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	<description>In tempi di menzogna universale, dire la verità è già un atto rivoluzionario (Georges Orwell) -  vietatoparlare blog web site</description>
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		<title>vietato parlare</title>
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		<title>SIRIA: Intervista al vescovo di Aleppo</title>
		<link>http://www.vietatoparlare.it/2012/05/16/siria-intervista-al-vescovo-di-aleppo-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 18:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: Selvasorg   tratto da http://adelkeren.blogspot.com/2012/01/intervista-12122011-monsignor-antoine.html Si tratta di un subdolo neocolonialismo che si serve dell’appoggio dei media per convincere l’opinione pubblica circa la sua presunta liceità. Così ha risposto monsignor Antoine Audo, vescovo caldeo della città siriana di Aleppo, a un inviato italiano che gli chiedeva se è vero che i cristiani siriani appoggiano il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://3.bp.blogspot.com/-xqsNVF0H31k/TwXYJ3kKmFI/AAAAAAAAC4w/mqWuogyREjY/s1600/vescovo+aleppo.jpg" alt="" width="245" height="320" /></p>
<p>fonte: <a href="http://selvasorg.blogspot.it/2012/01/siria-intervista-al-vescovo-di-aleppo.html">Selvasorg</a>   tratto da <a href="http://adelkeren.blogspot.com/2012/01/intervista-12122011-monsignor-antoine.html">http://adelkeren.blogspot.com/2012/01/intervista-12122011-monsignor-antoine.html</a></p>
<p>Si tratta di un subdolo neocolonialismo che si serve dell’appoggio dei media per convincere l’opinione pubblica circa la sua presunta liceità.<br />
Così ha risposto monsignor Antoine Audo, vescovo caldeo della città siriana di Aleppo, a un inviato italiano che gli chiedeva se è vero che i cristiani siriani appoggiano il regime.</p>
<p>Un concetto ragionevole quello espresso dal presule, che smorza ogni ambiguità e tranello &#8211; frutti della retorica occidentale anti-Assad &#8211; che la domanda del giornalista che l’ha intervistato porta in dote. Come a dire: non ho problemi a rispondervi diversamente da quanto vi aspettereste, poiché qui in Siria la realtà è ben lungi da quanto traspare da voi, in Occidente, dove meccanismi mediatici partigiani filtrano le notizie al fine di rendere giustificato presso l’opinione pubblica l’atteggiamento ostruzionista atlantico all’indirizzo di Assad<br />
e del suo governo. In effetti, per capire cosa sta accadendo in Siria e quello che potrebbe scaturire da uno sconsiderato attacco militare statunitense, è necessario rivolgere l’attenzione altrove rispetto ai media di massa, approfondendo dinamiche politiche, ma prima ancora storiche e religiose, che fanno di questo Paese mediorientale un armonioso mosaico di genti. Mosaico sorretto &#8211; è bene ricordarlo &#8211; dal regime baathista che, come ha detto il vescovo caldeo di Aleppo, si è sempre contraddistinto per tolleranza nei confronti di ogni realtà confessionale presente nel territorio. Deporre un regime &#8211; per giunta al prezzo di un bagno di sangue di proporzioni ad oggi imprevedibili &#8211; che garantisce a un popolo così eterogeneo dal punto di vista religioso simili libertà, significa oltraggiare l’armonia di questo mosaico e sostituirla con il caos e i patimenti delle violenze interconfessionali.</p>
<p>Del resto, nel confinante Iraq c’è uno scenario geopolitico che aleggia nella mente della minoranza religiosa siriana come un inquietante spettro. Già nel 2007, a quattro anni dall’inizio dell’intervento militare americano in Iraq, il direttore della Biblioteque Spirituelle di Aleppo, Pierre Masri, confidava alla stampa europea: “Dai fratelli fuggiti dall’Iraq i cristiani di qui hanno ascoltato storie terribili, un abisso di ferocia che fino a poco tempo fa nessuno avrebbe immaginato. E tutti vedono bene che i fattori all’opera nello scenario iracheno prima della guerra sono presenti anche nell’attuale situazione siriana. Anche qui ci sono sunniti, alawiti, sciiti, curdi. Anche qui ci sono indizi di infezione integralista finora tenuta a bada dagli apparati di sicurezza. Anche qui c’è una leadership politica da sempre nel mirino degli Stati Uniti”.</p>
<p>Non devono stupire le parole di Pierre Masri, perché la Siria, dalla cacciata degli ottomani in poi, garantisce accoglienza ai cristiani perseguitati in altri Stati della regione mediorientale. Già nel lontano 1915 la Siria operò da rifugio per gli armeni che fuggivano dal genocidio perpetrato loro dai Giovani Turchi in Anatolia, di nuovo negli anni ’30 a trovar riparo in Siria furono i cristiani assiri dell’Iraq, perseguitati dal loro Stato appena resosi indipendente dal protettorato britannico. La natura laica della Siria si rafforzò nel 1970, quando sulle ali di un entusiasmo panarabo secolarizzante prese il potere il generale Hafez el-Assad, leader del partito socialista e nazionale Baath. La politica che il nuovo regime adottò fu sin da subito basata sulla lotta ad ogni discriminazione religiosa, in nome di un’esaltazione dell’identità siriano-araba come criterio fondante dell’unità nazionale. In questo senso è utile rammentare che la Costituzione della Siria &#8211; unica tra quelle dei Paesi arabi &#8211; non definisce l’islam religione di Stato.</p>
<p>Con la successione al potere di Bashar, figlio di Hafez el-Assad, la situazione non è mutata: i cristiani siriani non conoscono restrizioni ai loro culti (Messe, processioni, pellegrinaggi) e neanche alle loro attività (scuole, catechismi, convegni, colonie estive, associazionismi giovanili), inoltre le solennità cristiane di Natale e Pasqua &#8211; sia cattolica che ortodossa &#8211; sono giorni festivi per tutto il Paese. Lo Stato consente alla chiesa di essere esentata dal pagamento dei servizi pubblici, addirittura i materiali per il restauro degli edifici religiosi vengono forniti a prezzo di costo (cose da mandare ai matti i radicali e tutto lo stuolo anti-clericale che gli va dietro qui in Italia).</p>
<p>Paradossale che possa venir insidiato in nome dei “diritti umani” un tale contesto di ordine e tolleranza, dove le culture si incontrano e danno vita ad un affascinante caleidoscopio religioso. Oltremodo curioso che proprio gli alfieri dei “valori occidentali”, gli Stati Uniti, abbiano iscritto &#8211; già dai tempi di George W. Bush &#8211; il regime di Damasco (come abbiamo visto un rifugio sicuro per tutti i cristiani dell’area mediorientale) nel cosiddetto “asse del male”. La Siria, già oggi lacerata da violenze fomentate da agenti stranieri in veste di provocatori, dopo un futuro attacco americano si trasformerebbe in una polveriera interconfessionale difficilmente disinnescabile, come il vicino Iraq e come &#8211; recenti fatti purtroppo insegnano &#8211; quei Paesi reduci dalla “primavera araba”.</p>
<p>Evidentemente, dietro la patina mediatica delle “operazioni umanitarie” cova quell’antica brama egemonica occidentale che si alimenta mediante il sempreverde sistema del divide et impera. Il cinico obiettivo di Stati Uniti ed alleati sembra proprio essere quello di destabilizzare la regione araba fomentando scontri intestini tali da creare vuoti di potere da dover occupare. Si tratta nient’altro che di un subdolo neocolonialismo che si serve dell’appoggio dei media per convincere l’opinione pubblica circa la sua presunta liceità. La Siria, con l’importante componente cristiana della cui sicurezza non interessa nulla ai paladini dei “valori occidentali”, è solo un tassello di questo scacchiere. “Se dobbiamo scegliere tra la democrazia e la vita, scegliamo la vita”. Anno Domini 2007, Pierre Masri dixit.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Siria: alla fine non resterà più nulla da spartire</title>
		<link>http://www.vietatoparlare.it/2012/05/15/siria-alla-fine-restera-piu-nulla-da-spartire/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 22:29:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; DAMASCO &#8211; Uomini armati hanno assassinato lo sceicco Abbas al-Laham, imam della moschea Ruqayya di Damasco, stando a quanto riferito da fonti locali citate dall&#8217;IRIB. Gli aggressori hanno sparato contro al-Laham mentre si stava dirigendo verso casa sua. La vittime era una delle figure religiose di spicco del paese. L&#8217;assassinio di Al-Laham avviene un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16445" class="wp-caption alignleft" style="width: 660px"><a href="http://www.vietatoparlare.it/wp-content/uploads/2012/05/gholami20120515130220700.jpg"><img class="size-full wp-image-16445" title="gholami20120515130220700" src="http://www.vietatoparlare.it/wp-content/uploads/2012/05/gholami20120515130220700.jpg" alt="" width="650" height="365" /></a><p class="wp-caption-text">un combattente per la libertà ad Homs: la libertà di imporre il proprio dictat. L&#39;uomo imbraccia un lanciarazzi RPG capace di uccidere gli occupanti di un carro armato e dall&#39;effetto devastante.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>DAMASCO &#8211; Uomini armati hanno assassinato lo sceicco Abbas al-Laham, imam della moschea Ruqayya di Damasco, stando a quanto riferito da fonti locali citate dall&#8217;IRIB.</p>
