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In tempi di menzogna universale, dire la verità è già un atto rivoluzionario (Georges Orwell) – vietatoparlare blog web site

Cosa vediamo e cosa non vediamo – Riflessioni di Alessandro Bergonzoni

Riflessioni sulla vita e su quello che vediamo e non vediamo di Alessandro Bergonzoni è un comico, scrittore, autore e attore di teatro italiano.

C’è molto materiale su internet da farne indigestione, ma questo entra nelle ossa , sono parole rare ascoltate…

Parole che si possono toccare e suscitate da una cosa semplice che io avrei liquidato forse con una semplice critica per la giornalista, invece scava nel profondo. Ma nello stesso tempo comunica il profumo delle rose. E’ proprio vero che la realtà è occasione, ci sono in mezzo a noi uomini cosi, e anche noi dobbiamo desiderare tra di noi un’amicizia cos’ì.

Siria: La guerra della disinformazione

Monastero di St Jacques in Siria

(…) Un’inchiesta pubblicata sulla versione inglese di Al Akhbar rivela l’inattendibilità di quella che è la fonte principale dei media rispetto alla “conta dei morti e degli assassini” in Siria. Il famoso Osservatorio siriano per i diritti umani Sohr ha infatti due teste ora platealmente in lotta fra loro e due siti con “notizie” divergenti. I due siti sono www.syriahr.org e www.syriahr.net (o anche syriahr.com). Il primo si definisce “sito ufficiale dell’Osservatorio”. Il secondo…anche, precisando di essere “l’unico sito ufficiale”.

Su www.syriahr.org è in bella evidenza dal 17 gennaio una lettera collettiva firmata da siriani dell’opposizione che “sconfessa” Rami Abdul Rahman (alias Osama Ali Suleiman), “direttore” dell’Osservatorio stesso, con accuse anche piuttosto classiste (è “poco istruito”). Scusandosi con i lettori per la possibile “confusione”, i firmatari capitanati da un medico residente a Londra, Azzawi, affermano di aver chiesto tempo fa allo stesso “direttore” di lasciare perché egli scriveva anche di vittime fra le forze di sicurezza nazionali e altre notizie “non verificabili” oltre a non dare i nomi dei morti. Hanno poi aperto un loro sito, il syriahr.org.

Dietro la rottura c’è il fatto che Suleiman è vicino all’opposizione del Ncb (National Coordination Body for Democratic Change in Syria) di al-Manna che vuole una soluzione interna e negoziale alla crisi e condanna la lotta armata, mentre gli altri sono del Cns di Gharioun, filo-Occidentale, finanziati dai paesi del Golfo e collaboratori del cosiddetto Esercito libero siriano che conta parecchi arruolati da altri paesi. Ovviamente i media e i governi occidentali e arabi danno molta più eco al Cns.

Suleiman ha denunciato le pressioni da parte degli altri membri (quelli pro-Cns) i quali gli hanno intimato di schierarsi per un intervento Nato e di non parlare dei morti fra i soldati siriani. Entrambi gli “Osservatorio siriano” sostengono di avere centinaia di “attivisti” in Siria dai quali ricevono video e notizie. Ma le verifiche?

(…)

Qui di seguito invece troverete i link alla conferenza stampa del capo sudanese degli osservatori della Lega Araba (missione fatta fallire dal Qatar e dalle altre petromonarchie del Golfo): http://www.infosyrie.fr/actualite/le-general-al-dabi-chef-de-la-mission-dobservation-arabe-en-syrie-la-violence-des-forces-de-lordre-est-une-riposte-aux-attaques-de-lopposition/ (in essa afferma che la violenza dell’esercito siriano è una risposta alla violenza dell’opposizione). E qui il testo trapelato del rapporto della missione ma che nessuno – su pressione delle petromonarchie del Golfo – ha voluto pubblicare: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&;aid=29025

(tratto da ‘Contropiano’- leggi tutto su : Contropiano)

Monastero Siria: "Il nostro cuore è pieno di amarezza, perciò leviamo gli occhi al cielo da dove viene ogni soccorso"

Monastero di St Jacques in Siria

 

