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In tempi di menzogna universale, dire la verità è già un atto rivoluzionario (Georges Orwell) – vietatoparlare blog web site

In Pakistan stupri e torture su bambini cristiani: “pulizia etnico-religiosa”

pakistan people

Agendia Fides (Karachi) – La denuncia choc viene da Michael Javed, parlamentare cattolico attivo in Sindh. In un colloquio con l’Agenzia Fides, Javed lancia un allarme: i cristiani dei quartieri Essa Nagri, Ayub Goth e Bhittaiabad da mesi sono vittime di indicibili violenze, perpetrate da membri di movimenti politici a forte connotazione etnica e islamica, come i pashtun. Le famiglie cristiane vivono un calvario ma “la gente non denuncia gli abusi per timore di ritorsioni”. Solo nel mese scorso, racconta Javed a Fides, “abbiamo registrato 15 casi di stupro”. In Essa Nagri esistono autentiche “celle di tortura” dove vengono confinati e stuprati bambine e bambine cristiane. “Per loro si chiede un riscatto fino a 100.000 rupie e se le famiglie non possono pagare, i piccoli vengono torturati fino a diventare irriconoscibili”. Come risultato di tali violenze, negli ultimi sei mesi, numerose famiglie hanno preferito lasciare Karachi. “Il fine di tali violenze è eliminare la presenza cristiana dalla zona, una sorta di pulizia etnica: siamo considerati schiavi, indegni di calpestare il suolo pakistano”. In un altro caso segnalato, una “casa di tolleranza” è stata aperta vicino ad una chiesa cattolica in Ayub Goth e “ragazze cristiane, di famiglie poverissime, sono costrette a prostituirsi”. Le autorità, pur avvisate, finora non hanno ancora agito. Javed lancia un appello chiedendo “di fermare l’oppressione sulla nostra comunità”.
Fides ha raggiunto p. Victor John OFM, francescano della diocesi di Karachi, parroco a Essa Nagri, (dove vivono 700 famiglie cristiane, di cui 300 cattoliche) e responsabile pastorale per l’area di Ayub Goth, (con circa 300 famiglie cristiane): “Sono quartieri poverissimi, infestati da criminalità e illegalità. Violenze e torture ci sono, compiute da membri di partiti politici islamici che ricattano la gente per consenso politico, ma anche da militanti ostili ai fedeli. Nella zona è molto diffuso il traffico di droga, con la compiacenza della polizia. Mancano scuole e servizi sociali e, in tale contesto di povertà, la violenza impera”. “La Chiesa – prosegue – è presente con un scuole, con un Centro di recupero per tossicodipendenti, con l’opera delle suore di Madre Teresa e delle suore Francescane del Sacro Cuore di Gesù. Rivolgiamo il nostro servizio soprattutto a bambini e giovani, cercando di aiutarli e istruirli, per sottrarli alla malavita”. (PA) (Agenzia Fides 14/1/2012)

Cultura Cattolica.it propone Shahbaz Bhatti, "uomo dell'anno", per la dignità di tutti gli uomini.

Shahbaz Bhatti

Cari amici, vi invito ad aderire ad una iniziativa del sito “culturacattolica.it“, propone come uomo dell’anno Shahbaz Bhatti, il ministro pakistano assassinato il 2 marzo 2011 per la sua strenua difesa della libertà religiosa (che evoca il nome a noi tanto caro di Asia Bibi), ucciso a motivo della sua fede cristiana, ha sostenuto fino alla morte la dignità dell’uomo indipendentemente dalle circostanze di questa vita, tutti siamo fatti per uno scopo, e ci è donato una dignità data da Cristo, non riducibile, per questo per lui erano importanti i bisognosi, dei poveri, dei perseguitati. Del motivo del suo impegno egli diceva semplicemente: “Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo”.

Dice cultura cattolica nella motivazione:

“… di fronte ai numerosi modelli di umanità vera che l’anno 2011 ci ha proposto, noi di www.culturacattolica.it desideriamo indicare a tutti la figura e l’esempio di Shahbaz Bhatti: «Chi salva un uomo salva il mondo intero». Shahbaz Bhatti, con il suo sacrificio, ci mostra la verità di questo detto.

Animati da questo spirito, chiediamo a chiunque ne condivida le motivazioni di esprimere la propria libera adesione alla scelta che CulturaCattolica.it ha fatto nell’identificare l’uomo-simbolo per il 2011.”

