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In tempi di menzogna universale, dire la verità è già un atto rivoluzionario (Georges Orwell) – vietatoparlare blog web site

I diritti umani possono trovar posto nel Corano

a fianco su Sussidiarionet l’intervista a p. Samir.

P. Samir è  uno dei più grandi  conoscitori dell’Islam , è un uomo che anche su un argomento così spinoso, parla chiaro, ma quello che dice purtroppo non mi meraviglia, mi sono chiesto molte volte e  a lungo perchè il Corano dice tutto ed il contrario di tutto, mi sembra inoltre, ascoltanto molte dichiarazioni pubbliche di uomini di “fede”, che per molti mussulmani la verità  assoluta non esista , possa essere aggirabile, cioè che Allah è al di sopra di tutto anche al di sopra della stessa verità.

Ecco, qui di seguito, un interessante articolo  che secondo me , merita di essere letto perchè dà “orientamento topografico”… perciò completa ciò che dice padre Samir, che dà per sottinteso una “conoscenza base” di quella mentalità e di quel credo:

La rivelazione del Corano non è stata istantanea, ma si è compiuta in un periodo di 23 anni (dal 610 al 632, anno della morte di Maometto)

E’ interessante notare che i versetti tolleranti sono stati rivelati all’inzio della missione profetica di Maometto, alla Mecca e sono man mano diventati meno tolleranti dopo l’Egira a Medina (622) (indica il trasferimento dai propri clan di appartenenza come conseguenza dellarottura dei vincoli tribali per la nuova fede)   per diventare decisamente violenti verso la fine (Sura 9)

Alla Mecca, in 13 anni di predicazione, Maometto aveva convertito meno di un centinaio di persone e si era reso inviso ai notabili Meccani che, dopo numerosi tentativi inefficaci di trovare un compromesso decisero di passare alle maniere forti, provocando la fuga dei musulmani a Medina. In questo periodo la predicazione di Maometto fu intransigente dal punto di vista dottrinale (monoteismo assoluto) ma conciliante con Ebrei e Cristiani, di cui ripeteva a grandi linee il messaggio, e anche con i politeisti.

Dopo l’egira il tono della rivelazione cambiò e prescrisse di combattere gli infedeli. Il motivo di questa aggressività risiedeva nella convinzione che chi rifiutava di riconoscere la verità dell’annuncio fatto da Maometto, commetteva un’ingiustizia. Diventava quindi “colpevole” di miscredenza e la miscredenza era di per sé un’aggressione contro l’islàm.

C’è una evidente discrepanza tra i versetti tolleranti rivelati alla Mecca e quelli violenti e aggressivi rivelati a Medina. La brillante soluzione alle contraddizioni del Corano è il “Principio di Abrogazione”, in Arabo “Annaskh wa al manswkh” (L’abrogante e l’abrogato) proposto dallo stesso Corano:

Non abroghiamo un versetto né te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale . Non lo sai che Allah è Onnipotente? (CORANO  2:106)

In base a questo versetto quelli rivelati posteriormente hanno la prevalenza su quelli rivelati anteriormente. Pertanto, siccome i versetti tolleranti sono quelli rivelati alla Mecca prima dell’Egira, mentre quelli violenti sono quelli rivelati posteriormente, a Medina, dopo l’Egira, ovviamente hanno la prevalenza sui versetti meccani.

Rimane un dubbio: come può un versetto rivelato da Allah non essere vero e perfetto come tutto quanto viene da Dio che è perfezione assoluta? La risposta è semplice, (anche se non per noi, . Tutti i versetti sono veri e da applicare, sia quelli tolleranti che quelli intolleranti. Ciò significa che sia la tolleranza che l’intolleranza sono lecite e ammesse, anche se l’intolleranza è preferibile, in quanto prescritta da versetti posteriori, quindi di maggior rilevanza. In pratica ogni musulmano è libero di scegliere il corso di azione che reputa migliore.