<p>Gli aggressori hanno sparato contro al-Laham mentre si stava dirigendo verso casa sua. La vittime era una delle figure religiose di spicco del paese. L&#8217;assassinio di Al-Laham avviene un giorno dopo che il capo della missione Onu ha definito &#8220;calma&#8221; la situazione in Siria</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p>Stati Uniti e Arabia Saudita hanno messo a punto un nuovo piano per distruggere la Siria, dal momento che non sono riusciti a raggiungere l&#8217;obiettivo con i disordini nel paese stimolati nell&#8217;arco dell&#8217;ultimo anno.<br />
Il piano avrebbe due obiettivi: dimostrare che la pace non potrà realizzarsi in Siria senza il consenso degli Stati Uniti e sfiaccare i sostenitori del governo siriano nel loro sostegno all&#8217;attuale amministrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le elezioni ignorate dagli &#8216;amici della Siria&#8217; (che l&#8217;hanno occupata in armi).</title>
		<link>http://www.vietatoparlare.it/2012/05/15/le-elezioni-ignorate-dagli-amici-della-siria-che-lhanno-occupata-armi/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 22:12:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[Giacchè da noi, paese di grande libertà,  di ogni notizia positiva che accade in SIRIA è proibito parlarne, è un buon motivo per riportare almeno una. I risultati delle elezioni siriane, le prime elezioni pluripartitiche. Di seguito gli eletti nelle varie provincie. Si nota che sono stati eletti anche cristiani e che viene eletta anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.mecn.org/wp-content/uploads/2012/05/SyrianHigherCommitteeforElections.jpg" alt="" width="265" height="253" />Giacchè da noi, paese di grande libertà,  di ogni notizia positiva che accade in SIRIA è proibito parlarne, è un buon motivo per riportare almeno una. I risultati delle elezioni siriane, le prime elezioni pluripartitiche. Di seguito gli eletti nelle varie provincie. Si nota che sono stati eletti anche cristiani e che viene eletta anche gente comune, gli agricoltori, cittadini appartenenti ad ogni settore proporzionalmente al suo numerico. Da chiunque si può imparare qualcosa, ma le cose semplici sembrano non trovare patria da queste parti:</p>
<p><strong><strong>Annunciati i </strong>risultati delle elezioni parlamentari siriane<br />
</strong></p>
<p>Damasco, Siria (<a href="http://www.mecn.org/2012/05/syrian-parliamentary-election-results-published/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+Mecnorg+%28MECN.org%29">MECN</a>) &#8211; I risultati delle elezioni parlamentari nazionali della Siria, tenutasi il 7 maggio 2012, sono stati annunciati. Secondo i media ufficiali di Stato, il Comitato superiore per le elezioni ha annunciato i risultati delle elezioni dell&#8217;Assemblea del Popolo per il primo termine legislativo ai sensi della nuova costituzione. L&#8217;affluenza alle urne è stata costituita da una maggioranza semplice, democratica, con il 51,26% degli elettori che hanno partecipato alle elezioni.</p>
<p>Su un totale di 250 posti, più della metà (132 posti) sono stati riservati agli agricoltori e semplici lavoratori, mentre i seggi restanti sono stati assegnati a tutti  i settori produttivi rimanenti (118 posti). Sono state elette 30 donne , che rappresentano solo il 12% del parlamento totale, mentre le donne rappresentano poco più del 50% della popolazione. Una tabulazione non ufficiale rivela che solo circa una dozzina di cristiani sono stati eletti al parlamento, che rappresenta il 5% del numero di posti disponibili, anche se i cristiani sono il 10% della popolazione, che può essere in parte attribuito alla dispersione geografica dei cristiani in tutte le province siriane.<br />
<span id="more-16436"></span></p>
<p>Le seguenti persone sono stati elette, suddivise per provincia e settore elettorale (operai e contadini sono del settore A, mentre tutti gli altri settori sono del settore B), in cui sono riservati 50% dei posti per i lavoratori e contadini:</p>
<p><strong>Damascus</strong><br />
<em><strong>Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Mohammad Ammar Saati</li>
<li>Mohammad Izzat Arabi Katibi</li>
<li>Majida Ktait</li>
<li>Mona Sukkar</li>
<li>Atef al-Zaibaq</li>
<li>Wafaa Khalifa</li>
<li>Jamal Kadiri</li>
<li>Omar Ousi</li>
<li>Sharif Shahada</li>
<li>Mohammad Akram al-Ajlani</li>
</ol>
<p><em><strong>Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Khaled Abboud</li>
<li>Khalil Mishhadyyah</li>
<li>Hnain Nimr</li>
<li>Fayez al-Sayegh</li>
<li>Ammar Bakdash</li>
<li>Nader Bayra</li>
<li>Hazar al-Diqr</li>
<li>Yousef Asaad</li>
<li>Najmeddin Shamdin</li>
<li>Mohammad Subhi Abu al-Shamat</li>
<li>Mohammad Jihad al-Lahham</li>
<li>Mohammad Amer Qabbani</li>
<li>Mohammad Hamsho</li>
<li>Qadri Jameel</li>
<li>Ahmad Nour Eddin Shlash</li>
<li>Ahmad Kizbari</li>
<li>Samer al-Dibs</li>
<li>Maria Sa’adeh</li>
<li>Wael al-Ghabra</li>
</ol>
<p><strong>Damascus Countryside</strong><br />
<strong><em> Sector (A)</em></strong></p>
<ol>
<li>George Mtanious Nakhleh</li>
<li>Nabil Deeb Darwish</li>
<li>Mosaab al-Halabi</li>
<li>Georgina Yousef Rizq</li>
<li>Mohammad Bikhait</li>
<li>Nazih Rashed Abboud</li>
<li>Raja’ al-Na’al</li>
<li>Kamal Mustafa Aqsimi</li>
<li>Ali al-Sheikh</li>
<li>Mohammad Kheer Jasem al-Nader</li>
</ol>
<p><strong><em>Sector (B)</em></strong></p>
<ol>
<li>Khalil Ahmad Khaled</li>
<li>Adbul-Aziz Mohammad Areeda</li>
<li>Mohammad Ahmad Abdul-Nabi</li>
<li>Mustafa Laila</li>
<li>Ziad Shaaban Sukari</li>
<li>Mustafa Hammoud</li>
<li>Mohammad Shahada al-Said</li>
<li>Khaled Mohammad Karbouj</li>
<li>Mohammad Diab</li>
</ol>
<p><strong>Homs Province</strong></p>
<p><em><strong>Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Iyad Ibrahim Suleiman</li>
<li>Jamal Ahmad Raba’</li>
<li>Shaaban Abdo al-Hassan</li>
<li>Ra’ef Abdullah Ali</li>
<li>Fadia Yousef Deeb</li>
<li>Omyma Suleiman Khaddour</li>
<li>Saji Younis Tima</li>
<li>Sanaa Nima Abu Zaid</li>
<li>Meshaal Mohammad al-Hammoud</li>
<li>Zuhair Ahmad Tarraf</li>
<li>Mohammad Deeb</li>
<li>Mohammad al-Khalid al-Yousef</li>
</ol>
<p><em><strong>Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Ilyas Mtanious Shaheen</li>
<li>Ibrahim Mustafa al-Mahmoud</li>
<li>Mohammad Abdul-Aziz al-Shami</li>
<li>Nadia Mohammad Adeeb Kaseebi</li>
<li>Abdul-Aziz Tarrad al-Milhem</li>
<li>Abdul-Qader Mohammad al-Ja’our</li>
<li>Abdul-Mouti Mohammad Mashlab</li>
<li>Maher Abdul-Qader al-Jajeh</li>
<li>Wael Ahmad Milhem</li>
<li>Badee’ Burhan al-Droubi</li>
<li>Abdo Abbas al-Najeeb</li>
<li>Mohammad Zuhair Abdul-Latif Ghannoum</li>
</ol>
<p><strong> Hama Province</strong><br />
<em><strong>  Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Ghada Mohammad Ibrahim</li>
<li>Nawras Mustafa al-Amir Mirza</li>
<li>Hamed Ali Ibrahim</li>
<li>Abdul-Kareem Ahmad al-Sabsabi</li>
<li>Abdul-Rahman Yousef Azkahi</li>
<li>Nizar Ismael Mousa</li>
<li>Bilal Hassan Deeb</li>
<li>Maher Mahfouz Qaorma</li>
<li>Mohammad Diab al-Ghadda</li>
<li>Ali Ismael al-Sheikh Haydar</li>
<li>Yasser Mustafa al-Bakeer</li>
<li>Basem Ali Ibrahim</li>
<li>Ali Fares Ristum</li>
</ol>
<p><em><strong>Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Mihsen Mahmoud Ghazi</li>
<li>Bashar Abdul-Qader Jnaid</li>
<li>Salam Abdul-Qader Sinqur</li>
<li>Ayman Mohammad Malandi</li>
<li>Mahmoud Abdul-Hameed Jukhadar</li>
<li>Mohammad Wael Bashar Ajneed</li>
<li>Akram Awad Khalil</li>
<li>Akram Adnan Hawash</li>
<li>Warees Fayyad al-Younis</li>
</ol>
<p><strong>Aleppo </strong><br />
<em><strong>  Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Mohammad Bahaa Badinjki</li>
<li>Najlaa Mohammad Waleed Hafez</li>
<li>Iman Omar Bablli</li>
<li>Kifah Saad Eddin Lababidi</li>
<li>Mohammad Abbas Turkmani</li>
<li>Maher Mohammad Khayyata</li>
<li>Mohammad Anas al-Shami</li>
</ol>
<p><em><strong> Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Abdul-Minim Khalil al-Sawwa</li>
<li>Abdullah Ahmad Qayrouz</li>
<li>Fayssal Abdul-Qader Azzouz</li>
<li>Omar Mustafa Hallaq</li>
<li>Suhail Nafi’ Farah</li>
<li>Jamal Mohammad Eid Hassani</li>
<li>Mohammad Marwan Ilabi</li>
<li>Al-Hassan Mohammad Shaaban Berri</li>
<li>Maher Abdul-Hafeez Hajjar</li>
<li>Bishr Riad Waleeb Yazaji</li>
<li>Bitrus Yousef Murjana</li>
<li>Ahmad Mustafa Jraikh</li>
<li>Mohammad Ahmad Sahreej</li>
</ol>
<p><strong>Aleppo Countryside</strong><br />
<em><strong>  Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Ali al-Abd al-Sattouf</li>
<li>Hassan Kamal Khallilo</li>
<li>Ali Mohammad al-Bish</li>
<li>Eid Khalil al-Khalawi</li>
<li>Ahmad Saleh Ibrahim</li>
<li>Hussein Ahmad Hassoun</li>
<li>Abdullah Ameen al-Hamad</li>
<li>Hussein Jasem Hamad</li>
<li>Ma’en Mohammad Assaf</li>
<li>Mer’i Hassoun al-Tima</li>
<li>Mustafa Ahmad al-Jader</li>
<li>Qasim Mohammad Hassan</li>
<li>Mohammad Khair al-Mashi</li>
<li>Fehmi Mohammad Hassan</li>
<li>Akl Hamadeen al-Ibrahim</li>
<li>Abdullah Ibrahim Shlash</li>
<li>Jamal Eddin Abdo</li>
</ol>
<p><em><strong> Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Alyaa Ahmad Waleed Qabbani</li>
<li>Shams Eddin al-Shaddad</li>
<li>Ikhlas Ahmad Badwi</li>
<li>Shaheen Naasan Naasan</li>
<li>Abdullah Sallome Abdullah</li>
<li>Ibrahim al-Haj Mohammad</li>
<li>Mustafa Ammar koush</li>
<li>Mohammad Adnan Arbo</li>
<li>Mohammad Fadi al-Qaraan</li>
<li>Omar Mahmoud al-Hamdo</li>
<li>Ismael al-Hassan al-Rabee’</li>
<li>Mohammad Saleh al-Mashi</li>
<li>Mujeeb al-Rahamn al-Dandan</li>
<li>Ahmad al-Ali al-Hamra</li>
<li>Nassr al-Haj Jnaid</li>
</ol>
<p><strong> Idleb Province</strong><br />
<em><strong>Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Nahed Ali al-Moallem</li>