Appoggiamo questa iniziativa, rispondiamo così anche reagendo alle parole del Papa, si può essere vivi e non succubi quando la fede è vissuta come dono prezioso, come Parola che ti strappa dalle circostanze che ti dicono che sei nulla, solo un meccanismo di un ingranaggio . Lui ci ha detto che si può essere protagonisti della propria vita e che ne vale la pena, perchè la nostra vita non è riducibile.

…  e grazie a chi ha preso questa iniziativa.

VietatoParlare.it

Omelia nella Notte Santa di Papa Benedetto XVI

 

... e la pace non avrà fine - il bastone dell'aguzzino sarebbero stati bruciati

Mi ha colpito molto la straordinaria e dura ammonizione del Papa , parole a mio avviso, degne dei Santi Padri e Dottori della Chiesa, in particolare questo passaggio dell’omelia di Papa Benedetto la notte Santa (ascoltate l’omelia, è semplicemente straordinaria, io ne sono rimasto letteralmente scosso e lieto di queste parole:  qui il video -) :

Ecco i passaggi che mi hanno più colpito, ma ripeto,  è tutta da ascoltare  :
(..) “Un bambino, in tutta la sua debolezza, è Dio potente. Un bambino, in tutta la sua indigenza e dipendenza, è Padre per sempre. “E la pace non avrà fine”. Il profeta ne aveva prima parlato come di “una grande luce” e a proposito della pace proveniente da Lui aveva affermato che il bastone dell’aguzzino, ogni calzatura di soldato che marcia rimbombando, ogni mantello intriso di sangue sarebbero stati bruciati (cfr Is 9,1.3-4).”

“Dio è apparso – come bambino. Proprio così Egli si contrappone ad ogni violenza e porta un messaggio che è pace. In questo momento, in cui il mondo è continuamente minacciato dalla violenza in molti luoghi e in molteplici modi; in cui ci sono sempre di nuovo bastoni dell’aguzzino e mantelli intrisi di sangue, gridiamo al Signore: Tu, il Dio potente, sei apparso come bambino e ti sei mostrato a noi come Colui che ci ama e mediante il quale l’amore vincerà. E ci hai fatto capire che, insieme con Te, dobbiamo essere operatori di pace. Amiamo il Tuo essere bambino, la Tua non violenza, ma soffriamo per il fatto che la violenza perdura nel mondo, e così Ti preghiamo anche: dimostra la Tua potenza, o Dio. In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fa’ che i bastoni dell’aguzzino, i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati, così che la Tua pace vinca in questo nostro mondo.”

(…) “Chi oggi vuole entrare nella chiesa della Natività di Gesù a Betlemme, scopre che il portale, che un tempo era alto cinque metri e mezzo e attraverso il quale gli imperatori e i califfi entravano nell’edificio, è stato in gran parte murato.

È rimasta soltanto una bassa apertura di un metro e mezzo. L’intenzione era probabilmente di proteggere meglio la chiesa contro eventuali assalti, ma soprattutto di evitare che si entrasse a cavallo nella casa di Dio.

Chi desidera entrare nel luogo della nascita di Gesù, deve chinarsi.

Mi sembra che in ciò si manifesti una verità più profonda, dalla quale vogliamo lasciarci toccare in questa Notte santa: se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione “illuminata”.

Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio. Dobbiamo seguire il cammino interiore di san Francesco – il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere.

Dobbiamo chinarci, andare spiritualmente, per così dire, a piedi, per poter entrare attraverso il portale della fede ed incontrare il Dio che è diverso dai nostri pregiudizi e dalle nostre opinioni: il Dio che si nasconde nell’umiltà di un bimbo appena nato.

Celebriamo così la liturgia di questa Notte santa e rinunciamo a fissarci su ciò che è materiale, misurabile e toccabile. Lasciamoci rendere semplici da quel Dio che si manifesta al cuore diventato semplice.

E preghiamo in quest’ora anzitutto anche per tutti coloro che devono vivere il Natale in povertà, nel dolore, nella condizione di migranti, affinché appaia loro un raggio della bontà di Dio; affinché tocchi loro e noi quella bontà che Dio, con la nascita del suo Figlio nella stalla, ha voluto portare nel mondo. Amen.

