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In tempi di menzogna universale, dire la verità è già un atto rivoluzionario (Georges Orwell) – vietatoparlare blog web site

Il predidente Napolitano dice che le foibe sono il risultato del nazionalismo europeo: la lettera di un cittadino.

foiba - foto arezzo polifica

Spalmare la colpa tra tutti, spalmare la colpa nella società non spiega la storia, ecco di seguito una lettera di protesta giunta da un cittadino ad Avvenire:

Di seguito la lettera su Avvenire, vale la pena farla girare. Caro direttore, come profugo istriano sono rimasto colpito dal messaggio del presidente Napolitano: gli eccidi e l’esodo sono stati causati dalle derive nazionalistiche europee. Ero bambino, all’epoca, ma me la sento di dichiarare che gli eccidi e l’esodo sono stati causati dalle ideologie: a finire nelle foibe è stata particolarmente la borghesia, vittima del comunismo più deteriore. A Pola, a Fiume, a Gorizia, a Zara, a Trieste vennero deportati dai comunisti titini anche membri del Comitato Nazionale di liberazione, colpevoli solo di avere altre ideologie; e i titini sono stati aiutati in questo da comunisti italiani, che credevano nel “paradiso” sovietico. A Genova, la sindaco Vincenzi ha sostenuto che le foibe sono state solo una reazione al fascismo, ma si è guardata bene dallo spiegare perchè nelle foibe sono finiti tanti antifascisti o perchè, malgrado a Pola su 34.000 abitanti ci fossero ben 6.000 cittadini inseriti nei gruppi combattenti partigiani, solo 2.000 persone nel 1947 abbiano deciso di optare per la cittadinanza jugoslava….Gli anni passano e i ricordi si affievoliscono, ma ancora oggi ricordo le scazzottate quotidiane coi “compagni” di scuola che non accettavano di avere come compagno di classe un “fascista” fuggito dal paradiso di Tito. La sindaco di Genova perchè non prova a confrontarsi con un suo predecessore, anche lui di sincera fede democratica, ma come me esule da Pola? Sansa ha vissuto l’esodo sulla sua pelle e non è un negazionista, anzi…. Infine, una preghiera: in Italia ci sono ancora Comuni che hanno una via o una piazza intitolata a Tito, il grande infoibatore. Se qualche sindaco avesse lasciato una piazza intestata a Mussolini, a quest’ora lo avrebbero linciato. Non dico di fare altrettanto con loro, ma non esiste un limite alla decenza? Norberto Ferretti

Risorgimento e persecuzione della Chiesa.

tratto dal sito : ” insorgente ”

Un altro lato oscuro del risorgimento è la persecuzione scatenata contro la Chiesa cattolica dalla potente alleanza liberale, massonica e protestante.
L’Italia è l’unico Paese d’Europa che ha conquistato l’unità nazionale attraverso un duro contrasto con la propria Chiesa. Naturalmente, nel caso dell’Italia, si sta parlando della Chiesa cattolica.
Perché lo Stato sabaudo, il Regno sardo-piemontese che si dice costituzionale e liberale e si è messo alla guida del processo che ha portato all’unità d’Italia ha perseguitato duramente la Chiesa?
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Considerazioni sulla Rivoluzione francese

pubblicata da Vivo la Politica come vivo la Vita il giorno domenica 20 febbraio 2011  ·  IL TIMONE N. 17 – ANNO IV – Gennaio/Febbraio 2002 – pag. 22 – 23
autore mons.  Mons. Luigi Negri

Un uomo che fa a meno di Dio, uno Stato che diventa totalitario, un odio sfrenato verso la religione cattolica e la monarchia, l’annientamento del passato e il culto della dea ragione: questi i capisaldi dell’evento preso a simbolo della nascita del mondo moderno.

La Rivoluzione francese è il primo radicale tentativo di costruire una società ed una struttura statale nell’orizzonte di quella cultura che si definisce “moderna”.

Capisaldi di questa cultura sono: un uomo “senza Dio”, assolutamente autonomo ed autosufficiente che non ha bisogno di nessun riferimento religioso per conoscere la sua identità, i principi fondamentali del suo comportamento, le regole fondamentali della vita sociale. Si definisce questo mondo culturale anche come laicismo. Padre Cornelio Fabro raccoglieva l’essenza del laicismo in questa formula : “Dio se c’è, non c’entra”.