<li>Subhi Ahmad Ibrahim al-Abdullah</li>
<li>Ahmad Deeb Qabbani</li>
<li>Ahmad Mohammad al-Faraj</li>
<li>Fatima Mohammad Basheer Khamees</li>
<li>Ghassan Ahmad Lutfi al-Qanatiri</li>
<li>Zakwan Mohammad Haseeb Assi</li>
<li>Ahmad Mohammad al-Mubarak</li>
<li>Abdo Mohammad Allo</li>
<li>Fayssal Mohammad Mahmoud</li>
<li>Ahmad al-Hassan al-Hilal</li>
<li>Mohammad Mutee’ Moayad</li>
</ol>
<p><em><strong>Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Abdul-Wahed Mohammad Razzouk</li>
<li>Safwan Mohammad Qurabi</li>
<li>Abdul-Razzaq Abdul-Rahman al-Qutaini</li>
<li>Mohammad Hussein al-Hussein</li>
<li>Mohammad Riad Hasri</li>
<li>Sawsan Sayyed Wahbeh</li>
</ol>
<p>Lattakia Province<br />
<em><strong> Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Ammar Badee’ al-Assad</li>
<li>Wafaa Said Moalla</li>
<li>Nadeem Ahmad Mansoura</li>
<li>Sameer Ibrahim al-Khateeb</li>
<li>Saadallah Mohammad Nour Safita</li>
<li>Mohammad Abdullah Ajeel</li>
<li>Fayhaa Ali Tarifa</li>
<li>Fawaz Bahjat Nassour</li>
<li>Badee’ Ali Sakkour</li>
</ol>
<p><em><strong>Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Maysaa Mohammad Saleh</li>
<li>Nabhan Hassan Issa</li>
<li>Mohammad Hassan Bilal</li>
<li>Ayham Najdat Jrykous</li>
<li>Ali Jameel Mohammad</li>
<li>Kamel Said Zantout</li>
<li>Iskander Jirjous Jrada</li>
<li>Ali Bassam Makhlouf</li>
</ol>
<p><strong> Tartous Province</strong><br />
<em><strong>  Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Sameer Mohammad Juhara</li>
<li>Sabah Mahmoud Ahmad</li>
<li>Maha Hassan al-Omar</li>
<li>Mohammad Abbdullah Wahhoud</li>
<li>Basel Salman Issa</li>
<li>Suhail Salam Khidr</li>
</ol>
<p><em><strong> Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Issam Ali Khalil</li>
<li>Rami Mohammad Saleh</li>
<li>Toni Aziz Hanna</li>
<li>Yousef Mohammad Asaad</li>
<li>Ali Yousef Naddah</li>
<li>Mahmoud Ali Bilal Bilal</li>
<li>Khidr Mohammad Hussein</li>
</ol>
<p><strong>Raqqa Province</strong><br />
<em><strong> Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Maha Mohammad al-Ojaili</li>
<li>Khidr Mousa al-Saleh</li>
<li>Abdul-Hakeem Hassoun al-Mousa</li>
<li>Khalil Ibrahim al-Qasha</li>
</ol>
<p><em><strong>Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Ahmad Matar al-Humaidi</li>
<li>Abdul-Aziz Issa al-Issa</li>
<li>Qasem Mohammad al-Matar</li>
<li>Immad Khalaf Haji Mohammad</li>
</ol>
<p><strong> Deir Ezzor Province</strong><br />
<em><strong> Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Turki Mahmoud al-Zayed al-Mustafa</li>
<li>Burhan Abdul-Jabbar al-Abd al-Wahab</li>
<li>Ibtisam Mohammad Said al-Dibs</li>
<li>Abdul-Salam Mohammad Rashed al-Dahmoush</li>
<li>Ma’en Subhi al-Abboud</li>
<li>Muhanna Fayssal Sheikh Fayyad al-Nasser</li>
<li>Najm Abdullah al-Abdullah</li>
<li>Jasem Mohammad al-Badr</li>
</ol>
<p><em><strong>Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Mejhim Jabreen Ibrahim al-Saho</li>
<li>Asaad Hamada al-Mohammad</li>
<li>Bandar Mohammad al-Daif</li>
<li>Dar’ Maizar al-Dandal</li>
<li>Riad Othman al-Abdullah</li>
<li>Riad Bandar al-Issa</li>
</ol>
<p><strong> Hasaka Province</strong><br />
<em><strong> Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Hamad Ibrahim al-Jasem</li>
<li>Abboud Issa al-Shawwakh</li>
<li>Sattam Jadaan al-Dandah</li>
<li>Adnan Mohammad Suleiman</li>
<li>Said Dawood Ilya</li>
<li>Hammad Abboud al-Saud</li>
<li>Catherine Michel Deeb</li>
<li>Alaa Eddin Hamad al-Hamad</li>
</ol>
<p><em><strong>Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Khaled Satam al-Atyyah</li>
<li>Hamouda Yousef Sabbagh</li>
<li>Abdul-Rahman Yousef Issa</li>
<li>Hussein Jasem al-Mohammad</li>
<li>Mohammad Abdul-Razzaq al-Ta’i</li>
<li>Mohammad Hilo al-Hilo</li>
</ol>
<p><strong> Daraa Province</strong><br />
<em><strong> Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Wafaa Yousef al-Ouda</li>
<li>Waleed Mohammad al-Saleh</li>
<li>Mahmoud Khalil al-Hariri</li>
<li>Waleed Mohammad al-Zoubi</li>
<li>Tayseer Irsan al-Jaghini</li>
</ol>
<p><em><strong>Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Fawaz Hussein al-Shara</li>
<li>Nedal Adnan al-Fitaih</li>
<li>Shukryyeh Mohammad Amen Mahameed</li>
<li>Fayssal Shaker al-Khouri</li>
<li>Mohammad Ali al-Khibbi</li>
</ol>
<p><strong>Sweida Province</strong><br />
<em><strong> Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Arkan Salman al-Shoufi</li>
<li>Shamikh Salem Salha</li>
<li>Hammoud Ali Khair</li>
<li>Yahya Nawaf Amer</li>
</ol>
<p><em><strong>Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Waleed Fadel Abu Asli</li>
<li>Arkan Ajjwad Nassr</li>
</ol>
<p><strong>Quneitra Province</strong><br />
<em><strong> Sector (A)</strong></em></p>
<ol>
<li>Hanaa Auad al-Sayyed</li>
<li>Mahi Eddin Ahmad Ibrahim</li>
<li>Rifaat Yousef Hussein</li>
</ol>
<p><em><strong>Sector (B)</strong></em></p>
<ol>
<li>Sheikh Saleh Shaher al-Tahhan al-Nuimi</li>
<li>Tarek Zaid al-Affash</li>
</ol>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>SULLE ELEZIONI IN SIRIA DEL 7 MAGGIO 2012</title>
		<link>http://www.vietatoparlare.it/2012/05/15/sulle-elezioni-siria-del-7-maggio-2012/</link>
		<comments>http://www.vietatoparlare.it/2012/05/15/sulle-elezioni-siria-del-7-maggio-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 20:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: comedonchisciotte DI PAOLO SENSINI Riceviamo e volentieri pubblichiamo un breve articolo sugli sviluppi delle elezioni politiche siriane, di cui i media occidentali non hanno riferito assolutamente nulla. Le elezioni del 7 maggio volevano essere un tentativo di pacificazione per la Siria, ma il disinteresse e il silenzio del circo mediatico internazionale ne hanno definito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>fonte: <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=10294">comedonchisciotte</a> DI PAOLO SENSINI</p>
<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo un breve articolo sugli sviluppi delle elezioni politiche siriane, di cui i media occidentali non hanno riferito assolutamente nulla.</em></p>
<p>Le elezioni del 7 maggio volevano essere un tentativo di pacificazione per la Siria, ma il disinteresse e il silenzio del circo mediatico internazionale ne hanno definito la cornice, cercando in qualsiasi maniera di squalificarne e vanificarne ogni sforzo propositivo. Insomma, un déjà vu al quale si è già assistito molte volte.<br />
Eppure nel paese erano presenti da giorni ispettori dell’ONU (al momento delle elezioni ne erano presenti circa settanta, mentre l’attesa è di trecento osservatori complessivi entro la fine di maggio), che avrebbero potuto svolgere un ruolo non marginale a latere delle sedi elettorali.</p>
<p>Avviata il 15 aprile dopo l’approvazione all’unanimità del Consiglio di sicurezza della risoluzione 2042, la missione ONU ha seguito di poco il piano in sei punti di Kofi Annan e della Lega Araba.</p>
<p>Il 21 aprile è stata votata la risoluzione 2043: il Consiglio dell’ONU “stabilisce, per un periodo iniziale di novanta giorni, una missione di supervisione, denominata ‘UNSMIS’, inerente la rapida disposizione di circa trecento osservatori non armati, supportati da componenti civili e sistemi di trasporto aereo, finalizzati a monitorare la riduzione degli scontri a fuoco in tutte le loro forme e da parte di tutte le forze in campo”.</p>
<p>Un totale di 7.195 candidati (di cui 710 donne) per 250 poltrone in Parlamento: questa la posta in gioco per le prime elezioni multipartitiche nella storia recente del paese.</p>
<p>La mattina delle elezioni, per chi si trovava a Damasco come il sottoscritto e ha quindi potuto seguire da vicino lo svolgimento della consultazione, vi era grande fermento intorno ai seggi elettorali. Segno che l’evento era sentito come importante e, per molti versi, foriero di aspettative positive per il futuro del paese. Dovunque si vedevano sciamare sulle strade della capitale giovani muniti di pettorine elettorali che distribuivano febbrilmente prospetti informativi sui candidati dei vari partiti in lizza. Lo stesso movimento di folla l’ho potuto riscontrare di persona anche all’interno di un edificio adibito a seggio posto sulla piazza di Bab Thuma, una zona di snodo assai importante per la città, dove un flusso ininterrotto di persone si accalcava per poter apporre la propria croce sul simbolo prescelto. Per scongiurare eventuali brogli elettorali, ad ogni votante veniva inoltre chiesto di lasciare un’impronta dell’indice intriso di inchiostro rosso.</p>
<p>Il risultato, dopo lo spoglio dei voti, è stato il seguente: il Ba‘th, partito al potere da mezzo secolo in Siria, ha vinto le elezioni legislative. In attesa dei risultati ufficiali e dei dati precisi sull’affluenza alle urne, la stampa siriana ha diffuso i parziali dello scrutinio concluso nei principali distretti del Paese. Secondo il quotidiano “al Watan”, il Ba‘th, che guida il Fronte dell’Unità nazionale (جبهة الحدة الوطنية), versione elettorale del Fronte nazionale progressista (FNP), ha riportato “una vittoria schiacciante&#8217;” non solo a Damasco, ma anche a Daraa e Idlib, roccaforti delle proteste anti-regime.</p>
<p><span id="more-16432"></span></p>