Benedetto XVI

(qui su you tube per chi non ha installato silverlight http://youtu.be/tJSEX4PDBh)

Omelia del card. Scola nella S.Messa nel carcere S.Vittore a Milano

Vi consiglio di vederlo, apre il cuoree ne abbiamo bisogno. Una piccola nota tecnica: il video è ripetuto due volte, la durata è la metà di quanto indicato

Il riconoscimento del genocidio armeno non è un atto di inimicizia nei confronti della Turchia

Il riconoscimento del genocidio armeno, quindi, non è un atto di inimicizia nei confronti della Turchia, anzi è un segno di amicizia nei suoi confronti, poiché il vero amico non è chi accondiscende anche alle malefatte del proprio amico, ma colui che, criticandolo per i suoi errori, lo induce a correggerli. Il riconoscimento del genocidio armeno è quindi uno stimolo, un aiuto rivolto alla classe dirigente della Turchia ed alla popolazione di quel paese affinché si liberi di una pesante eredità negativa del passato la quale, fino a che non verrà rimossa, costituirà un ostacolo ad un pieno sviluppo della democrazia e delle libertà civili in quel paese. (voce armena web site)

Gli Armeni sono gli abitanti autoctoni dell’Armenia e la loro presenza su quel territorio è documentata da testimonianze risalenti a più di 2500 anni fa. Fino all’inizio del ventesimo secolo essi hanno abitato un vasto territorio che, estendendosi ben oltre i confini dell’attuale Repubblica Armena ex sovietica, ingloba il lembo nord-occidentale dell’Iran, tutta la parte orientale della Turchia, le regioni occidentali dell’ Azerbaigian ed una parte nel sud della Georgia.

Su questo territorio gli Armeni già più di duemila anni fa hanno costituito un proprio stato unitario che nel corso dei secoli ha perso e più volte riconquistato la propria indipendenza, subendo a più riprese invasioni e dominazioni straniere.

All’inizio del 4° secolo l’Armenia si convertì al Cristianesimo divenendo così il primo stato ad accettare la fede cristiana come religione di stato.

La dominazione straniera più lunga e nefasta per l’Armenia è stata quella dei Turchi che vi penetrarono per la prima volta circa nove secoli fa e pian piano la soggiogarono instaurando un regime di pulizia etnica ante litteram, con soprusi, vessazioni, conversioni forzate all’Islam, periodici pogrom e ricorrenti massacri.

Verso la fine del diciannovesimo secolo le persecuzioni contro gli Armeni da parte dei Turchi aumentarono in intensità ed in ferocia, raggiungendo il loro culmine sotto il regno del sultano Abdul Hamid 2° che, alle richieste degli Armeni di ottenere riforme volte a tutelare le loro vite, le loro persone ed i loro beni, rispose con dei massacri di massa nel corso dei quali, dal 1895 al 1897, furono trucidati 300.000 Armeni.
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documentazione sul genocidio armeno

(Dal blog di Marco Tosatti “San Pietro e Dintorni”:

Il sito www.armenocide.de ha pubblicato ottanta documenti del Ministero degli esteri danese sui massacri compiuti nel periodo che va dal 1915 al 1920 dal governo turco dell’epoca. I documenti sono pubblicati, introdotti e tradotti dallo storico danese Matthias Bjørnlund. Come avviene con gli altri documenti presenti su Armenocide, i nuovi documenti sono indicizzati, annotati e riassunti. Si aggiungono così ai circa 900 documenti sul genocidio armeno del Ministero degli Esteri tedesco, che vanno dai massacri di Adana del 1909 (una sezione include documenti britannici) già sul sito Web. A questo punto, circa 250 dei più importanti documenti tedeschi online sono stati tradotti in inglese, e una sezione con documentazione in tedesco dei destini dei singoli deportati armeni durante il genocidio è in gestazione. In un’epoca in cui la pubblicazione di grandi quantità di documenti in forma di  libro è diventata economicamente difficile, www.armenocide.de mira a diventare una fonte primaria di informazioni sempre più importante. È una fonte rilevante non solo per coloro che cercano la conoscenza di tutti gli aspetti del genocidio armeno, ma anche per quanti abbiano un interesse di ricerca in materie come la distruzione dei greci ottomani e dei siriaci, la storia del tardo Impero Ottomano in generale, la guerra mondiale in Medio Oriente, e ciò che riguarda curdi, arabi, ebrei e i problemi nella regione.