Il mondo moderno con la Rivoluzione francese ha dimostrato in modo gigantesco, negli sforzi e anche negli orrori, che era possibile creare una società e uno Stato secondo quella ragione illuministica, che è sostanzialmente una ragione scientifico-tecnologica. In particolare lo Stato costituisce l’obiettivo ultimo dello sforzo per razionalizzare la vita dell’uomo nella società. 

Lo Stato diviene dunque la realtà che raccoglie tutti i valori razionali, culturali ed etici: diviene dunque il vero fatto che da valore totale alla persona ed alla società. Si può anche dire che la Rivoluzione Francese sostituisce ad uno Stato che riconosce nelle origini del potere una dimensione religiosa della vita, uno Stato che si presenta come capace di totalizzare la società: uno Stato “totalitario”, appunto. È ovvio che quindi non si è trattato di una evoluzione di pezzi della società precedente, richiesta dall’apparire di nuove esigenze, di nuovi problemi, di nuove sfide. La società precedente aveva vissuto momenti di riforma parziale che l’avevano, in qualche modo, adeguata progressivamente alla evoluzione di tempi e problemi.

La Rivoluzione francese invece crea un mondo nuovo: in tanto il mondo nuovo si può costruire se si distrugge il mondo del passato. Il mondo del passato (l’Anqien Regime) è considerato dai rivoluzionari francesi come l’insieme di tutti gli errori teorici e politici, di tutte le ingiustizie personali e sociali, di quella profonda alienazione da cui appunto l’uomo doveva essere liberato per l’esercizio di quello che gli illuministi avevano chiamato “il lume della ragione”. La Rivoluzione francese ha innegabilmente al cuore una forza eversiva del passato: il passato deve essere distrutto, addirittura nella sua consistenza materiale, nella realtà delle sue istituzioni e dei suoi costumi, nelle grandi espressioni culturali, artistiche e poetiche: perché tutto nel passato grida lacrime e sangue e l’uomo invece non deve più soffrire.

La politica, la nuova religione, che pretenderà di imporre a tutti i francesi il culto della dea ragione, è la sola in grado di garantire “la felicità degli uomini sulla terra” (cfr. “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino”). Ma la tradizione non era un passato, la tradizione era un presente: nella presenza della Chiesa come popolo di Dio presente nel mondo la tradizione segnava la vita della persona e della società, rivelava ancora una capacità di educazione della persona e di fondazione di rapporti culturali e sociali. Per questo motivo, dall’Assemblea degli Stati Generali (1789) fino al regicidio (1793), ed al Terrore giacobino, la Rivoluzione francese assume un volto innegabilmente anti-ecclesiale ed anti-ecclesiastico. L’inizio di questa lotta contro la Chiesa francese è la Costituzione civile del clero (1790). La Chiesa francese, in quanto tende ad essere una struttura della vita sociale ed a proporre una cultura, una morale ed una immagine di società che nascono dalla fede, deve accettare di essere “normata dallo Stato”. Mentre ufficialmente si parla di “separazione della Chiesa dallo stato”, in realtà la Chiesa viene strettamente legata alla struttura giuridica ed amministrativa dello Stato. Per essere Chiesa, la Chiesa francese deve accettare di avere un riconoscimento civile dallo Stato. Così le oltre trecento diocesi francesi vengono ridotte a meno di cento e fatte coincidere con i dipartimenti, le parrocchie vengono forzosamente fatte coincidere con le province: vescovi e parroci vengono eletti dalle assemblee degli aventi diritto al voto (meno dello 0,5% di tutto il popolo francese).

Viene spezzato il vincolo di comunione e di dipendenza dal Papa, a cui viene riconosciuto soltanto un primato di onore e non di giurisdizione. 