<p>I partiti di “opposizione”, raggruppati nel Fronte del cambiamento e della liberazione (جبهة التغيير والتحرير), hanno ottenuto l’elezione nel distretto di Damasco solo del loro leader, “l’oppositore” Qadri Jamil, segretario generale del neonato partito della Volontà nazionale (الإدارة الوطنية). Nella regione costiera di Tartus, i candidati del B‘ath hanno stravinto accanto a “qualche indipendente”. Analogamente nella regione meridionale di Suwayda, a maggioranza drusa, l’affluenza è stata del 58 per cento e anche qui il B‘ath ha stravinto, con alcuni indipendenti eletti.</p>
<p>Nella regione frontaliera di Qunaytra (quel che rimane del Golan siriano), su cinque seggi quattro sono andati al Fronte dell’Unità nazionale guidato dal B‘ath e uno a un indipendente. Stessi risultati nella regione meridionale di Daraa e in quella nord-occidentale di Idlib. Il Syrian National Council (SNC), l’organismo geneticamente modificato guidato dall’estero da Burhan Ghalioun e chiamato spregiativamente dai siriani “Consiglio di Istambul”, ha boicottato le elezioni bollando come “falsa” l’apertura a nuove forze politiche: i nuovi gruppi partitici (nove in totale), affermano dal SNC, “sono costrutti artificiosi del governo, con candidati sconosciuti”.</p>
<p>Anche per l’ONU, cui tuttavia non spetterebbe pronunciarsi sulle scelte politiche e istituzionali interne a un paese, “le elezioni non rientrano nella logica di un dialogo politico globale e inclusivo che permetta un futuro democratico per la Siria”. Questo il clima “preparatorio” che aleggiava sulle consultazioni elettorali siriane.</p>
<p>A urne chiuse, mercoledì 9 maggio, un ordigno è stato fatto esplodere vicino alla città di Daraa, pochi istanti dopo il passaggio del convoglio ONU, ove sedeva anche il capo della missione, il generale norvegese Robert Mood. Ma era solo un piccolo assaggio di quello che sarebbe successo di lì a poche ore. Il giorno seguente, infatti, sulla trafficata tangenziale a due corsie che conduce verso l’aeroporto di Damasco, su cui si affaccia il quartiere popolare di Al Qazzaz, zona solitamente affollata in quelle ore da impiegati diretti al lavoro e da studenti, un duplice attentato ha sconvolto la città come mai era successo in precedenza. È stato il più devastante atto terroristico compiuto da kamikaze da quando si è aperta la crisi in Siria, che è costato la vita a 60 persone e quasi 400 feriti, di cui molti gravissimi.</p>
<p>I media internazionale, più zelanti che mai, hanno subito insinuato il dubbio che l’attentato, non essendo stato nel frattempo rivendicato da nessuna organizzazione, potesse essere opera dello stesso regime per far ricadere la colpa sugli oppositori interni ed esterni. Un’accusa neppure troppo velata al governo e agli apparati di sicurezza siriani di aver organizzato il massacro dei suoi stessi cittadini, accusa naturalmente mai neppure presa in esame nel caso di atti terroristici in altri paesi, pena l’infamante onta di “complottismo”. “Cosa sarebbe successo se invece che a Damasco, in Siria, un attentato del genere si fosse verificato a Tel Aviv o Gerusalemme?”, ha chiesto polemicamente alla comunità internazionale il patriarca greco-cattolico (melchita) Gregorios III Laham.</p>
<p>Domanda più che legittima e sensata, ma che purtroppo non otterrà risposta alcuna. L’unico risultato tangibile di questo efferato gesto terroristico, è quello di aver definitivamente fatto calare un silenzio tombale sui risultati delle elezioni del 7 maggio, concentrando da qui in avanti tutta l’attenzione internazionale sulla “insostenibile situazione nel regime di Bashar al Assad” e sugli atti presenti e futuri della “Comunità internazionale”.</p>
<p>A fine aprile la nave Lutfullah II, registrata in Sierra Leone, è stata fermata nel porto libanese di Salaata, nei pressi di Beirut: trasportava svariati container con armi da fuoco leggere e pesanti destinate ai “ribelli” siriani.</p>
<p>Partita dalla Libia, la Lutfullah II si è fermata ad Alessandria d’Egitto per ripartire alla volta di Tripoli (Libano settentrionale), snodo cruciale per i mercenari al soldo di Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Israele e paesi Nato.</p>
<p>Com’è noto, infatti, le potenze occidentali e i paesi del Golfo hanno offerto supporto economico ai “ribelli”, finanziando con cento milioni di dollari le azioni terroristiche volte a rovesciare il regime siriano. Non ci sarebbe dunque nulla da stupirsi di cargo colmi di armamenti, se non fosse per il “piano Annan” e le risoluzioni ONU che auspicano la “fine degli scontri”.</p>
<p>Ma la Siria non è la Libia, e la partita è ben lungi dall’essersi conclusa così come auspicavano la NATO e suoi vassalli mediorientali. <em>Allah, Suriya, Bashar wa bass!</em></p>
<p>Paolo Sensini<br />
14.05.2012</p>
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		<title>Stragi in Siria: la condanna del Papa. Il commento del nunzio a Damasco</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 20:55:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Papa, insieme a tutta la comunità cattolica, esprime “una ferma condanna e la commossa vicinanza” alle famiglie delle vittime dei “tragici attentati&#8221; che giovedì &#8220;hanno insanguinato le strade di Damasco”. Lo riferisce il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. “Questi attentati – sottolinea il portavoce vaticano &#8211; dovrebbero spingere tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Papa, insieme a tutta la comunità cattolica, esprime “una ferma condanna e la commossa vicinanza” alle famiglie delle vittime dei “tragici attentati&#8221; che giovedì &#8220;hanno insanguinato le strade di Damasco”. Lo riferisce il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. “Questi attentati – sottolinea il portavoce vaticano &#8211; dovrebbero spingere tutti ad operare una svolta per un rafforzato impegno nel dare attuazione al Piano Annan, che è stato accettato dalle parti in conflitto. Gli attentati attestano inoltre che la situazione in Siria richiede un impegno congiunto e deciso da parte di tutta la comunità internazionale perché si ponga in atto quel Piano e al più presto siano inviati altri Osservatori. È sempre più attuale – conclude padre Lombardi &#8211; l’appello formulato dal Santo Padre il giorno di Pasqua: Occorre intraprendere senza indugio la via del rispetto, del dialogo e della riconciliazione”.  (&#8230;) <strong>Adriana Masotti</strong> ha sentito il nunzio apostolico a Damasco, <strong>mons. Mario Zenari</strong>:<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://212.77.9.15/audio/ra/00315426.RM"><img src="http://www.radiovaticana.org/img_common/ra_icon.gif" alt="RealAudio" border="0" /></a><a href="http://212.77.9.15/audiomp3/00315426.MP3"><img src="http://www.radiovaticana.org/img_common/mp3_icon.gif" alt="MP3" border="0" /></a> </span></p>
<p><a href="http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=587226">continua su Radio Vaticana</a></p>
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		<title>Attentato contro un parroco cattolico in provincia di Damasco</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 12:48:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Damasco (Agenzia Fides) – Grave attentato contro padre George Louis, parroco della chiesa greco cattolica di San Michele, nel centro storico di Qara, in provincia di Damasco. Come riferiscono fonti di Fides nella Chiesa greco cattolica siriana, ieri, 11 maggio, all’alba, due uomini armati mascherati sono entrati nella sua residenza, lo hanno minacciato con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vietatoparlare.it/wp-content/uploads/2012/05/siria2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16423" title="siria2" src="http://www.vietatoparlare.it/wp-content/uploads/2012/05/siria2.jpg" alt="" width="482" height="359" /></a>Damasco (<a href="http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39071&amp;lan=ita">Agenzia Fides</a>) – Grave attentato contro padre George Louis, parroco della chiesa greco cattolica di San Michele, nel centro storico di Qara, in provincia di Damasco. Come riferiscono fonti di Fides nella Chiesa greco cattolica siriana, ieri, 11 maggio, all’alba, due uomini armati mascherati sono entrati nella sua residenza, lo hanno minacciato con le pistole, chiedendogli le chiavi per ispezionare i locali. Lo hanno legato e gli hanno intimato di consegnare le chiavi. Data la sua esitazione, uno di loro lo ha colpito alla testa con una bottiglia di vetro, procurandogli una profonda ferita che sanguinava copiosamente, poi lo hanno colpito al volto, rompendogli un dente. Dopo aver rubato alcuni arredi sacri e il computer portatile, i malviventi lo hanno rinchiuso nel bagno e gli hanno chiuso la bocca con un adesivo. Hanno poi cercato di strangolarlo con un tubo, ma, dopo un segnale, si sono ritirati, lasciandolo tramortito ma vivo. Dopo circa due ore padre George, con le mani ancora legate, è riuscito a chiamare uno dei suoi parrocchiani per chiedere aiuto. Lo hanno medicato con cinque punti di sutura alla testa. In città leader religiosi e civili, cristiani e musulmani, hanno condannato l&#8217;attacco. I leader dell&#8217;opposizione sono attesi domani, 13 maggio, per un incontro con l&#8217;abate greco cattolico della città. Il fine è evitare la polarizzazione confessionale, anche se a Qara la situazione dei 500 cristiani, che hanno sempre vissuto in armonia con circa 25mila cittadini sunniti, resta difficile.<br />