Il fatto è che la misura della morale è la vittoria dell’islàm, cioè della verità sulla menzogna e sull’ignoranza. Non esiste un bene assoluto nell’islàm, se non la volontà di Allah. Ciò che vuole è giusto e morale, ciò che proibisce è ingiusto e immorale. Anche la verità non è un valore assoluto come per il Cristianesimo. Se ai musulmani la verità fosse dannosa, si è assolutamente autorizzati a mentire. Questa pratica dell’inganno si chiama Taqiyya.”

per chi volesse leggere tutto, ecco il link: http://www.lisistrata.com/cgi-bin/lisistrata3/index.cgi?action=viewnews&id=594

detto tutto questo  è “il bene pratico” che bisogna dimostrare come bene ha detto il card. Scola . Naturalmente specialmente in occidente, dove per adesso abbiamo parola.
Le tavole rotonde sono utili, ma è il bene pratico, è l’incontro tra la gente e iniziative come il Meeting del Cairo che può proporre nuove prospettive senza sconfessare la natura dell’uomo e lo ricerca della Bellezza, per cui tutti,  originariamente , gli uomini sono fatti.
Come sempre è l’incontro tra uomini e tra tradizioni vere di solidarietà e di bene che fà nascere le civiltà.

Non è utopia :come lo sostiene anche Wael Farouq, musulmano: la Chiesa è parte del nostro popolo

Tolleranza islamica

(…) Cos’è la tolleranza islamica? Questa domanda suscita una importante considerazione “gnoseologica”. Il significato che diamo alle parole dipende dalla nostra cultura. Pertanto quando parliamo con un musulmano di tolleranza, pace, giustizia, fratellanza, morale, bontà, innocenza, elemosina ecc, non è assolutamente sicuro che intendiamo le stesse cose, anzi è certo che i concetti espressi da queste parole siano profondamente diversi.

Per sapere se l’islàm è una religione tollerante, dobbiamo esaminare

1) i testi sacri, in primis il Corano, integrato dalla Sunna o Tradizione, costituita dagli ahadith, i detti e i fatti del Profeta e dalla Sira, la biografia del Profeta.

2) la shari’a, cioè la legge islamica ricavata dalla rivelazione divina, cioè dai testi sacri, elaborati e interpretati dai giureconsulti islamici ( fuqaha, sing. faqih).

3) la storia dell’islàm, per valutare l’applicazione pratica della shari’a nella storia degli imperi musulmani.

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L'approccio dell'Occidente con L'Islam

Guardando i fatti che accadono, e le notizie che si rincorrono sulle continue persecuzioni di cristiani e il sorgere di sistemi sempre più teocratici nei paesi islamici, i moderati nell’Islam appaionio essere, sempre più  il frutto di un nostro atto di fede più che essere una realtà politica significativa all’interno di quelle società, e l’approccio occidentale con l’Islam risulta del tutto errato.

Mi vengono in mente alcuni punti su cui riflettere:

l’Islam allo stato attuale confligge al suo interno con la nostra idea di società.

I cambiamenti di comportamento in questo mondo monolitico sono assai difficili,  cioè per essere un buon mussulmano si devono seguire determinati atti e concepirsi non come individuo ma come sottomesso alla divinità  e facente parte di una collettività che è al di sopra di tutto il resto dellumanità. Il punto centrale della vita religiosa non è l’andare in moschea ma le prescrizioni da rispettare.
Non c’è un’autorità unica a cui riferirsi e perciò il tratto identitario più evidente è la  prescrizione, se si trasgredisce non si è un buon mussulmano.
Risultato: Non identificandosi  con un’autorità morale unica, ma con i precetti ,  non è possibile alcuna evoluzione perchè si parte  da una concezione contrapposta a quella cristiana in cui l’uomo può evolversi sperimentando appieno la sua umanità, in cui tutto è buono, tutto cio’ che non và contro la sua natura,  perchè redento.
Tutto è possibile per la Provvidenza, ma l’origine della sfida è una cosa che deve essere chiara.

L’atteggiamento sbagliato dell’occidente ( adotta un sistema non religioso) nei confronti dell’Islam .
Finora l’occidente ha usato e inteso vincente  il suo modo di intendere la democrazia.
Prevale la convinzione che la nostra società è il massimo che si possa concepire , la civiltà pienamente realizzata. E’ una concezione della storia in cui il  “medioevo”  (età oscura e arretrata) viene contrapposta a quella luminosa degli anni a venire , del progresso umano e dell’illuminismo e del relativismo, la liberazione dalla religione cattolica e almeno la separazione tra stato  e la chiesa  è il trionfale punto di arrivo. Questo traguardo ha trovato un prezzo enorme da pagare , la chiusura di ordini religiosi, l’esproprio, il furto,  l’uso della forza e infine le ” grandi guerre” . Tutto giustificabile per il progresso. Con le due guerre mondiali l’umanità è stata ad un passo della distruzione. Poco importa.  Con questa idea di noi stessi pensiamo di dialogare con l’Islam… buona fortuna!