Una infima minoranza del clero francese giura la Costituzione civile e formerà così la chiesa “giurata”; la quasi totalità del clero francese rifiuterà il giuramento (e formerà la cosiddetta “chiesa refrattaria”). Centinaia di migliaia di cattolici francesi scriveranno una delle pagine più fulgide del martirio della Chiesa nei tempi moderni. Giovanni Paolo II canonizzerà questa parte importante del popolo cattolico di Francia, martire, nella varietà delle sue vocazioni: vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, padri e madri di famiglia, anche fanciulli di pochi anni. Sono per noi il segno eloquente e commovente che la missione ecclesiale si svolge sempre nell’orizzonte del martirio. La Rivoluzione insieme alla Chiesa rifiuta la monarchia. Occorre intendersi bene. La monarchia non è anzitutto da considerarsi come una determinata procedura dell’esercizio del potere; la monarchia francese è la testimonianza, al di là della grandezza o della povertà dei singoli monarchi, che la radice dello Stato e del potere è di carattere religioso. Il re di Francia, incoronato nella cattedrale di Reims in una fastosa cerimonia sacramentale ed unto con il crisma delle ordinazioni episcopali, è innanzitutto il padre ed il custode della fede del popolo di Francia e della libertà della Chiesa: il suo potere effettivo di governo è certamente ampiamente condizionato da una struttura di partecipazione del clero e dei nobili e successivamente anche dei più alti esponenti della classe borghese.

“Il re deve morire perché è il re”: così tuonò Robespierre alla Convenzione, durante quel processo che gli storici più seri di oggi sono inclini a considerare più “una farsa” che una cosa seria.

 

Così dalla convergenza di anti-ecclesialità e di rifiuto della monarchia, tende a nascere, in piena Europa e su suolo francese, il primo esperimento di una struttura politica chiusa in se stessa, che non riconosce nessuna istanza, né superiore a sé, né accanto a sé: quella struttura totalitaria, che a qualche anno dalla solenne Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino ha potuto condannare a morte decine di migliaia di francesi solo sulla base di semplici “sospetti” (“la legge dei sospetti”).

 

La giustizia è una giustizia “giacobina”: è l’inizio di quelle giustizie aggettivate (fascista, nazista, comunista, popolare) che l’ultimo secolo ha tragicamente sperimentato sulla propria pelle e nella devastazione della propria coscienza. La Rivoluzione francese non deve essere, comunque, demonizzata: in certi settori della vita sociale ha segnato degli indubbi progressi nei confronti dì situazioni che potrebbero essere definite “di stagnazione”: ma è indubbio che nelle sue spinte propulsive e nel processo culturale, sociale e politico che ha iniziato, e che la storia ha rigorosamente condotto a compimento, la Rivoluzione francese ha determinato quel totalitarismo politico nel quale l’umanità europea, e non solo, ha rischiato di naufragare.

 

+ Mons. Luigi Negri

 

RICORDA

“La persecuzione religiosa subita dai francesi cattolici durante questo periodo [la Rivoluzione francese] non ha equivalenti nella storia se non le grandi persecuzioni del XX secolo. Di tutte la Rivoluzione francese è stata il modello. La persecuzione religiosa non fu solo persecuzione contro i religiosi, ma una rivolta contro il cristianesimo, con il preciso intento di decristianizzare la nazione. La maggioranza dei preti è stata assassinata od espulsa, tutte le chiese sono state chiuse per un anno e mezzo ed il loro patrimonio requisito ed incamerato, 250 mila vandeani sono stati massacrati perché volevano andare alla Messa e restare fedeli a Roma”.

(Pierre Chaunu, in Stefano M. Paci, “Quante idiozie su quegli anni bui”, in 30GIORNI, n. 1, gen. 1987, p. 19).

 

BIBLIOGRAFIA

Jean Dumont, I falsi miti della rivoluzione francese, Effedieffe, Milano 1989.

Pierre Gaxotte, La rivoluzione francese, Mondadori, Milano 1989.

Reynald Secher, II genocidio vandeano, Effedieffe, Milano 1991.

Massimo Introvigne, La Rivoluzione francese: verso un’interpretazione teologica?, in Quaderni di Cristianità, n. 2, Piacenza 1985, pp. 3-26.

Francois Furet, Crìtica della rivoluzione francese, Laterza, Bari-Roma 1980.

Francois Furet – Mona Ozouf, Dizionario critico della Rivoluzione francese, Bompiani, Milano 1988.

 

 

 

Mons. Negri: "A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia. Quale identità?"

Intervento di S E. Mons. Luigi Negri al Convegno di Alleanza Cattolica a Roma intitolato “A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia. Quale identità?”. Roma – Sala della Protomoteca Capitolina, 12 febbraio 2011

Vorrei ringraziarvi per aver organizzato questo convegno e per la straordinaria capacità di integrazione che hanno avuto le precedenti relazioni. Riporterò brevemente delle osservazioni che possano contribuire ad accrescere il nostro senso di responsabilità.