Siria, febbraio 2012 -

Madre Agnès- Mariam de la Croix, superiora del convento di Qara, a 90 km da Damasco, ha deciso di battersi sui due fronti. Cerca di denunciare sia la disinformazione grave di cui si rendono colpevoli alcuni media, che informano sulla rivoluzione, e la barbarie del sistema che i siriani cercano di rovesciare. Questa neutralità è una posizione difficile da mantenere, e Agnès-Mariam è accusata da alcuni di fare il gioco della dittatura, accusa che rigetta totalmente.Certo, ha accompagnato in Siria alcuni giornalisti che hanno sconfessato la copertura degli avvenimenti fornita dai media di grande ascolto. Ma ha egualmente lavorato per la venuta in Siria di Barbara Walters, vedette della catena Abc News, che ha saputo mettere in difficoltà il presidente siriano Bashar al-Assad. Nella preoccupazione di dare credibilità ai bilanci delle vittime, madre Agnès-Mariam ha chiesto all’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo (Osdh) tenuto da Ramy Abdel a Londra, di fornirle i nomi delle vittime di cui parla da mesi. Ma l’uomo si è rifiutato.

« Anche se i bilanci sono difficili da stabilire, a distanza, era opportuno denunaciare le cifre proposte dall’Osservatorio come una possibile manipolazione », afferma la religiosa. “Così, all’indomani del mio intervento, l’Osdh ha annunciato la morte di 30 persone in alcune manifestazioni in Siria, quando delle cifre ospedaliere credibili davano atto della morte di tre persone identificate singolarmente”.

Madre Agnès-Mariam offre anche, come esempio di disinformazione, una trasmissione della catena Al-Jazeera, filmata a Homs, e che mostra un bambino ucciso a sangue freddo, e che accusa le forze dell’ordine di averlo abbattuto durante una manifestazione pacifica. La scena mostra la madre di Sari Séoud che piange davanti al corpo inanimato del suo bambino. Le si fa dire che “le forze dell’ordine hanno commesso questo crimine”. “Ora si da’ il caso che conosciamo questa donna, che è la nipote di un tagliatore di pietra, Abou Tony Jammal, che lavora al monastero. Quello che la donna ha detto in realtà è che ‘se le forze dell’ordine fossero state là, suo figlio non sarebbe stato ucciso’” ( tratto da Asia News.)

Il testo che segue,è tratto dal sito del Sito del Monastero di Saint Jacques le Mutilé, 25 gennaio 2012

Monastero St Jacques

Madre Agnès-Mariam de la Croix:

Cari amici, nel giorno in cui festeggiamo la festa più importante della nostra comunità, quella dell’Unità, il nostro cuore è pieno di amarezza, perciò leviamo gli occhi al cielo da dove viene ogni soccorso. La nostra visione si fa più chiara a poco a poco: essa scava nel muro inespugnabile della disinformazione. La realtà non è binaria come ce la cantano. E’ complessa. Ci sarà ancora posto per i cristiani siriani nella destabilizzazione che è stata avviata di questa società composita? Il destino della Siria sarà ricalcato su quello dell’Iraq? Non lo sappiamo. Preghiamo…
Non ci dimenticate!

Per la memoria e per la storia

I cristiani della diocesi di Homs, Hama e Yabroud sono bene integrati nel tessuto sociale, come cittadini a pieno titolo. Prima di questi avvenimenti che insanguinano la Siria, menzionare la propria confessione religiosa era solo  inopportuno. Oggi non è più così. Il conflitto in corso si è trasformato, da una rivendicazione popolare di libertà e democrazia, in una rivoluzione islamista. Venerdì 20 gennaio lo slogan fatidico è stato pronunciato dai comitati di coordinamento della rivoluzione: “Il popolo vuole dichiarare la Jihad!” Fino ad oggi noi cristiani non siamo stati oggetto di una persecuzione “diretta”. I cristiani erano vittime delle violenze che colpivano tutta la popolazione che partecipa alla vita civile. Oggi sembra che il dato stia cambiando. Come se la tendenza che covava fosse diventata ormai una consegna. Il futuro lo dirà. Resta il fatto che quelle di cui vi portiamo a conoscenza sono aggressioni dal carattere ormai francamente anticristiano.