Così  i mussulmani  avranno anche loro il loro “progresso” , “si devono compatire ma col tempo capiranno”.
Infatti prevale l’idea che  le società islamiche  sono semplicemente  come le nostre centinaia di anni fà, e perciò dobbiamo capirle, perchè è inevitabile che presto o tardi si uniformeranno ai nostri “canoni “, al nostro concetto di libertà, al nostro concetto di democrazia, al nostro concetto di diritti umani, al nostro concetto di uguaglianza e dignità individuale. Si capisce così la diffidenza che hanno nei nostri confronti , e invece la possibilità  di avvicinamento utilizzando altre latitudini, come nel caso del Meeting del Cairo.

Diamo aiuti a tutti perchè siamo convinti che con il benessere cadrebbe il fondamentalismo,  chi pensa questo lo fà giudicando che il  male derivi  da una società imperfetta che crea disaguaglianze e perciò ingiusta.
Si usa cioè nell’approccio con l’islam l’idea  di chi  vede tutta la realtà come causa ed effetto, cioè che tutto possa essere spiegato e che ogni individuo è frutto delle circostanze.

Quindi per cambiarlo si devono cambiare le circostanze. Si è visto che  non è così .
Lo si è visto in Iraq. Applicando questo teorema oggi è peggio di prima. Ma non c’è da stupirsi: c’è chi crede che mettendo gli ingredienti giusti si possa ricreare in laboratorio il bing-bang e quindi la vita, ricreando “il brodo primordiale”.

Tutte queste cose non contano se si dimentica la propria storia fino a mentire e cambiare i fatti sui libri di storia, pur di far vincere una concezione della realtà fatta dall’uomo, si perde così il fondamento della stessa esistenza umana.

Si perde la memoria, l’esperienza umana  che la storia ci racconta.  Che è una ricchezza . E’ una ricchezza che non interessa. Tant’è che  interessa “la moda etnica”  ma non la memoria.
Questa decostruzione è proprio un lavoro ben fatto : le nostre società non corrispondono ormai a questi valori in quanto non concepiscono la vita come data e l’individualismo e l’uomo che si fà da sè impera, eppure è evidente non si può può proporre a sè stessi e a nessuno questo modello svuotato del suo fondamento.

RISULTATO: i tecnocrati  delle nostre diplomazie possono fare e dire quello che vogliono, ma non funzionerà mai. Nè  basterà l’esistenza nei nostri parlamenti nazionali o sovranazionali europei, di qualche figura cristiana particolarmente carismatica (e osteggiata) a cambiare le cose.

C’è una legge prevalente che conta sopra tutto e che filtra snaturando ogni cosa buona , che conta la riuscita dell’uomo e i suoi diritti e che tutto è lecito se non si contravviene alle leggi.
Questo è il nostro concetto di libertà che adottiamo nelle relazioni internazionali e quindi il modo con cui approcciamo e ci relazioniamo con l’Islam.   Lo ha detto Blair qualche anno fà al Meeting di Rimini ed ha detto che aveva speranza, nei suoi periodi di permanenza in Terra Santa come incaricato di mediare tra palestinesi e israeliani,  solo guardando quella collina dove Cristo ha vinto il nostro peccato, e che ha fatto ciò che era imprevisto e impossibile per l’uomo.

Ma occorre che si torni a Lui per affrontare questa sfida. Perchè il male e la morte  non è vero che non esiste. Perciò proponiamo solo buste vuote.

Abdel Fattah: Siamo pronti a sfidare Al Qaeda per difendere le chiese in Egitto

Abdel Fattah, parlamentare egiziano e membro dei Fratelli musulmani, un movimento considerato estremista dal governo del Cairo. In realtà, i Fratelli musulmani hanno pubblicato un documento ufficiale in cui chiedono a tutti i fedeli islamici di difendere le chiese cristiane dopo la minaccia di attacchi imminenti da parte di Al Qaeda.

«Siamo pronti a sfidare Al Qaeda per difendere le chiese in Egitto. La diversità religiosa fa parte della storia del nostro Paese e proteggere i luoghi di culto dei cristiani per noi equivale a difendere la nostra patria».

“I Fratelli Musulmani costituiscono in Egitto una formazione politica che si richiama al dovere di fedeltà ai valori islamici tradizionali e uno dei temi maggiormente dibattuto al suo interno è quello del jihād.” Credo alla buona fede di Abdel Fattah, ma è un persona di cultura , un intellettuale, hanno una miriade di capi , quanti lo seguiranno? Comunque è oggettivamente  sicuramente un bel passo. Bisogna riconoscergli che  è una decisione presa secondo verità.