Prima osservazione

L’identità italiana è stata curata, educata e maturata dalla Chiesa insieme alle famiglie cristiane. Per secoli è stata custodita dai padri e dalle madri di famiglia, ai quali il grande Arcivescovo di Milano San Carlo Borromeo, arrivato in una Diocesi devastata (come lo sono oggi molte Diocesi), disse: «O fate voi il catechismo o io non riesco più a farlo». L’identità italiana quindi è in una storia, dove la si percepisce, la si incontra, la si vive e la si combatte. E’ nella inculturazione della fede, nel tessuto culturale, antropologico, etico e sociale di quella che noi chiamiamo Italia pur nella varietà della situazioni e delle condizioni che questa ha vissuto negli ultimi 1.800 anni.

La Chiesa ha formato l’identità attraverso un’opera assolutamente rigorosa e puntuale di educazione. E l’identità italiana è la vita di un popolo sia nella ordinarietà della vita quotidiana sia nelle grandi vicende culturali e artistiche.

E’ la vita di un popolo che mangia, beve, veglia e dorme, vive e muore, non più per sé stesso, ma per Colui che è morto e risorto per noi. Non c’è niente di paradisiaco: è stato un cammino lungo di educazione che ha dovuto fare i conti con le differenze etniche e, nei secoli centrali della nostra storia, con le litigiosità dei piccoli potentati, ancor più gravi delle inimicizie dei grandi potentati. Ne è nato un popolo, un’esperienza storica che gridava la sua bellezza e la sua verità.

Tuttavia un’ideologia ha preso il posto di questa identità, di questa esperienza storica: il Risorgimento. Se non si comprende la differenza fra un’identità che si vive nella storia e un’ideologia che si impone e pretende di cambiare la storia, non si comprendono le vicende degli ultimi due secoli in Europa e nel mondo. Certamente non si capisce la vicenda del passaggio dalla situazione tradizionale alla situazione unitaria e risorgimentale.

Ebbene, una minoranza estremamente ridotta di ideologi, di massoni, di filo-protestanti e di borghesi, ha preteso che la sua visione delle cose fosse l’unica possibile e che quindi questa dovesse prevalere sulle altre. E’ la tragica presunzione di chi sostiene che un’idea giusta possa essere imposta anche con la forza, lo aveva già detto Tommaso Hobbes. Questa sostituzione è stata fatta senza nessuno scrupolo, usando la violenza, la manipolazione, l’ingiustizia, la sopraffazione e il disprezzo per una maggioranza informe e per quei ‘cafoni e fanatici dei preti, dei frati e delle suore’.

D’altra parte si sa, la rivoluzione si fa in questo modo. Non ci devono essere scrupoli – diceva Nietzsche – uno dei padri della rivoluzione moderna e contemporanea. La morale fondata sugli scrupoli è una morale dei deboli, degli inerti, dei vili, dei cristiani.
Gli interventi di questa mattina ci hanno fatto capire l’importanza della ricerca storica. Non c’è nessuno che possa dire che sulla storia del Risorgimento abbiamo già conosciuto tutto. Non esiste nessuna autorità, né civile né religiosa (nemmeno il Presidente della Repubblica o il Papa, che in effetti non lo ha mai fatto*) che possa dire: “Avete studiato abbastanza”.

Detto questo credo che quello attuale sia un periodo fortunato, perché si sta componendo un quadro sicuramente più inquietante, ma indubbiamente più oggettivo. A tal proposito tornerei a sottolineare l’auspicio dell’on. Mantovano: “ci vuole una purificazione delle memoria”. Non si può procedere senza sottrarre alla vulgata del Risorgimento il suo carattere di indiscutibilità. Occorre ricordare (e forse pochi lo sanno) che, per la prima volta nella storia della guerre europee, i piemontesi hanno combattuto la grande battaglia sul Volturno (per intenderci quella che formalmente pose fine allo Stato Borbonico) mitragliando e bombardando i civili inermi che erano in fila per prendere il pane e l’acqua. Un ragazzo e una donna con la figlia al collo diventarono improvvisamente un nemico da mitragliare e da uccidere. Ebbene il generale Cialdini, che si macchiò di questo delitto contro l’umanità, venne gratificato dal Re d’Italia con il titolo di Duca di Volturno.

