà diventare ancora di più ciò che dovrebbero essere, senza annientarli.

Che un principe della Chiesa altrimenti intelligente (anche se non è certo l’unico) abbia sottinteso che dovremmo in qualche modo guardare oltre una relazione che comporta un peccato mortale per solidarietà (decenza umana, dignità,…?) riflette il tipo di confusione che ultimamente ha deturpato una grande quantità di pensiero – o meglio, di non-pensiero – nella Chiesa.

Lewis ne ha scritto senza questi deliri. Egli ha riconosciuto che i nostri amori, a meno che non siano ordinati all’amore grande e incondizionato per Dio, possono diventare tiranni e talvolta idoli a tutti gli effetti. E la prova di questo è ovunque intorno a noi.

Se vogliamo sistemare gli evidenti problemi nella Chiesa e nel mondo in questo momento storico, è urgente che impariamo a chiamare i nostri amori e l’Amore con i loro nomi corretti.

Fonte: The Catholic Thing

L’articolo “I Quattro Amori” di CS Lewis – ma ce ne saranno anche altri, no? proviene da Il blog di Sabino Paciolla.


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