Sono veramente confortato, non è da poco , è comunque una personalità importante e conosciuta e avrà il suo seguito. Positivo il rapporto instaurato con Lui. Si gioca tutto in rapporti non ambigui e di stima. Che il Signore ci aiuti sempre e sopratutto ci dìa sempre la Grazia per riconoscere i segni della sua presenza reale e accresca la nostra fede.

L'Islam è intollerante quando ha il potere

L’Islam è intollerante quando ha il potere. Al di là delle prove di trasmissione  interreligiose mai riuscite ,  questa è la realtà dei fatti. Questo è quello che si coglie dagli interventi al sinodo a Roma sul medio oriente, quando parlano le persone che in quei paesi ci vivono:

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Nessuna libertà religiosa” per i cristiani che vivono in Arabia, anche quando è permesso (non in Arabia Saudita) di avere qualche chiesa. In Libano, invece, il Paese arabo nel quale la presenza dei cristiani è percentualmente maggiore e ha risvolti politici e costituzionali (il presidente della Repubblica è cristiano) essi sono confessionalmente uniti, ma politicamente divisi. Sono le due esperienze di maggior impatto venute ieri dal Sinodo dei vescovi sul Medio Oriente, dove continuano gli interventi dei presuli, mentre sono iniziati i lavori dei “circuli minores”, i gruppi di studio.

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Schiavitù, Cristianesimo e Islàm

Navigando, ho trovato questo documento sulla schiavitù, ve lo propongo, ricordando le parole di Gesù, impensabili a quei tempi:

Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù (Gal 3,28)

Schiavitù, Cristianesimo e Islàm di Robert Spencer

tradotto da Paolo Mantellini

Tirare le pietre al Cristianesimo per i suoi trascorsi relativi alla schiavitù, per gli atei oggi è diventata una sciccheria alla moda. Questo atteggiamento fa parte di una più ampia aggressione alla società e alla storia dell’Occidente che, o per caso, o di proposito, è manovrata da chi attualmente si sta impegnando su scala globale in una generalizzata ed esplicita sfida sia ai valori Giudeo-Cristiani che a quelli post-Cristiani. L’aspetto assolutamente meno compreso e più trascurato dell’odierna difesa contro la jihad globale è la minaccia che i jihadisti rivolgono ai valori dell’Occidente che, in massima parte, sono Giudeo-Cristiani. Aggiungiamo a questo fatto una critica storica che inflessibilmente dipinge l’Occidente come l’aggressore contro l’universo intero e come l’unico responsabile di tutti i suoi mali, la volontà degli Occidentali di difendere qualcosa di così putrido come la loro civiltà comincia a svanire.

Questa è la principale preoccupazione del mio libro Religion of Peace? Why Christianity Is and Islam Isn’t [Religione di pace? Perché il cristianesimo lo è e l’islàm no], che ho scritto per contrastare questa tendenza e per rispondere alle critiche culturali dei musulmani. Perché, a prima vista, la Bibbia giustifica la schiavitù. L’apostolo Paolo afferma con chiarezza: “Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, con semplicità di spirito, come a Cristo [Servi, oboedite dominis carnalibus cum timore et tremore, in simplicitate cordis vestri, sicut Christo]” (Efesini, 6:5). Non stava dicendo nulla di riprovevole (e quindi viene criticato per aver apparentemente accettato lo “status quo” culturale del suo tempo, senza criticarlo o respingerlo). Nessuna cultura al mondo, Cristiana o meno, ha mai messo in dubbio la moralità della schiavitù fino a tempi relativamente recenti.

Ma la comune credenza popolare affibbia la responsabilità della schiavitù esclusivamente all’Occidente. Quando, nel Marzo 2007, l’Inghilterra commemorò il duecentesimo anniversario della definiva abolizione della tratta degli schiavi, il Primo Ministro, Tony Blair, lo definì “un’opportunità per il Regno Unito di esprimere il nostro profondo dolore e rammarico per il ruolo svolto dalla nostra Nazione nella tratta degli schiavi e per le insopportabili sofferenze, individuali e collettive, che ha causato”.

Il ruolo dell’Inghilterra nella tratta degli schiavi?

Qualche Americano si potrebbe sorprendere nel venire a sapere che gli Inglesi, o chiunque altro che non fosse un Americano del sud, abbia mai posseduto schiavi, poiché dopo essere passati nell’odierno sistema scolastico, senza alcun dubbio, molti hanno la certezza che la schiavitù sia stata inventata a Charleston e a Mobile.