Evidentemente l’ideologia ha sostituito l’identità del popolo non solo con la violenza, ma tacendo una parte sostanziale della storia che non aveva diritto di esistere, dal momento che non era prevista nei piani delle strutture centraliste, burocratiche e amministrative che hanno guidato l’unità. Un progetto, quest’ultimo, che al Sud arrivò con il prefetto di polizia, il capo dei carabinieri e la tassa sul macinato (il cibo dei ricchi!). Senza dimenticare la coscrizione obbligatoria che, come sempre avviene in Italia per i meccanismi a sorteggio, penalizzò i figli dei poveri e mai i figli dei ricchi.

Seconda osservazione

La Chiesa Cattolica pur additando sin dall’inizio i limiti gravissimi di questa operazione ideologica non ha mai trascurato l’educazione. Tant’è che nel fondo del cuore di ogni cattolico e del cuore delle famiglie cristiane essa ha proseguito la sua azione. Ma c’è di più: è proprio grazie all’opera educativa della Chiesa – consentitemi questa affermazione ardita ma rispondente al vero -  che il popolo ha sopportato il susseguirsi delle ideologie. Sta qui la ragione per cui il suo cuore non si è avvinghiato allo Stato unitario, né al fascismo, né all’azionismo o al marxismo. Ecco perché ha saputo affrontare le condizioni sociali e politiche avverse con molta dignità e  capacità di sacrificio.
Chi ha educato centinaia di migliaia di soldati cristiani a morire sui campi di battaglia in guerre assolutamente assurde come la Prima Guerra Mondiale? Chi ha insegnato loro a servire la patria anche per una causa non condivisa? La risposta è semplice: i parroci e quei cappellani che gli sono rimasti accanto e sono morti al loro fianco. L’esempio è quello del beato don Gnocchi, che ha vissuto in prima linea la terribile tragedia della spedizione italiana in Russia, da cui (a fronte di 350.000 partenti) sono tornate appena 60.000 persone, sottoposte a situazioni al limite della sopportazione fisica e psicologica.
Il fatto è che in tutta la storia umana non si trova una struttura più realista della Chiesa. Essa continua ad educare i suoi figli perfino nelle avversità.

Terza osservazione

Nella lunga serie delle ideologie anti-cristiane e, quindi, anti-umane (il collegamento tra anti-cristianesimo e anti-umanità è stato sufficientemente chiarito dal magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI) la più pervasiva, oserei dire la più terribile, benché possa sembrare la più innocua, è senza dubbio quella attuale, l’ideologia massmediatica. Stabilisce ciò che è corretto e, attraverso lo scientismo, si innalza ad unico termine di paragone e ad unico potere che non teme nulla sopra di sé. In altre parole disorienta il cristiano che non riconosce altri al pari di Dio, radice autentica della libertà di coscienza e del senso dello Stato. E non è che lo Stato per un cristiano non abbia importanza, tuttavia non è Dio. Il passato (basti pensare all’argine eretto nei confronti di Federico II di Sassonia, di Hitler, di Stalin o Mussolini) ne è la prova. La frase che il nostro grande Sant’Ambrogio di Milano pronunciò  a Teodosio è inequivocabile: «Tu sei una grande cosa, Imperatore, ma sotto il Cielo e io difendo i diritti del Cielo». Oggi che imperano il relativismo etico, lo scetticismo, l’anti-cristianesimo, quel che rimane della cultura razionalistico-illuminista e il giustizialismo (vera latria della magistratura) tutto ciò è ancora valido. Tanto più che negli ultimi 30-40 anni il popolo autenticamente cristiano si è ridotto ulteriormente sotto i colpi di quanti  vogliono cancellarne la presenza.

Pertanto la Chiesa ha in Italia una grandissima responsabilità. Farebbe un delitto contro se stessa e contro il Signore Iddio, che l’ha voluta come presenza viva nel mondo, se non se l’assumesse in maniera adeguata. A tal fine è necessario però che ritrovi e viva la capacità educativa del passato. Non c’è niente di più importante per il suo cammino e per quello della società. Si deve rinnovare l’esperienza del popolo cristiano cosciente della propria identità e disposto alla ricerca intellettuale con l’ampiezza della ragione di cui parla BenedettoXVI. Di un popolo che senta la sfida del cuore e ami l’altro da sé come portatore di un segno del mistero di Dio, evitando di farlo oggetto della manipolazione psicologica, affettiva o sessuale. Direbbe San Paolo: occorre un popolo educato a vivere la propria esperienza umana, razionale e affettiva secondo la misura del cuore di Cristo. Cosicché questa presenza, quantitativamente minoritaria e qualitativamente contestata, potrà porre dentro la società un fattore positivo di novità, richiamando realtà e culture non completamente omologate al massmediaticamente corretto e in grado di riconoscere le proprie radici e di vivere un dialogo.