(Dal blog di Marco Tosatti “San Pietro e Dintorni”, segnalato da: http://www.comunitaarmena.it/comunicati/lastampa%2016910.html )

Ma anche nell’archivio segreto Vaticano sono conservati documenti agghiaccianti su ciò che avvenne: “Vaticano dall’archivio di Stato spuntano nuovi documenti sul genocidio armeno”

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Il genocidio armeno è stato rimosso dalla coscienza del mondo

il genocidio armeno è riconosciuto dagli storici

fonte:  Alberto Rosselli http://www.storico.org/

e per chi preferisce il multimedia ecco il dossier di RAI TRE : http://www.youtube.com/watch?v=C7P9YsmYehk&feature=related

la Turchia odierna non è responsabile di quello è successo a quel tempo, sarebbe come pensare che la Germania attuale abbia la responsabilità del genocidio degli ebrei. Ma c’è chi dice che l’indifferenza di allora abbia forse incoraggiato Hitler ad attuare il suo piano di sterminio contro gli ebrei. Perciò la memoria è importante anche per le future generazione e non possiamo accetare che simili tragedie vadano addirittura negate.

La differenza è che a differenza dell’olocausto ebraico, riconosciuto e condannato da parte tedesca, quello armeno non è stato né riconosciuto né tanto meno condannato da parte della Turchia attuale, che anzi, in ogni occasione, sia pubblicamente che riservatamente, continua a negare il fatto che sia mai avvenuto un genocidio degli armeni.

Sarebbe logico e giusto riconoscere quello che è stato fatto, ma inspiegabilmente le leggi interne della Turchia  puniscono addirittura chi parla di quei fatti, così la negazione del genocidio nonostante sia ampiamente documentato, impantana una nazione intera che pensa che la sua grandezza debba poggiarsi sulla retorica nazionalista , più che sulla verità. Ma solo la verità fa liberi.

La Turchia merita di voltare pagina, chi in questi giorni si sta irrigidendo non va in questa direzione, ma così sembra quasi che non abbia superato tutto questo. Che tristezza il governo Turco sia in disputa in questi giorni addirittura con la Francia, per la decisione che ha preso di punire con la reclusione chi nega il genocidio armeno, motivi elettorali o no, è un passo verso la verità storica (anche se, è DECISAMENTE ingiusto incarcerare qualcuno per un’opinione che peraltro è di natura ideologica, perchè i documenti ci sono,) Quindi ha fatto bene la Francia a prendere una posizione. Non si può vivere nella paura.

Tutto questo ci sia di monito in questo Santo Natale su cosa può fare l’uomo quando dimentica che non è nessuno, senza lo sguardo di Dio.

ma ecco qui di seguito l’articolo di A. Rosselli:

La persecuzione scatenata, tra il 1915 e il 1918, dai turchi nei confronti del popolo armeno residente in Anatolia e nel resto dell’Impero Ottomano rappresenta forse il primo esempio dell’epoca moderna di sistematica soppressione di una minoranza etnico-religiosa.

Una campagna di eliminazione che non scaturì soltanto dell’ideologia, scopertamente razzista, del sedicente Partito “modernista e progressista” dei Giovani Turchi, ma trasse le sue origini più profonde anche dall’innata, anche se inconfessabile, insofferenza che i mussulmani ottomani e curdi di Anatolia hanno sempre manifestato nei confronti di una minoranza cristiana, quella armena, portatrice di valori religiosi e culturali semplicemente diversi.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire le motivazioni e la genesi di uno dei più orribili e meno pubblicizzati fenomeni di intolleranza etnico-religiosa del XX secolo.

Lo sterminio degli armeni, verificatosi tra il 1915 e il 1918, in realtà non rappresenta che il completamento di una lunghissima campagna di persecuzioni e di discriminazioni che ebbe inizio a partire dalla seconda metà dell’Ottocento all’interno dei confini del decadente Impero Ottomano.

Tra il 1894 e il 1896 ‘Abd ul-Hamid, l’ultimo sovrano, o meglio despota, della Sacra Porta, diede il via ad un programma di sterminio che, sotto molti aspetti è possibile paragonare a quello nazista nei confronti del popolo ebraico (1).