Con i forti scontri bellici e la violenza a Baba Amr e nella provincia di Homs, intere famiglie si sono rifugiate a Qara e sono state accolte in edifici pubblici, palestre, moschee o centri culturali o luoghi privati. Fra loro molti combattenti dell’Esercito Siriano di Liberazione. La presenza di tali elementi – notano a Fides fonti locali – ha ben presto trasformato Qara in un luogo insicuro e violento, con furti, rapimenti, e un clima di banditismo e illegalità, come mostra l’attentato a p. George Louis.<br />
Sua Beatitudine Gregorio III Laham, Patriarca greco-melkita di Antiochia e di tutto l&#8217;Oriente, commentando l’accaduto ha rilanciato l’allarme per “il banditismo e la totale mancanza di sicurezza, oltre che per la violenza indiscriminata”. Fattori che “costituiscono un pericolo per tutti, ma soprattutto per i cristiani e altre minoranze” e generano “terrore psicologico molto grave nella nostra popolazione”. (PA) (Agenzia Fides 12/5/2012)</p>
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		<title>Siria: uomini armati hanno espulso tutte le famiglie cristiane</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 12:46:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Homs (Agenzia Fides) – Una notizia preoccupante giunge all’Agenzia Fides dalla provincia di Hama, a Nord di Homs: uomini armati hanno espulso tutte le famiglie cristiane del villaggio di Al Borj Al Qastal, in provincia di Hama. La notizia, diffusa da alcune agenzia internazionali, è confermata all’Agenzia Fides da fonti della Chiesa locale. Le fonti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vietatoparlare.it/wp-content/uploads/2012/05/siria1.jpg"><img class="wp-image-16420 alignleft" title="siria1" src="http://www.vietatoparlare.it/wp-content/uploads/2012/05/siria1.jpg" alt="" width="388" height="240" /></a>Homs (<a href="http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39072&amp;lan=ita">Agenzia Fides</a>) – Una notizia preoccupante giunge all’Agenzia Fides dalla provincia di Hama, a Nord di Homs: uomini armati hanno espulso tutte le famiglie cristiane del villaggio di Al Borj Al Qastal, in provincia di Hama. La notizia, diffusa da alcune agenzia internazionali, è confermata all’Agenzia Fides da fonti della Chiesa locale. Le fonti riferiscono che bande armate – nelle milizie del composito Esercito di liberazione siriano – sono penetrate nel villaggio, cacciando tutte le famiglie cristiane, prendendo possesso delle abitazioni e trasformando la chiesa del luogo in quartier generale militare. Il villaggio di Al Borj Al Qastal si trova nella provincia di Hama e accoglieva circa 10 famiglie cristiane, ora sfollate, vittime innocenti del conflitto in corso. (PA) (Agenzia Fides 12/5/2012)</p>
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		<title>Strage a Damasco: diluvio di menzogne parlare ancora di rivolta popolare contro l’oppressione della dittatura, perchè l&#8217;ha superata.</title>
		<link>http://www.vietatoparlare.it/2012/05/10/strage-damasco-diluvio-di-menzogne-parlare-ancora-di-rivolta-popolare-contro-loppressione-della-dittatura-perche-lha-superata/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 22:06:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho appreso  dalla TV dei 1.000 kg di esplosivo  che a Damasco hanno fatto strage in uno dei punti più frequentati dalla gente. Anche di fronte a queste immagini il TG1 non ha mancato di commentare la solita retorica romanzata della rivoluzione, infatti il commento finale al servizio, mentre scorrevono le immagini della devastazione è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vietatoparlare.it/wp-content/uploads/2012/05/homs.jpg"><img class=" wp-image-16394 alignleft" title="homs" src="http://www.vietatoparlare.it/wp-content/uploads/2012/05/homs.jpg" alt="" width="578" height="367" /></a>Ho appreso  dalla TV dei 1.000 kg di esplosivo  che a Damasco hanno fatto strage in uno dei punti più frequentati dalla gente. Anche di fronte a queste immagini il TG1 non ha mancato di commentare la solita retorica romanzata della rivoluzione, infatti il commento finale al servizio, mentre scorrevono le immagini della devastazione è stato:  ‘ stanno scippando la rivoluzione all&#8217; ‘opposizione’ .  Il servizio ricalca la posizione comune di tutti i mezzi di informazione che da mesi resta la stessa nonostante gli eventi cabiano.  Non si ha il coraggio ed il pudore di pronunciare un&#8217;evidenza che l’opposizione è proprio quella ormai:  quella dei terroristi.<br />
Qualsiasi cosa avvenga si fa la copia fotostatica delle solite conclusioni.  Sembra non nulla sia più  sufficiente per portare gli uomini a riflettere, a pensare, a cambiare opinione.<br />
Che grande responsabilità è dei nostri paesi,  che non sanno più che cos’è la moralità, la pietà ed il bene comune. Mi domando come qualcuno può ancora affermare che la pace si costruisce  così.<br />
Quando la misura  della corruzione dei cuori e dell’indifferenza dei popoli si fa così grande, gli effetti non possono cadere ancora lontano, ma si ripercuotono su tutti noi, dilagano nelle nostre società indifferenti che ‘dentro’ sono sempre nella perenne ricerca del diritto: ma solo a parole. I nostri valori di libertà sono ‘lettera morta’, validi solo per i codici, per i trattati,  per le rievocazioni e per le commemorazioni delle feste liberali.<br />
La giustizia non è qualcosa che portiamo noi ma che ogni uomo ha come aspirazione:  gli proviene dal fatto che la giustizia esiste e vi può aderire.<br />
La giustizia non si porta con la morte e la distruzione ma con la verità e la bellezza. Pensare che il trionfo del bene possa solo avvenire sradicando il male identificato nel tiranno è un’illusione,  lo stiamo vedendo.</p>
<p>La giustizia può partire solo da un tessuto sociale incline al cambiamento, nell’unità, alla valorizzazione. E’ evidente che  la stragrande maggioranza del  popolo siriano,  è considerato  dall’opposizione armata come insignificante  perché non usa le armi ,  per questo è  al di fuori della storia che conta, della storia in cui si raccontano soprattutto le guerre. Così in Siria chi non è a favore della lotta armata è contro la democrazia e quindi non è degno di vivere:  non si è solo contro  Assad ma anche contro idee diverse dalle proprie, contro  appartenenze politiche o religiose differenti, ostili ad un diverso modo di concepire il perseguimento della democrazia.<br />
Chi ragiona ed agisce in questo modo violento non  può essere dire ancora che  persegue la giustizia e la democrazia:  non c’è nulla di vero e di sostanziale in una simile affermazione! Perché se è l’uomo, la prima cosa che i diritti devono salvaguardare, perché mai lo si può trattare come carne da macello, sacrificabile?<br />
Non si può dire ancora che ‘ la colpa è  del cattivo’,  non si può essere così ipocriti!  I nostri media che fanno informazione di intrattenimento  (nonostante gli eventi) anche oggi  hanno dato come prima notizia la crescita, la crisi e le elezioni amministrative, mentre il primo argomento del giorno  è la vita e la morte. E nessuno ancora ha detto che  la crisi non si risolve perché non è chiaro il punto di partenza , ma questo è un altro discorso…<br />
La notizia dell’autocolonna dell’esercito siriano che ieri con gli osservatori dell’ONU era stata attaccata dall’opposizione armata autoproclamatasi ‘esercito siriano libero’ non aveva avuto diritto di cronaca, eppure c’erano stati morti e feriti: chi accetta di chiamare ancora l’opposizione golpista, ‘esercito siriano libero’ , accetta  evidentemente di essere considerato un’idiota, perché la libertà non si addice alle azioni che lo contraddistinguono  azioni . Se le brigate rosse, all’epoca degli anni di piombo si fossero proclamate ‘esercito italiano libero’ chi avrebbe dato eco senza alcun commento negativo  ad una simile affermazione? Come un fine ritenuto giusto può giustificare l’adozione di metodi peggiori del potere che si vuol combattere?</p>
<p>Oggi è avvenuta una strage: i presagi di quello che stava per accadere c’erano, ce ne sono stati ogni giorno ed ogni giorno sono stati ignorati: alcuni giorni fa   il comandante del cosiddetto “esercito libero” nel corso di un’intervista aveva detto: “siamo arrivati alla fase di picco, qualunque sia la posizione del Consiglio di Sicurezza non staremo a guardare, non siamo più in grado di sopportare e aspettare… gli osservatori si sono convertiti a falsi testimoni” . E’ falso perché gli osservatori sono militari che rispondono ai loro governi e ricevono forti pressioni per seguire la linea politica dei rispettivi governi e quella dll’ONU che sin da principio da una parte ha cercato di conservare un’immagine superpartes, ma di fatto ha sempre appoggiato l’opposizione non essendo mai equanime ed indipendente  nei suoi giudizi. Comprova di questo è che ha inviato come mediatore Kofi Annan, ma egli non  è un uomo di pace ma  un uomo della Lega Araba e degli USA: http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&amp;file=print&amp;sid=2299<br />
In questa  situazione gli USA stanno agendo spregiudicatamente al solo scopo di perseguire i propri obiettivi, il segretario di Stato Hilary Clinton alcuni giorni fa , ad una riunione dei ministri degli esteri e della difesa della NATO,  ha detto che “Gli Stati Uniti stanno fornendo comunicazioni, logistica e altri sostegni per l’opposizione e continueremo a fare di tutto per aiutarli”. Questo mentre l’emiro del Qatar,  insieme ad altri stati “amici” sta contribuendo a rifornire i ribelli di armi sempre più sofisticate.<br />