D’altro canto il futuro della democrazia nel nostro paese passa da qui: molto dipende dalla possibilità di stabilire un dialogo senza smarrire le identità che lo costituiscono talvolta esigendo un duro confronto. La politica deve fare la sua parte e anziché riproporre steccati ideologici è chiamata ad individuare linee di attuazione mediando tra posizioni ideologiche e religiose diversissime tra loro.
Si badi bene, tuttavia, che la democrazia – tra i tanti studiosi che lo hanno scritto e detto vorrei ricordare Hanna Arendt- è imperfetta. E se soffre di totalitarismo e perché continuamente esposta al rischio di essere ricondotta ad una pura procedura che legittimi tutti i peggiori delitti.

Ma che cosa può fare la Chiesa affinché la sua identità non sia soltanto memoria del passato o il male assoluto additato dalla maggioranza del paese? L’ho già detto, deve educare i suoi figli a portare nell’esistenza la testimonianza di Cristo Via, Verità e Vita. Incontreranno così molti più uomini di quanto si possa credere. Incontreranno anche quegli uomini di buona volontà ancora in attesa di un annunzio chiaro, di una certezza e di un’affezione che li accompagni nella solitudine delle masse tele-manipolate. Non so – storicamente parlando – se la Chiesa italiana sarà capace di assumersi fino in fondo questa responsabilità.

So tuttavia che laddove un Pastore e una comunità ecclesiale riescono a farlo, si genera una società sana e pulita che lentamente filtra ben al di là dei propri limiti.
Il resto è compito di chiunque riceve questa educazione, che deve essere lietamente portata nel mondo come la cultura della vita e la cultura di un popolo che sa da dove viene e qual è il senso della sua esistenza. L’unica alternativa – ha affermato Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae – è la cultura della morte: in effetti tra l’umanità dei figli di Dio e coloro che non hanno conosciuto il Mistero (Sant’Ambrogio diceva che non sarebbe nemmeno valsa la pena di nascere se non fosse per essere stati salvati dal Mistero di Cristo) non esistono vie di mezzo.

Grazie.

*Contrariamente a quanto si pensa neanche a Galileo Galilei è stato chiesto di abbandonare le ricerche, piuttosto gli è stato comandato di non diffonderne imprudentemente i risultati per evitare che questi avessero un effetto devastante sulla vita e sulla fede del popolo

fonte: fattisentire

Un nuovo Risorgimento e nuovi garibaldini in Italia?

Asor Rosa  sul Manifesto discuisisce  sulla necessità di un  colpo di Stato giustificato dalla situazione attuale.

Giuliano Ferrara, a Radio Londra, in due puntate consecutive, riprende e dà visibilità al fatto che non è isolato, ma riporta il clima attuale:

Articoli dedicati all’argomento sul Foglio, qui e ancora qui.

Video : dalla puntata di giovedì 14 aprile di “Qui RadioLondra”
2011-04-14
Radio Londra – 14 aprile
La puntata di mercoledì 13 aprile di “Qui Radio Londr
Video : dalla puntata di giovedì 15 aprile di “Qui Radio Londra”
2011-04-15
Radio Londra – 15 aprile

Il golpe e’ in quell’aria su cui soffia anche Repubblica

Un allarme esagerato? Non proprio. Abbiamo ampi spazi del potere , di persone che contano, che se non nel metodo sicuramente ne condividono il giudizio e le motivazioni. Non è la prima volta che si sventolano bandiere italiane e si ostentano copie della Costituzione   a significare che sia la bandiera che la Costituzione oggi è attentata, tradisa, irrisa , e vilipesa , In imili circostanze , allora non sarebbe un gesto legittimo anche favorire in ogni modo un evento che si ritiene “condicio sine qua non” per un ritorno della democrazia nel paese?

Il clima è quello , basterebbe che apparisse tutto legale.  E nessuno si accorgerebbe di nulla.
Ma non sarebbe un colpo di stato come ce lo immaginiamo , con carri armati etc. , basterebbe che tutto fosse legale e inevitabile, come l’aborto.
Il fatto che la nostra felicità sia un diritto che deve dare lo Stato, è il contenuto e la differenza che contraddistingue una parte dall’altra del nostro paese. Mentre ci si ostina a non costruire  e incoraggiare , sostenere e valorizzare ,  ciò che già c’è.

