Gli Stati Uniti hanno minacciato sanzioni per chiunque aiuti a fornire petrolio alla Siria

Martedì il Dipartimento del Tesoro degli  Stati Uniti ha avvertito che chiunque aiuti a fornire petrolio alla Siria subirà sanzioni pesantissime. In sostanza Washington asserisce di aver elementi per sostenere che il petrolio iraniano e russo arriva in Siria sotto sanzione internazionale.

Comunque  la nota del Dipartimento del Tesoro USA così recita:

Questo documento avverte le persone di tutto il mondo sul rischio significativo di sanzioni statunitensi per tutte le parti coinvolte nella fornitura di petrolio alla Siria”, dice la nota. Gli Stati Uniti promettono di includere nell’elenco delle sanzioni società di trasporto, finanziarie, assicurazioni, armatori, gestori e operatori.

Il governo degli Stati Uniti perseguirà aggressivamente con l’obiettivo di inserire nella lista delle sanzioni qualsiasi persona che sosterrà il regime (autorità siriane – ndr), ad esempio, aiutando le esportazioni o le importazioni del governo siriano, comprese le società statali.

La verità è esattamente capovolta. Le sanzioni contro la Siria sono inique perché minano seriamente il diritto alla vita ed alla difesa, in un paese sotto attacco. Le sanzioni sono utilizzate come moderno strumento di pressione politica per favorire proprie agende che nulla hanno a che vedere con i diritti umani,  soventemente usati per giustificare e mascherare davanti all’opinione pubblica, ogni aggressione a stati sovrani.

Inoltre, gli Stati Uniti sono consapevoli che in Siria il petrolio è indispensabile  per portare avanti la guerra di difesa contro formazioni armate terroristiche che hanno occupato intere città . Nello stesso tempo, è altrettanto  indispensabile per  l’impiego civile, ovvero per le finalità direttamente connesse con il sostentamento della popolazione.

La richiesta di Washington infine, ha veramente il sapore della sbeffeggio:  la Siria non avrebbe bisogno del petrolio russo-iraniano se proprio gli Stati Uniti non avessero rubato la preziosa risorsa dei campi petroliferi al nord della Siria la cui attività estrattiva corrisponde al 90% della produzione di greggio nel paese.

Ma niente da fare, a certe considerazioni l’establisment è sordo e  i risvolti ‘umanitari’ si applicano solo quando sono utili per mettere sotto stato di accusa il presidente siriano Assad e il popolo che lo sostiene.

La risposta russa è arrivata lo stesso giorno. Oleg Morozov, membro del comitato internazionale del Consiglio della Federazione, ha dichiarato a RIA Novosti che la Russia continuerà a fornire petrolio alla Siria:

La Russia continuerà a rispettare il suo accordo con Damasco sulla fornitura di petrolio alla Siria, nonostante la pressione degli Stati Uniti.

Morozov ha anche detto che “la sconfitta politica in Siria sembra spingere gli Stati Uniti a tornare all’idea di un cambio di regime a Damasco, quindi la pressione economica attraverso la sovrapposizione delle forniture di petrolio diventa uno strumento della nuova guerra economica con il presidente siriano Bashar Assad e indirettamente con Mosca e Iran” .

Quindi ha aggiunto che “la Russia sta agendo e agirà in modo assolutamente legale“. Ed concluso dicendo: “Abbiamo un accordo con la Siria e, quindi, decidiamo cosa fornire e a chi, questa sarà la nostra risposta, molto più efficace delle contro-sanzioni”.

La valutazione Morozov è sostenuta anche da altri fatti.  Le sanzioni fanno parte di una serie di azioni complesse con cui la sovranità della Siria è sotto tiro. Lo stesso trattamento non è riservato minimamente alla coalizione di terroristi appena perfezionata ad Idlib. Per la coalizione internazionale a guida USA, il pericolo resta solo Assad, più dell’ISIS e di al Qaeda.

La verità è che è in atto da sette anni una guerra per procura contro la Siria. In questo contesto, la base russa di Tartous e l’aeroporto di Khmeimim sono monitorati costantemente dalle forze della Nato e da Israele.

Gli aerei di ricognizione e di guerra elettronica delle forze aeree degli Stati Uniti, di Israele e della NATO continuano a svolgere attivamente la ricognizione delle armi di difesa aerea delle forze armate siriane e gli alleati.

Oggi  sono stati interessati i seguenti velivoli:
Aeromobile di ricognizione elettronica #Gulfstream G550 Nachshon Aitam, l’aviazione israeliana , numero 676, effettua un volo di ricognizione nella parte orientale del Mediterraneo.

Aerei da pattugliamento anti-sottomarino, Boeing P-8A Poseidon, US Navy (LA046), con il numero di coda 169003, è decollato dalla base aerea di Sigonella , ed ha proseguito in volo di ricognizione lungo la costa orientale del Mediterraneo.

Royal Air Force
Bombardier Global Express Sentinel R.1
ZJ692 RRR9985

Royal Air Force
Boeing RC-135 W
ZZ665 RRR9930

Insomma, tutti gli elementi convergono in una direzione: la Siria sta sostenendo una brutale aggressione proprio da chi da anni – mentendo – la addita come ‘regime brutale’. Nella guerra ancora in corso contro lo stato sovrano siriano, si distolgono –  dalla loro normale destinazione  –  ingenti risorse finanziarie per il sostegno dei terroristi.

Mentre avviene tutto questo enorme sperpero di denaro  – utilizzato per avvilire gli uomini e non per sostenerne i bisogni –  ci troviamo anche noi italiani nell’imminenza di ‘punizioni’ da parte di un establishment (che non risponde ormai più a nessuno), per non essere stati abbastanza obbedienti.

Vietato Parlare

 

Frequentemente (e da tempo) vengono rinvenuti nei territori sottratti ai ribelli , ingenti quantità di armi di fabbricazione occidentale, compresi i missili Tow di fabbricazione USA, altra evidenza – se ce ne fosse ancora bisogno – della linea di condotta degli aggressori.

Vietato Parlare

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