La domanda è semplice : come si può dire di voler  arrivare ad una soluzione pacifica e  riempire la Siria  di armi ?<br />
L’Onu ha per tutto questo tempo perso tempo a dispiegare gli Osservatori, finché dopo un anno è riuscita a mandarne 30. Non altrettanto è stato fatto nel caso della Libia: quando si è trattato  di  autorizzare di scaricare tonnellate di bombe che hanno causato 50.000 morti e concorso alla distruzione di intere città, lo si è fatto con grande tempestività.<br />
L’attentato di oggi è senza precedenti, nella zona, dove è avvenuto  c’è un palazzo delle forze di sicurezza ed al momento dell’esplosione era densamente frequentata da pedoni e bambini che andavano a scuola. Si è cercata la strage. La guida  del paese dovrebbe andare nelle mani macchiate di sangue di chi ha mietuto queste vittime. La comunità internazionale spinge ancora per questa soluzione , anzi arma ancora le mani degli attentatori, aumenta il loro coordinamento e la loro logistica. Le monarchie del Golfo addirittura forniscono armamenti mentre dall’altra parte si recita la farsa dell’ONU che facendo finta di essere equanime di fatto finora non ha fatto nulla se non guardare solo in una direzione , quella della caduta del governo legittimo per la persecuzione di spregiudicati fini terzi , degni solo delle dittature che in Europa festeggiamo ogni anno di esserci liberati.<br />
Rimetto tutta la mia speranza nella Madonna che tocchi i cuori ed il lume dell’intelletto di chi sta al potere e pensa di risolvere i problemi del mondo in questo modo.</p>
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		<title>Kofi Annan, pelle nera, maschere bianche.</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 23:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Kofi Annan]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai ho la certezza che si voglia affossare ogni tentativo di conciliazione,  Kofi Annan non è un uomo di pace e lo dimostra continuamente ma è un uomo della Lega Araba e degli USA: fonte: www.comedonchisciotte.org autore Thierry Maeyssan &#8211; Voltairenet Sebbene il bilancio del lavoro svolto da Kofi Annan quando era a capo dell’ONU [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ormai ho la certezza che si voglia affossare ogni tentativo di conciliazione,  Kofi Annan non è un uomo di pace e lo dimostra continuamente ma è un uomo della Lega Araba e degli USA:</strong></p>
<p>fonte: www.comedonchisciotte.org autore Thierry Maeyssan &#8211; <em>Voltairenet</em></p>
<p><em>Sebbene il bilancio del lavoro svolto da Kofi Annan quando era a capo dell’ONU abbia mostrato un successo indiscutibile per quanto riguarda l’amministrazione, la gestione e l’efficienza, in campo politico ci sono critiche assai numerose. Come segretario generale, Kofi Annan ha adattato l’ONU al mondo unipolare e alla globalizzazione dell’egemonia statunitense. Ha messo in dubbio la base ideologica dell’Organizzazione e l’ha privata della sua forza per evitare e prevenire possibili conflitti. Malgrado ciò, è stato scelto lui per risolvere la questione siriana.</em><br />
<span><span><img class="alignleft" style="border: 0pt none;" src="http://www.comedonchisciotte.org/images/kofi-annan-ban-ki-moon-2010-10-12-13-30-15.jpg" alt="" width="220" height="146" align="left" border="0" /></span></span><br />
<span><span>   Kofi Annan, ex segretario delle Nazioni Unite e Premio Nobel per la Pace, è stato nominato inviato speciale insieme a Ban Ki-moon (attuale segretario generale delle Nazioni Unite) e Nabil Earaby, p</span></span><span><span>er negoziare una soluzione pacifica riguardo la crisi siriana. Ha una grande esperienza e un’immagine molto positiva e tutti hanno approvato la sua nomina.</span></span><br />
<span><span><br />
Che cosa rappresenta questo alto funzionario internazionale? Chi lo ha portato fino alle più elevate funzioni? Quali decisioni politiche ha preso e quali compromessi accetta attualmente? La discrezione sembra essere l’unica risposta a tutte queste domande, come se l’incarico svolto in passato fosse una prova di neutralità.</span></span></p>
<p><strong>Scelto ed educato dalla Fondazione Ford e la CIA</strong></p>
<p>Gli ex collaboratori di Kofi Annan elogiano la sua gentilezza, la sua intelligenza e la sua sottigliezza. Dotato di una personalità altamente carismatica, il suo lavoro ha lasciato una profonda traccia, dato che non si è comportato come un semplice “segretario” dell’ONU, bensì come il “generale” delle Nazioni Unite, prendendo iniziative che hanno dato nuova vita ad un’organizzazione impantanata nella burocrazia. Tutto ciò è già noto ed è stato ripetuto fino alla nausea. Le sue eccezionali qualità professionali, gli hanno valso il Premio Nobel per la Pace, nonostante questo onore dovrebbe in teoria ricompensare un personale impegno politico, non una carriera di amministratore.</p>
<p>Kofi e sua sorella gemella Efua Atta sono nati l’8 aprile del 1938 in una famiglia aristocratica della Costa d’Oro del golfo di Guinea. Loro padre era il capo tribale dell’etnia Fante e governatore della provincia di Ashanti. Nonostante fosse contrario alla dominazione britannica, è stato un fedele servitore della Corona. Partecipò, insieme ad altri notabili, al primo movimento di decolonizzazione, ma visse con preoccupazione e sospetto il movimento rivoluzionario di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Kwame_Nkrumah">Kwame Nkrumah</a>.</p>
<p>Gli sforzi di Nkrumah portarono il paese all’indipendenza sotto il nome di Ghana nel 1957. Kofi a quel tempo aveva 19 anni. Anche se non aveva partecipato alla rivoluzione, divenne vicepresidente della nuova associazione studentesca nazionale. Fu allora che un reclutatore della Fondazione Ford si accorse di lui e lo fece entrare a far parte di un programma di “giovani leader”. Grazie ad esso, il giovane Kofi seguì un corso estivo all’università di Harvard (da notare le somiglianze storiche con il padre keniano dell’attuale presidente Barack Obama). In seguito all’entusiasmo mostrato per gli Stati Uniti, la Fondazione Ford gli propose una formazione completa, prima come studente di Economia al Macalester College nel Minnesota, poi come studente di Relazioni Internazionali all&#8217;Istituto di Alti Studi Internazionali (Institut universitaire des hautes é¨udes internationales) a Ginevra.</p>
<p>Al termine della Seconda Guerra Mondiale, la Fondazione Ford, creata dal famoso imprenditore statunitense Henry Ford, divenne uno strumento non ufficiale della politica estera americana, che offriva una degna copertura delle attività della CIA. [1] [Si veda anche su questo sito “<a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=2774">La fondazione Ford e la CIA</a>”]. La vita di Kofi Annan, studente dall’altra parte dell’Atlantico (dal 1959 al 1961), coincise con i momenti più difficili della lotta per i diritti civili dei neri americani (l’inizio della campagna di Martin Luter King a Birmingham). Negli Stati Uniti, assistette ad una specie di prolungamento del processo di decolonizzazione, già vissuto in Ghana. Neanche in questa occasione partecipò.</p>
<p>Soddisfatti dei suoi risultati accademici e della sua discrezione in materia politica, i suoi mentori statunitensi gli aprirono le porte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dove cominciò il suo primo lavoro. Dopo tre anni nella sede di Ginevra, passò a far parte della Commissione Economica per l’Africa, con sede a Addis Abeba. I suoi titoli di studio però, non erano ancora sufficienti per fare carriera nella direzione dell’ONU, quindi decise di tornare negli Stati Uniti per seguire un corso di amministrazione al Massachusetts Institute of Technology (MIT) (dal 1971 al 1972). Cercò di tornare nel suo paese natale come direttore del Turismo, ma dopo essersi scontrato più volte con il governo militare del generale Acheampong, tornò all’ONU nel 1976.<br />
<span id="more-16387"></span><br />
<strong>Carriera brillante, tragici fallimenti</strong></p>
<p>Per l’ONU ha svolto diverse funzioni. Ha lavorato nell’UNEF (l’intervento tra Israele ed Egitto dopo la guerra nell’ottobre 1973) per poi passare all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). In questo periodo conobbe l’avvocato Nane Lagergren, con la quale in seguito si sposò in seconde nozze. Quest’avvocato svedese è la nipote di Raoul Wallenberg, ambasciatore svedese in Ungheria durante la Seconda Guerra Mondiale, famoso per aver salvato centinaia di ebrei perseguitati tramite il conferimento del passaporto. Wallenberg lavorava anche per l’OSS (il predecessore della CIA) come ufficiale di collegamento degli Stati Uniti con la resistenza ungherese. Scomparso subito dopo la guerra, si dice che i sovietici lo fecero prigioniero per eliminare completamente l’influenza americana in Ungheria. La felice unione con la nipote di Wallenberg, offrì a Kofi una serie di opportunità dapprima difficili da raggiungere; quelle delle organizzazioni ebraiche.</p>
<p>Il segretario generale dell’ONU Javier Pé§»ez de Cuellar, nominò Kofi Annan assistente della gestione delle risorse umane e coordinatore della sicurezza dell’ONU, dal 1987 al 1990. Con l’annessione del Kuwait all’Iraq, 900 impiegati dell’ONU si videro intrappolati in quel paese. Kofi Annan riuscì a negoziare con Saddam Hussein il rilascio del personale, gesto che gli diede prestigio all’interno dell’Organizzazione. Si occuperà anche del bilancio dell’ONU dal1990 al 1992 e, sotto la guida di Boutros Boutros-Ghali, delle operazioni di pace dal 1993 al 1996 e inviato nello stesso tempo, ma per un breve periodo, in Jugoslavia come portavoce speciale.</p>