Fu proprio in questo periodo, infatti, che il governo turco iniziò ad applicare nei confronti degli armeni – già discriminati in molti settori della vita civile ma ancora in grado di sopravvivere più o meno decorosamente – una serie di leggi volte non soltanto a perfezionare l’isolamento civile della minoranza, ma a decretarne e a renderne possibile, in buona sostanza, lo sterminio legale: una manovra che in buona misura venne attuata anche per scaricare sugli armeni – popolo, o meglio nazione, tradizionalmente molto attiva e mediamente colta – la responsabilità dei fallimenti di una politica di governo, quella dei sultani, assolutamente deficitaria ed arretrata.

La persecuzione contro gli armeni, infatti, va anche vista come il risultato di quei complessi e traumatici processi storici che tra la seconda metà del XIX secolo e i primi tredici anni del XX determinarono lo sgretolamento dell’Impero Ottomano.
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«Asia Bibi in drammatiche condizioni psico-fisiche»

In Pakistan, specialmente quando si tratta di donne, nessuna pietà. Sosteniamo Asia Bibi con la nostra preghiera per lei e per tutti i cristiani ingiustamente perseguitati.

Condannata per essere cristiana e pacifica e  non aver rinnegato la propria fede.

“Al momento dell’incontro, il suo sguardo vagava nel vuoto, non riusciva a capire cosa stesse accadendo, era completamente confusa e stupita. Per tutto il tempo della conversazione – oltre 2 ore e 20 minuti – i suoi pensieri erano alla deriva” nota con preoccupazione la Masihi Foundation. “Ha reagito agli stimoli con emozioni contrastanti, ridendo, piangendo e restando in silenzio per lunghi periodi di tempo”.”Per i primi 10 minuti – prosegue il comunicato – Asia non è stata in grado di reagire e non riusciva a capire se eravamo amici o nemici. Ha detto che nessuno si stava seriamente occupando di lei, aveva paura e sembrava molto fredda e nervosa. Non riusciva a tenere gli occhi fissi in un punto o verso un interlocutore. Le abbiamo offerto acqua e sembrava perfino spaventata dall’acqua”.

Le sue condizioni di igiene personale erano terribili: Asia Bibi non fa un bagno da oltre due mesi. La delegazione della Masihi Foundation le ha assicurato di provvedere per lei un’assistenza legale di alto livello. Asia, con tono di voce basso e dimesso, ha ripetuto ai membri dell’organizzazione che “desidera solo tornare dalla sua famiglia” e che continua a pregare e digiunare. La donna chiede ai cristiani nel mondo “di continuare a pregare per lei”. Alla domanda su come passa il tempo, Asia ha risposto: “Ho perso il senso del tempo. Non ho l’idea di un’ora, un mese, una stagione. L’unico giorno che ricordo è il 9 giugno, il giorno più buio della mia vita, quando sono stata arrestata. È l’inizio di un incubo per me e la mia famiglia”.