  1 – Oggi 25 gennaio Padre Basilios Nassar, curato greco ortodosso del villaggio di Kafarbohom, provincia di Hama, è stato ucciso da alcuni insorti mentre recava aiuto ad un uomo aggredito dagli insorti nella via Jarajima di Hama. E’ la prima volta, dall’inizio dell’insurrezione, che un prete è l’obiettivo della violenza cieca che è diventata l’arma temibile di una insurrezione sempre più manipolata.
Abbiamo ricevuto diverse telefonate da parte di amici preti che erano inquieti.
Questo assassinio è allarmante. Conferma il timore di vedere la rivoluzione siriana trasformarsi in un conflitto confessionale. Sotto la copertura di una rivendicazione di libertà e democrazia, gli insorti si rivelano essere degli islamisti che attaccano civili innocenti, in un processo di discriminazione religiosa.

Monastero San Jacques

 

2 – Ieri mattina il figlio dell’emiro islamista di Yabroud, il signor Khadra, aspettava in strada, insieme ad altri tre uomini armati, il maggiore cristiano Zafer Karam Issa, 30 anni, sposato da un anno, davanti alla sua abitazione. Lo hanno ucciso sparando su di lui un centinaio di colpi d’arma da fuoco che ne hanno crivellato il corpo e sono fuggiti.
I funerali si sono svolti oggi all’una, con la partecipazione del villaggio turbato. Il curato di Yabroud, R.P. Georges Haddad, ha pronunciato parole ispirate: “Dio è amore e misericordia. Incita l’uomo ad amare il suo prossimo e a non voltargli le spalle. Noi ci rivolgiamo a quelli che si sono eretti come giudici supremi dei loro fratelli, che si arrogano il diritto di condannare a morte un essere umano. Essi gridano falsi slogan e mettono il paese a ferro e fuoco. Zafer, da buon soldato fedele alla sua patria, avrebbe voluto morire in uno scontro col nemico per liberare il Golan. E’ stato ucciso da chi? E perché? Da un fratello, nel suo villaggio, davanti alla sua casa. Torniamo in noi e riflettiamo sulla strada che abbiamo imboccato. La nostra esistenza si fonda sull’amore e l’accettazione dell’altro. Non lasciamo che gli stranieri ci impongano dei comportamenti che istillano sfiducia, odio e divisione. Noi tendiamo le nostre mani in segno di riconciliazione con tutti: quelli vicini e quelli lontani. Che il sangue dei nostri martiri porti al nostro caro paese la pace e un domani migliore”.

3- In  settimana, il giovane cristiano Khairo Kassouha, di 24 anni, è stato anche lui ucciso uscendo da casa a Kusayr.

4 – Padre Mayas Abboud, rettore del piccolo seminario dei greci cattolici a Damasco, ci ha raccontato di essere stato contattato ieri dalla vedova del martire Nidal Arbache, un autista di taxi recentemente ucciso dagli insorti. Dalal Louis Arbache gli ha detto al telefono: “Caro padre, qui a Kusayr siamo esposti alla prepotenza degli insorti che qui dettano legge. Noi ci aspettiamo ogni sorta di violenza. Non abbiamo niente e nessuno che ci protegga. La supplico padre, consideri questo come un testamento. Se dovesse capitarmi qualcosa di brutto, le affido mio figlio, si prenda cura di lui. Tutta la nostra famiglia è minacciata dalle bande armate”.

Monastero San Jacques

 

5 – Ci riferiscono anche che André Arbache, marito di Virginie Louis Arbache, è stato sequestrato la settimana scorsa. Non si sa niente di lui. La famiglia teme il peggio.

6 – Sempre a Kusayr, un cugino di padre Louka, curato di Nebek, racconta questo: “Rientravo a Kusayr, quando sono stato controllato dagli insorti ad una rotatoria della città. Mi hanno chiesto i documenti e mi hanno fatto attendere due ore per verificare se il mio nome fosse inserito nelle liste diramate dai comitati di coordinamento della rivoluzione che sono oramai diventati organi pseudo-giudiziari. Se il mio nome fosse stato inserito, sarei stato ucciso sul posto come fanno con gli altri.

7 – A Homs la lista del Governatore si allunga. Vi sono più di 230 cristiani che sono stati abbattuti. Molti sono stati sequestrati. Spesso gli insorti chiedono un riscatto che varia da 20.000 a 40.000 dollari per persona.