<p>Secondo il generale canadese Romé§® Dallaire, comandante del contingente di pace in Ruanda, Kofi Annan non rispose mai ai suoi numerosi avvisi e alle sue richieste. Sarebbe quindi lui il principale responsabile dell’inattività dell’ONU durante il genocidio (il bilancio fu di 800,000 morti, principalmente membri del gruppo etnico Tutsi, tra i quali si contano anche oppositori appartenenti al gruppo Hutu) [2].</p>
<p>Uno scenario praticamente identico si è ripetuto in Bosnia. Le forze serbo-bosniache avevano preso in ostaggio 400 soldati dell’ONU. Kofi Annan non rispose mai alle richieste del generale Bernard Janvier, permettendo così l’esecuzione di massacri che erano prevedibili.</p>
<p>Alla fine del 1996, gli Stati Uniti si opposero alla rielezione del francofilo egiziano Butros Butros-Ghali come segretario generale dell’ONU. Washington riuscì ad imporre il proprio candidato: Kofi Annan, un alto funzionario internazionale della stessa ONU. I fallimenti in Ruanda e in Bosnia invece di essere un ostacolo, furono considerati un trionfo quando lui stesso li ammise apertamente, e promise di riformare il sistema in modo che non ricapitasse niente di simile in futuro. Kofi Annan fu eletto con questa premessa e assunse la carica di segretario il 1° gennaio del 1997.</p>
<p><strong>Segretario Generale dell’ONU</strong></p>
<p>Kofi Annan organizzò immediatamente un seminario annuale di 2 giorni a porte chiuse, per circa 15 ambasciatori. Questo “ritiro” contò sulla generosa accoglienza del Rockefeller Brothers Fund nel Centro Conferenze di Pocantico (a nord di New York). Lì, lontano dal contesto ONU, il segretario generale affrontò il tema della riforma dell’organizzazione e delle relazioni internazionali insieme ai rappresentanti dei diversi paesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div align="center"><img class="alignleft" style="border: 0pt none;" src="http://www.voltairenet.org/local/cache-vignettes/L400xH300/1-3371-c393d-dc1e8-429f2.jpg" alt="" width="400" height="300" border="0" /><br />
[Il centro conferenze di Pocantino]</div>
<p><span><br />
In questo contesto, Kofi Annan ridistribuisce le spese dell’ONU in base alle priorità politiche e abbassa significativamente il bilancio del segretariato generale. Riorganizza il funzionamento amministrativo intorno a 4 obiettivi (pace e sicurezza, sviluppo, affari economici e sociali, affari umanitari). Crea un posto di vicesegretario generale, il cui occupante potrà sostituire il segretario generale. Inoltre si dota di un vero governo capace di applicare rapidamente le decisioni del Consiglio di sicurezza e dell’Assemblea Generale.</span></p>
<p>La grande iniziativa di Kofi Annan è stata il <em>Global Compact</em>, una mobilitazione della società civile per un mondo migliore. Basandosi su un dialogo reciproco, imprese, sindacati, ONG, hanno discusso e deciso di agire nel rispetto dei diritti umani, delle norme del lavoro e dell’ambiente.</p>
<p>In realtà, il <em>Global Compact</em> non ha dato i risultati sperati. Snaturò profondamente il ruolo dell’ONU, dal momento in cui offrì più potere agli Stati-Nazione e riconobbe che le multinazionali e le associazioni di “non governativo” avevano solo il nome e che queste ricevevano sovvenzioni sottobanco dalle grandi potenze. Kofi Annan sotterrò lo spirito dello Statuto delle Nazioni Unite firmato a San Francisco nel 1945. Non si trattava più di proteggere l’umanità da quel male che era la guerra, riconoscendo la parità dei diritti tra i piccoli e grandi stati, bensì di migliorare le condizioni umane favorendo la convergenza tra gli interessi privati. Il <em>Global Compact</em> passò da una logica, quasi universalmente accettata, secondo la quale il Diritto Internazionale è a servizio del bene comune, a una logica difesa solo dagli anglosassoni che vedevano il bene comune come una chimera, mentre il buon governo aveva il compito di catturare il maggior numero possibile di interessi particolari. In breve, il <em>Global Compact</em> ha avuto lo stesso effetto dei galà di beneficenza che si organizzano negli Stati Uniti: tranquillizzare la coscienza con alcuni programmi molto pubblicizzati attraverso i media, per sostenere le ingiustizie di carattere strutturale.</p>
<p>In questo senso, i mandati di Kofi Annan (dal 1997 al 2006) riflettono la realtà del periodo storico. La realtà di un mondo unipolare condannato alla globalizzazione dell’egemonia statunitense a scapito degli Stati-Nazione e dei popoli che essi rappresentano.</p>
<p>Questa strategia segue i passi del piano che Washington istituì nel 1980 con il National Endowment for Democracy, un ente che, contrariamente a quanto suggerisce il nome, agisce da copertura alle azioni sovversive della CIA tramite la manipolazione del processo democratico [3]. Il NED, sovvenziona legalmente o illegalmente, patronati, sindacati e associazioni di ogni genere. In cambio, i sovvenzionati partecipano al <em>Global Compact</em> attenuando così le posizioni degli Stati-Nazioni che non possono finanziare i proprio gruppi d’interesse. La pace non è più un preoccupazione per l’ONU visto che il mondo unipolare ha il suo gendarme: gli Stati Uniti. L’ONU si occupa quindi di assorbire tutte le forme di protesta per dare maggior validità al disordine mondiale e alla crescente globalizzazione dell’egemonia statunitense.</p>
<p>Il noioso discorso di Kofi Annan raggiunse il culmine durante il vertice del Millennio. 147 capi di stato in quell’occasione si impegnavano a sradicare la povertà e a risolvere i principali problemi di salute del mondo, come l’aids, entro 15 anni. Tutto ciò però non richiese riforme politiche, ma solo che ognuno di loro mettesse un po’ della sua parte offrendo le proprie elemosine. Ma perch non ci abbiamo pensato prima? Gli obiettivi del vertice sono solo un triste sogno. Le ingiustizie intanto continuano, provocando spesso guerre e miseria.</p>
<p>Seguendo la stessa linea, Kofi Annan nel suo discorso del 20 settembre del 1999 davanti l’Assemblea Generale, ha delineato quella che successivamente sarebbe stata chiamata “dottrina Annan”. Iniziando il suo discorso ricordando il fallimento in Ruanda e in Bosnia, continuò poi spiegando che in queste occasioni, gli stati non furono in grado di proteggere i propri popoli. Concluse dicendo che la sovranità degli stati, principio guida della Carta delle Nazioni Unite, rappresentava un ostacolo per i diritti umani. L’Unione Africana ha adottato questo punto di vista sotto il nome di “responsabilità di proteggere”, cosa che farà anche l’ONU nel 2005, in occasione del Vertice Mondiale di osservazione del Vertice del Millennio. La dottrina di Annan non è altro che un’espressione del diritto di ingerenza già proposta dai britannici per combattere l’Impero Ottomano e più recentemente aggiornato da Bernard Kouchner. Il concetto rinnovato verrà utilizzato esplicitamente per la prima volta nel 2011, per legalizzare l’operazione coloniale contro la Libia [4].</p>
<p>I mandati di Annan erano caratterizzati anche dal programma “Oil for Food”, creato nel 1991 dal Consiglio di Sicurezza, ma operativo solo dal 1996 al 2003. Tuttavia, nel contesto dell’embargo internazionale e sotto la supervisione personale di Kofi Annan, il programma si trasformò in uno strumento degli Stati Uniti e del Regno Unito per dissanguare l’Iraq, mentre occupavano la “zona d’interdizione al volo” (che corrisponde grosso modo all’attuale area autonoma del Kurdistan), fino allo scatenamento dell’attacco contro l’Iraq e la posteriore distruzione di questo paese. Alcuni funzionari internazionali che avevano partecipato a questo programma, lo definirono un “crimine di guerra” e dopo essersi negati ad applicarlo, rassegnarono le dimissioni. Due di loro, il vicesegretario generale Hans von Sponek e il coordinatore Denis Halliday, stimarono che questo programma fu un genocidio che costò la vita a un milione e mezzo di iracheni, tra cui mezzo milione di bambini [6]. Washington rispose brutalmente con una grande operazione di spionaggio contro Annan, i suoi collaboratori, la sua famiglia e addirittura i suoi amici. Il figlio del segretario generale, Kojo Annan, è stato accusato di aver dirottato i fondi del programma “Oil for Food” con la complicità del padre. L’accusa non riuscì a convincere gli stati membri dell’ONU, e anzi, fortificò l’autorità del segretario generale [7]. Tuttavia, durante gli ultimi due anni del suo mandato, le potenze ostacolarono Kofi Annan e lo obbligarono a ridimensionarsi.</p>
<p><strong>Ritorno al punto di partenza</strong></p>
<p>Dopo 10 anni di lavoro come segretario generale dell’ONU, Kofi Annan ha continuato la sua carriera in diverse fondazioni, più o meno private.</p>
<p>Nel dicembre 2007, le elezioni in Kenya degenerarono in un conflitto. Il presidente Mwai Kibaki, sembrava aver sconfitto il candidato sostenuto da Washington, Raila Odinga, presunto cugino dell’allora senatore Barack Obama. Il senatore statunitense John McCain mise in discussione i risultati delle elezioni e sollecitò una rivoluzione, mentre ondate di messaggi anonimi aumentarono le divergenze tra le diverse etnie. In pochi giorni, le rivolte causarono 1,000 morti e 300,000 sfollati. Madeleine Albright propose la mediazione del Centro per la Pace e I Diritti Umani di Oslo. Quest’istituto inviò due mediatori: l’ex primo ministro norvegese Kjell Magne Bondevik e l’ex segretario generale dell’ONU Kofi Annan, entrambi membri del consiglio di amministrazione del Centro.</p>