Dalla parte che la felicità non derivi dalle circostanze lo vivono solo i cattolici. Ma la politica non vive di questa concezione, altrimenti mai ci saremmo uniti nella guerra alla Libia, dove le rivendicazioni non sono economiche , ma ideologiche. Non di una democrazia , non avendone la cultura e la tradizione, ma l’imporre una visione ad un’latra , una visione per risolvere l’esistenza umana.

Il fatto di ostinarsi a ripartire da quello che già c’è come possibilità di costruzione al posto di seguire il desiderio irrefrenabile di abbattere “il nemico”, è arrivato oggi a situazioni paradossali.

L’appoggio dato alle “insurrezioni” in Africa è anche in chiave interna , tant’è vero che NAPOLITANO ha detto che per quei popoli, quei fatti rappresentano il loro Risorgimento.

Quindi perchè non provarci anche qui?
In fondo la nostra democrazia è ormai con i piedi d’argilla, il popolo non ha più desiderio, e questa è la sola garanzia di ogni vera democrazia.
Ora invece rimane solo l’impalcatura , ma la gente non si rapporta più in modo democratico, è smarrita e non sà perchè vive. Non ama più la realtà.
Perciò i poteri sono sempre più forti e i politicanti di mestiere e quelli che si prendono pericolosamente carico del bene del paese sono sempre più decisied agguerriti.

L'Unità del territorio contro la storia di un grande popolo

Il processo risorgimentale fù in realtà un progetto ideologico in contrapposizione alla Chiesa. Esso non rispettò la storia della nazione italiana. Non la seppe riconoscere, anteponendo ad una unità territoriale l’immensa ricchezza di un popolo. La ricchezza del nostro popolo era la sua cultura cattolica, la sola che non discrimina nessuno, perchè non immagina l’uomo. La sola che dava spazio a tutti. Contro di essa si schiera e si scatena il Risorgimento, contro una fede che era diventata cultura. Contro un paese che comunque sarebbe diventato unito, perchè tale era la sua vocazione, ma lo doveva diventare nella ricchezza delle sue diversità.

(fonte “Gloria TV”: http://it.gloria.tv/?media=139824 )

L'epopea risorgimentale: il disprezzo per noi stessi.

Watch live streaming video from imoladiocesi at livestream.com

videogioco che ha come scenario la presa di Porta Pia

Presentato dal Ministro MELONI:

è stato realizzato un giochino gratuito online che SARÀ MESSO ONLINE , il quale è a dire orrendo è dir poco, è disgustoso e offende milioni di italiani e di caduti la cui memoria sarà irrisa ancora una volta : si tratta di un progetto del ministero della Gioventu’, realizzato nell’ambito delle iniziative per il centocinquantesimo anniversario dell’Unita’ d’Italia, il cui obiettivo e’ duplice: celebrare l’eroismo e l’amor di Patria di giovani coraggiosi del Risorgimento e raccontare la storia ai giovani di oggi con il loro linguaggio.

E’ in sostanza uno “sparatutto” in cui il protagonista un bersagliere , per ordine di Cadorna, deve farsi largo uccidendo i cittadini italiani  duosiciliani e pontifici , per presentare un ultimatum di resa al Papa, in che modo? lo vedete qui: http://www.youtube.com/watch?v=c7ngaLVM71o .

Il Direttore artistico è Van de Sfroos, il gioco è stato presentato al museo Maxxi di Roma,  dal Ministro Meloni, la sostanza delle altosonanti parole del Presidente di ieri trovano questa equazione, diseducativa e brutale, iniziativa certamente non tendente ad una  “memoria condivisa” tanto declamata.

“Il videogioco ”Gioventu’ Ribelle”, un ”first person shooter” incredibilmente realistico proprio come gli ”sparatutto” piu’ gettonati dai videogiocatori di tutto il mondo, e’ stato realizzato gratuitamente da AssoKnowledge-Confindustria: dal 17 marzo si potra’ scaricare dal sito www.gioventuribelle.it il primo livello, mentre gli altri due (che riprende a ritroso nella storia, l’assedio di Gaeta e la Repubblica Romana) saranno disponibili il primo il 2 giugno, e il secondo il 20 settembre, in occasione delle principali celebrazioni nazionali.”(ASCA)

Alla faccia di chi credeva alla “riconciliazione”, bisogna sottomettersi ancora alla menzogna ideologica!!! Inchinarsi a chi detiene la verità a mano armata e a colpi di mistificazione storica e ideologica. Una mazzata a tutti gli italiani, oggi uniti su altri valori, e non su questo pattume!