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LAICI, CIOÈ CRISTIANI

Mi sembra particolarmente importante aver voluto affrontare quest’anno, nell’Assemblea Plenaria, il tema di Dio: «La questione di Dio oggi». Non dovremmo mai stancarci di riproporre tale domanda, di “ricominciare da Dio”, per ridare all’uomo la totalità delle sue dimensioni, la sua piena dignità. Infatti, una mentalità che è andata diffondendosi nel nostro tempo, rinunciando a ogni riferimento al trascendente, si è dimostrata incapace di comprendere e preservare l’umano. La diffusione di questa mentalità ha generato la crisi che viviamo oggi, che è crisi di significato e di valori, prima che crisi economica e sociale. L’uomo che cerca di esistere soltanto positivisticamente, nel calcolabile e nel misurabile, alla fine rimane soffocato. In questo quadro, la questione di Dio è, in un certo senso, «la questione delle questioni». Essa ci riporta alle domande di fondo dell’uomo, alle aspirazioni di verità, di felicità e di libertà insite nel suo cuore, che cercano una realizzazione. L’uomo che risveglia in sé la domanda su Dio si apre alla speranza, ad una speranza affidabile, per cui vale la pena di affrontare la fatica del cammino nel presente (cfr. Spe salvi, 1).
Ma come risvegliare la domanda di Dio, perché sia la questione fondamentale? Cari amici, se è vero che «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona» (Deus caritas est, 1), la domanda su Dio è risvegliata dall’incontro con chi ha il dono della fede, con chi ha un rapporto vitale con il Signore. Dio viene conosciuto attraverso uomini e donne che lo conoscono:
la strada verso di Lui passa, in modo concreto, attraverso chi l’ha incontrato. Qui il vostro ruolo di fedeli laici è particolarmente importante. […] Siete chiamati a offrire una testimonianza trasparente della rilevanza della questione di Dio in ogni campo del pensare e dell’agire. Nella famiglia, nel lavoro, come nella politica e nell’economia,
l’uomo contemporaneo ha bisogno di vedere con i propri occhi e di toccare con mano come conDio o senza Dio tutto cambia.
Ma la sfida di una mentalità chiusa al trascendente obbliga anche gli stessi cristiani a tornare in modo più deciso alla centralità di Dio. A volte ci si è adoperati perché la presenza dei cristiani nel sociale, nella politica o nell’economia risultasse più incisiva, e forse non ci si è altrettanto preoccupati della solidità della loro fede, quasi fosse un dato acquisito una volta per tutte. In realtà i cristiani non abitano un pianeta lontano, immune dalle «malattie » del mondo, ma condividono i turbamenti, il disorientamento e le difficoltà del loro tempo. Perciò non meno urgente è riproporre la questione di Dio anche nello stesso tessuto ecclesiale. Quante volte, nonostante il definirsi cristiani, Dio di fatto non è il punto di riferimento centrale nel modo di pensare e di agire, nelle scelte fondamentali della vita. La prima risposta alla grande sfida del nostro tempo sta allora nella profonda conversione del nostro cuore, perché il Battesimo che ci ha resi luce del mondo e sale della terra possa veramente trasformarci.

BENEDETTO XVI – BRANI DAL DISCORSO ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI
Città del Vaticano, 25 novembre 2011
© Copyright 2011 Libreria Editrice Vaticana

Forum di Todi: tutti alla rincorsa del "bene comune"

L’incontro di Todi non serve a niente. Non sono state rappresentate minimamente le componenti cattoliche presenti nel nostro paese. Ed è stata una cattiva idea nella genesi e nei contenuti. Quello di cui c’è urgente bisogno è di una nuova evangelizzazione, perché a parole tutti sanno cos’è il bene comune ma non è vero, non si sa cos’è il bene. Come si fa a parlare di valori non negoziabili o “di superamenti” se è in atto una frattura tra sapere e credere? Questo fa nascere molti equivoci, e lo vediamo…

Allora di cosa c’è bisogno oggi? Di evangelizzazione . E l’evangelizzazione è catechesi e dottrina sociale della Chiesa. Hanno fatto questo a Todi? Non l’ho capito, qualcuno me lo può spiegare?
Perché se non hanno fatto questo, che si sono incontrati a fare?

Io dico che di questa riunione di Todi non frega alla gente comune.  L’idea secondo me è stata infelice,  Come sempre dice tutto e dice niente e quando parla di sociale parla di morale e non scontenta nessuno. Tant’è che i giornalisti non hanno capito nulla.

L’ha detto il Papa a don Carron (Presidente della fraternità di CL) rispondendo alla domanda: “Quanto è importante la sfida, lanciata dal Papa, della nuova evangelizzazione?”
«È una sfida storica, perché è la sfida che il cristianesimo moderno ha davanti alla situazione storica in cui siamo chiamati a vivere la fede. Noi siamo chiamati a testimoniare la fede, la bellezza della fede in mezzo a una situazione in cui tanti pensano di sapere che cosa è il cristianesimo e hanno già deciso che non è interessante per la vita. La vera sfida della nuova evangelizzazione è mostrare come questo non è per niente così. E non perché rimproveriamo gli altri di non capire, ma perché dobbiamo trovare noi la modalità di fare risplendere la bellezza della fede nella vita quotidiana».

Nuova evangelizzazione è catechesi e dottrina sociale, “superare la frattura tra sapere e credere“, la crisi attuale è una crisi di origine antropologica:  (http://www.vietatoparlare.it/2011/05/15/una-nuova-evangelizzazione-del-sociale/) di questo abbiamo bisogno nel nostro paese. Lasciamo stare le partigianerie e le subordinazioni a cui il mondo cattolico è ormai abituato, riproporlo non è cosa originale ne corretta.

Patrizio/VietatoParlare

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