“Il sistema educativo Americano” osserva Mark Steyn, “lo insegna così – come una specie di turpe perversione che i coloni transatlantici hanno sviluppato spinti dalla loro avidità”.

Tuttavia, come ancora specifica Steyn, la schiavitù fu considerata per secoli un evento normale della vita da quasi tutte le culture: “In realtà, era più come il raffreddore – un’eventualità normale della vita. La sua pratica precede l’etimologia della parola stessa, risalendo agli schiavi portati dall’Oriente alla splendente metropoli di Roma antica. E precede di molti secoli le più antiche legislazioni, come il Codice di Hammurabi in Mesopotamia. Il primo schiavo riconosciuto per legge nelle colonie Americane apparteneva a un negro che era arrivato come “servo a contratto” [indentured servant]. I primi proprietari di schiavi del Nord America furono le tribù di “cacciatori-raccoglitori”. Come spiega Eric Metaxas ‘La schiavitù era accettata come la nascita, il matrimonio e la morte; era così intimamente intrecciata nel tessuto della storia umana che si potevano discernere solo con gran difficoltà i fili della sua trama e non era praticamente possibile isolarli dal contesto. Per oltre 5000 anni, in tutto il mondo, l’idea di una civiltà umana senza schiavi era semplicemente inimmaginabile’”.

Altrettanto misconosciuto è stato il ruolo che i princìpi Cristiani hanno giocato nell’abolizione della schiavitù in Occidente, un’impresa senza precedenti negli annali della storia umana. Le radici dell’abolizionismo possono essere fatte risalire alla pratica della Chiesa di battezzare gli schiavi e di trattarli come esseri umani identici in dignità a tutti gli altri. Sant’Isidoro di Siviglia (560–636) dichiarò che “Dio non ha fatto alcuna differenza tra l’anima di uno schiavo e quella di un uomo libero”. La sua affermazione si richiamava a quanto San Paolo disse a Filemone, che era proprietario di schiavi, a proposito del suo schiavo fuggitivo, Onesimo: ”Forse per questo è stato separato da te per un momento, perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo” (Filippesi, 15–16).

Quando fu chiaro che lo schiavo aveva un’anima uguale a quella del suo padrone, non fu più possibile giustificare che potesse essere la proprietà di un’altra persona. Nel 649, Clodoveo II, Re dei Franchi sposò una schiava – che successivamente iniziò una campagna per interrompere il commercio degli schiavi. Oggi la Chiesa Cattolica la venera come Santa Batilde. Anche Carlomagno, come altri dopo di lui, si oppose a questa pratica nell’Europa Cristiana. Secondo lo storico Rodney Stark,la schiavitù scomparve dall’Europa medioevale solo perché la Chiesa estese i suoi sacramenti a tutti gli schiavi e poi riuscì ad imporre il divieto di ridurre in schiavitù i Cristiani (e gli Ebrei). Nel contesto dell’Europa medioevale, questo divieto risultò essere una effettiva norma di generale abolizione”. E quando, nel Nuovo Mondo, gli Spagnoli stavano massicciamente riducendo in schiavitù gli Indiani Sud Americani, importando anche, come schiavi, negri dall’Africa, il loro principale avversario fu un missionario, il Vescovo Cattolico Bartolomè de las Casas (1474–1566), che fu fondamentale nel convincere la Corona di Spagna a promulgare, nel 1542, una legge che proibiva di rendere schiavi gli Indiani.

Magdi Allam sul Corriere della Sera

Qaradawi e i suoi Fratelli musulmani dovrebbero sapere che la raffigurazione del profeta è sempre avvenuta nel corso della storia islamica. Se proprio non lo sapessero, vadano nel sito degli islamici riformatori e liberali www.muslimwakeup.com e nel forum troveranno un link che rimanda a una voluminosa raccolti di ritratti su tela e in miniatura, nonché vignette satiriche sul profeta.
A parte ciò, anche qualora i musulmani non dovessero ritrarre il loro profeta, perché mai dovrebbe essere vietato a un non musulmano? Infine per quale ragione ai musulmani è ampiamente concesso ritrarre vignette offensive dei cristiani e degli ebrei, senza che sia stata proclamata alcuna «guerra santa» contro l’insieme dell’islam, mentre tutto il mondo sarebbe tenuto a un particolare riguardo nei confronti della sensibilità dei musulmani?

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