E’ questa l’Italia Unita che volete signori “patrioti”?  Complimenti Signori!!! Ma potete tenervela.

Garibaldi: padre della patria.

“Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo, e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra, e mettendo in opera ogni turpe stratagemma, propaga coll’impostura in cui è maestro, che il defunto compì, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri …di cattolico: in conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare, in nessun tempo, il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in stato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada.” (Giuseppe Garibaldi)

di questa affermazione un amico ha detto: Eppure penso che uno così non abbia fatto danni devastanti alla fede. Era infatti un “nemico” chiaro e ben identificabile. Molti più danni li fanno i lupi vestiti da pecora, che dopo il Concilio (ma non certo a causa del Concilio) si sono moltiplicati come funghi. Il demonio scende in campo aperto in altre aree del pianeta, qui da noi infiltra innumerevoli cavalli di Troia nella città murata.

Come dargli torto?  Ma nello stesso tempo come dare a Garibaldi nomi delle piazze e ergerlo ad esempio ,  renderlo un mito condiviso per tutti , con un simile odio alla Chiesa?

Contestazioni anche nel giorno dell'Unità. Quanto vale la dignità di una nazione?

Al Gianicolo e a Santa Maria degli Angeli il Primo Ministro Berlusconi è stato contestato, irriso, fischiato, schernito . Con «Viva il Presidente!» hanno accolto il capo dello Stato,. applausi anche per  il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, e la presidente del Pd Rosy Bindi, mentre  fischi sono stati indirizzati nei confronti del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e a Silvio Berlusconi.

Domanda: Oggi è o non è EFFETTIVAMENTE  un giorno di festa? Avevamo chiesto alla Libia di Gheddafi di far sparire “la festa della collera” :  ma noi  facciamo lo stesso, l’essere “contro” è ciò che contraddistingue purtroppo anche il giorno di Festa dell’Unità Nazionale.
Sembra purtroppo che non sia una festa di UNITA’ NAZIONALE …  le bandiere più che mai spuntano in funzione CONTRO, contentendosi chi ne abbia più il diritto di averne una in mano!

Tutta questa MOBILITAZIONE  allora anche al più ingenuo non può sfuggire che ha i connotati di  una MANIFESTAZIONE POLITICA. Certamente non è una festa in cui si guarda ciò che UNISCE. Purtroppo l’Italia non è UNITA è divisa e purtroppo non certo per i revisionisti. Come per la RESISTENZA , una parte del paese vuol appropriarsi della paternità dell’Unità italiana. SMENTENDO LA STORIA.

Poteva essere una festa per tutti, in cui lasciar perdere ciò che divide e valorizzare ciò che unisce, non è stato così, e c’era da aspettarselo. C’era da aspettarselo ,, questo si è concretizzato nel preciso istante che si sono date  le ” istruzioni per l’uso” :  far coincidere l’Unità d’Italia con un momento preciso 150 anni fà.
Si legittima TUTTO ciò che è stato per arrivare a questa unità si è fatto. Quando si è realizzata cioè una unità forzata con l’annessione di uno Stato sovrano , quello delle Due Sicilie, con l’inganno, con la corruzione , con la menzogna, con il doppio gioco. Dopodichè quellostesso Stato è stato spogliato, saccheggiato, i suoi cittadini umiliati, impoveriti, trattati come cittadini di serie”b”. Così è stato per gli altri Stati d’Italia, inscenando sommosse, comprando uomini, il tutto con un inveteraro anticattolicesimo.

Si è voluto far coincidere quel momento storico con l’Unità d’ITALIA, per dar più forza ideologica a una parte politica, sempre funzionale all’antagonismo politico in atto. Far coincidere le istituzioni con quelle che si riconoscono in questo, facendo prevalere l’attacco personale a un valore superiore di dignità di un popolo di una nazione. Abbiamo perso un pò tutti oggi, ma non i capisce. Perchè è una cosa semplice da capire.

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