<p>Come risultato di questa “mediazione”, il presidente Kibaki fu costretto a piegarsi alle volontà degli Stati Uniti. Pot mantenere il suo incarico, ma dovette accettare una riforma costituzionale che lo avrebbe privato dei suoi precedenti poteri, che sarebbero passati al primo ministro, e dovette infine accettare di nominare primo ministro… Raila Odinga. Da buon vecchio saggio africano, Kofi Annan contribuì a mostrare uno spiraglio di legalità al cambio di regime imposto da Washington.</p>
<p>Attualmente Kofi Annan ha due responsabilità essenziali. Prima di tutto, presiede l’<em>African Progress Panel</em>, organizzazione creata da Tony Blair dopo il vertice del G8 tenutosi nel Gleneagles Hotel (in Scozia) il cui obiettivo è proteggere la privacy delle azioni del Department For International Development (DFID) dai media. Purtroppo, proprio come il vertice del Millennio, le promesse del G8 non si sono avverate e l’attività dell’<em>African Progress Panel</em> è scadente.</p>
<p>È anche presidente dell’Alleanza per una Rivoluzione Verde in Africa (AGRA) che cerca di risolvere il problema della fame nel continente nero attraverso la biotecnologia. In realtà, l’AGRA è formata da un gruppo di uomini influenti, finanziato dalla Bill Gates e la Fondazione Rockefeller per promuovere la diffusione degli OGM, prodotti da aziende come la Monsanto, la DuPont, la Syngenta e la Dow. La maggior parte degli esperti che non appartiene a queste multinazionali, è d’accordo sul fatto che, al di là della questione dell’impatto sull’ambiente, l’uso degli OGM mette i contadini in una posizione di dipendenza, creando una nuova forma di sfruttamento.</p>
<p><strong>Kofi Annan in Siria</strong></p>
<p>Che cosa viene a fare in Siria l’ex alto funzionario internazionale? La sua designazione per prima cosa indica che l’attuale segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, la cui immagine è stata offuscata dalla sottomissione agli Stati Uniti, così come dai continui casi di corruzione [9], non può esercitare tranquillamente il suo ruolo, mentre Kofi Annan, nonostante le opinioni, ha un’immagine positiva.</p>
<p>In secondo luogo, un mediatore ha possibilità di successo solo se a sceglierlo sono le parti in conflitto. Ma non è questo il caso. Kofi Annan rappresenta il segretario generale dell’ONU e il segretario generale della Lega Araba. Difende l’onore e la reputazione delle due istituzioni senza avere una precisa istruzione politica.</p>
<p>La nomina del signor Annan è stata approvata <em>de facto</em> dai membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e quelli della Lega Araba, perch soddisfa aspettative contraddittorie. Alcuni reputano che l’inviato speciale non debba cercare la pace, bensì coprire una pace già negoziata tra le grandi potenze in modo che tutti possano andare avanti a testa alta. Altri al contrario, pensano che possa ripetere il copione Kenyano e ottenere un cambiamento di regime senza altra violenza.</p>
<p>Durante le ultime tre settimane, il lavoro di Kofi Annan è stato quello di presentare una versione modificata di un piano già elaborato dal ministro degli esteri russo Sergey Lavrov. In questo modo, il piano salva le apparenze degli Stati Uniti e i suoi alleati. Annan inoltre ha volontariamente creato confusione dicendo di aver convinto il presidente siriano al-Assad a designare uno dei suoi vicepresidenti, Farouk al-Sharaa, per negoziare con l’opposizione. Questa sembra essere una concessione da parte della Siria al Consiglio di Cooperazione del Golfo. Ma la realtà è molto diversa. È da un anno che il vicepresidente al-Sharaa si occupa di queste negoziazioni, e la richiesta dell’Arabia Saudita e del Qatar è completamente diversa. Questi paesi pretendono che il presedente al-Assad rinunci al suo incarico perch alaudita e che il potere passi a al-Sharaa, perch sunnita. Sembra, quindi, che l’inviato speciale stia trovando una via di uscita per gli Stati Uniti, che non hanno fatto altro che aggredire la Siria e inventarsi la storia della presunta rivoluzione democratica finita in sangue.</p>
<p>Tuttavia, il doppio linguaggio di Kofi Annan, che a Damasco si dichiara soddisfatto della sua intervista con al-Assad e a Ginevra invece deluso, non ha dissipato gli interrogativi sulle sue reali intenzioni.</p>
<p><strong>NOTE</strong></p>
<p>[1] «<a href="http://www.voltairenet.org/a30039">Fondazione Ford, facciata filantropica della CIA</a>» e «<a href="http://www.voltairenet.org/a13444">Perch la Fondazione Ford sovvenziona l’opposizione</a>», di Paul Labarique, Red Voltaire, 5 e 19 aprile 2004.</p>
<p>[2] <em><a href="http://www.amazon.com/Shake-Hands-Devil-Failure-Humanity/dp/0786714875">Shake Hands with the Devil: The Failure of Humanity in Rwanda</a></em>, di Romé§® Dallaire, Arrow Books Ltd, 2004. Versione francese: <em>J&#8217;ai serr la main du diable: La faillite de L&#8217;humanit au Rwanda</em>, libre expression, 2004.</p>
<p>[3] «<a href="http://www.voltairenet.org/a166549">La NED, vetrina legale della CIA</a>», di Thierry Meyssan, Red Voltaire/Однако, 6 ottobre 2010.</p>
<p>[4] «<a href="http://www.voltairenet.org/a168941">UN security council resolution 1973 in favour of a no-fly zone in Libya</a>» Red Voltaire, 17 marzo 2011.</p>
<p>[5] «<a href="http://www.voltairenet.org/a173203">Annan: Gé§­ocide en Irak et Paix en Syrie?</a>» (Annan: Genocidio in Iraq e pace in Siria?) di Hassan Hamade, Red Voltaire / As-Safir, 22 marzo 2012.</p>
<p>[6] «<a href="http://www.voltairenet.org/a146495">Crimini di guerra: il coinvolgimento dell’ONU</a>», intervista al conte Hans-Christof von Sponeck, di Silvia Cattori, Red Voltaire, 16 marzo 2007.</p>
<p>Kofi Annan dovette aspettare l’invasione e la distruzione dell’Iraq per ribellarsi e denunciare il comportamento di coloro che gli avevano pagato gli studi, lo avevano introdotto nella segreteria generale dell’ONU e gli avevano dato il Premio Nobel per la Pace. Giudicò poi illegale l’aggressione all’Iraq ed espresse pubblicamente che questo precedente avrebbe potuto causare la fine del Diritto Internazionale [<a href="http://www.voltairenet.org/Para-Kofi-Annan-el-derecho">Secondo Kofi Annan, il diritto internazionale non garantisce più nulla</a>], di Sandro Cruz, Red Voltaire, 7 luglio 2005.</p>
<p>[7] «<a href="http://www.voltairenet.org/El-acoso-contra-Kofi-Annan">Assedio a Kofi Annan</a>», Red Voltaire, 13 dicembre 2004.</p>
<p>[8] «<a href="http://www.voltairenet.org/Premio-Nobel-de-la-Paz-2009-entre">Premio Nobel per la Pace 2009. Dietro le quinte</a>», di Thierry Meyssan, Red Voltaire, 13 ottobre 2009.</p>
<p>[9] «<a href="http://www.voltairenet.org/Letra-abierta-para-el-deshonorable">Lettera aperta al disonorevole Ban Ki-moon</a>», di Hassan Hamade, Red Voltaire, 25 gennaio 2012.</p>
<p><em>Titolo originale: &#8220;Kofi Annan, peau noire, masques blancs&#8221;</em></p>
<p>Fonte: http://www.voltairenet.org<br />
<a href="http://www.voltairenet.org/Kofi-Annan-piel-negra-mascaras">Link</a><br />
27.03.2012</p>
<p>Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HELEN CAROSI</p>
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		<title>Oggi in Siria si vota dopo 50 anni di egemonia del partito Bath</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 11:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi in Siria si vota dopo 50 anni di egemonia del partito Bath, speriamo che si dia risalto alla cosa e non si &#8216;scelga&#8217; le notizie: Damasco (AsiaNews/ Agenzie) &#8211; La Siria dà il via alle prime elezioni democratiche della sua storia, dopo circa 50 anni di egemonia del partito Baath e della famiglia Assad. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Oggi in Siria si vota dopo 50 anni di egemonia del partito Bath, speriamo che si dia risalto alla cosa e non si &#8216;scelga&#8217; le notizie:</strong></p>
<p>Damasco (AsiaNews/ Agenzie) &#8211; La Siria dà il via alle prime elezioni democratiche della sua storia, dopo circa 50 anni di egemonia del partito Baath e della famiglia Assad. Secondo il regime circa 15 milioni di persone si recheranno alle urne per eleggere 250 rappresentati all&#8217;Assemblea Nazionale. Tuttavia, il dato potrebbe essere molto inferiore a causa del boicottaggio dell&#8217;opposizione. I ribelli considerano le elezioni una &#8220;farsa&#8221; a causa delle continue violenze da parte del regime, accusato di violare il cessate il fuoco sancito dall&#8217;Onu. A Dael (Siria meridionale), l&#8217;opposizione ha sostituito i manifesti dei candidati con le foto di 20 attivisti morti durante gli scontri con i militari. Iniziative simili sono avvenute anche in altre città e villaggi.</p>
<p>Nonostante le critiche dei leader ribelli, i cattolici vedono in queste elezioni un segno delle aperture promesse dal regime dopo oltre un anno di guerra civile costata circa 11 mila morti.  <strong>Lo scorso 25 aprile l&#8217;Assemblea dei vescovi e dei patriarchi siriani ha pubblicato un messaggio in cui invita tutta la popolazione a partecipare al voto.</strong></p>
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