8 – In alcuni quartieri misti, come Bab Sbah o Hamidiyeh a Homs, l’80% degli abitanti cristiani sono partiti e si sono stabiliti presso amici o parenti nelle regioni della Valle dei cristiani. I cristiani di Hama e della sua provincia fanno lo stesso. Il fenomeno è progressivo ma implacabile.

Posizione del Monastero Saint Jacques  sugli Avvenimenti in corso in Siria (qui testo in francese)
Dall’inizio della crisi, la posizione del nostro monastero e del suo abate si è conformata ai seguenti precetti, coerentemente con le convinzioni e le esigenze della coscienza cristiana e monastica.

-Trattare tutti gli eventi a partire di una visione di fede e con il ricorso al combattimento spirituale dentro la preghiera e la veglia del cuore.

Monastero San Jacques

- Farsi un’idea chiara della posta geopolitica, attraverso uno studio approfondito e documentato

- Essere in comunione con la gerarchia ecclesiastica, tra cui i Patriarchi d’Oriente.

- Avere una chiara idea di questioni geopolitiche attraverso una approfondita e documentata.

– Non assumere alcuna posizione politica, non per paura degli uni o degli altri, ma perché non ci sentiamo politicamente coinvolti. La nostra testimonianza è altrove, nell’Avvento in noi e intorno a noi del Regno di Dio, i cui mezzi non sono quelli del mondo. Noi non siamo né a favore né contro alcuna delle parti in conflitto. Noi prendiamo solo posizione contro tutto quello che è contrario alla legge di Dio e ai diritti dell’uomo.

– Aiuta ogni essere umano in difficoltà indipendentemente dalla sua affiliazione.

- Se nessuno lo fa: avere il coraggio di condannare ad alta voce, perché la disinformazione è un attacco alla verità e un modo di favorire l’impunità dei colpevoli, chiunque essi siano.

– Prendere posizione a favore dei poveri e dei maltrattati. Soprattutto i civili innocenti, sia che siano perseguitati dal regime, sia che lo siano da parte  dalla guerriglia.

– Fare attenzione all’identità dei malfattori, come a quella delle vittime, onde poter discernere ed aiutare adeguatamente coloro che sono nel bisogno.

A questo proposito, Madre Agnès-Mariam de la Croix, con il pieno consenso della sua comunità, ha:

- Aiutato l’opposizione del villaggio assediato dall’esercito. Su richiesta degli insorti, Madre Agnès-Mariam ha avuto degli incontri coi militari al fine di alleggerire la pressione e garantire il rispetto della libertà di movimento della popolazione.

- Avviato una operazione per la liberazione dei prigionieri di diritto comune detenuti senza processo

- Accettato che dei membri dell’opposizione si rifugiassero nel monastero per una riunione segreta. Nel corso della quale è stato promosso un manifesto per il dialogo nazionale, che è stato ripreso dal Presidente della Repubblica.


- Accettato la richiesta dell’UCIP-Libano di invitare dei giornalisti cattolici. Questo gruppo è stato il primo al mondo ad avere segnalato che la popolazione civile è il bersaglio di una violenza che non proviene dal regime. Il fatto di averlo detto ha scatenato gravi accuse contro Madre Agnès-Mariam, che non si sono ancora placate. La comunità è fiera di essere perseguitata per avere contribuito a fare luce su questi aspetti tenebrosi delle guerre dell’ombra.

- Scritto, il 5 novembre 2011, su L’Orient-le Jour, quotidiano libanese filo-oppositori, una lettera al presidente Bachar El Assad per chiedere l’intervento di osservatori della Croce Rossa che verifichino se i feriti siano adeguatamente curati negli ospedali, a prescindere dalla appartenenza politica, e per sollecitare la creazione di un comitato ad hoc che si occupi dei prigionieri detenuti indefinitamente senza processo.

- Continuato a fornire le vere liste dei veri morti, in contrasto con le false liste di falsi morti divulgate vergognosamente dal fraudolento Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo.

Monastero San Jacques

- Visitato, a rischio della vita, i quartieri dell’opposizione nella città di Homs e nel villaggio di Kusayr. Nel corso di questa visita, Madre Agnès-Miriam, nascosta da un burqa, ha visto con i suoi occhi le bande armate cambiare pelle e, scambiata per una mussulmana, ha raccolto le confidenze dei sunniti insorti. Si è rattristata nel constatare che lo spirito di queste popolazioni minoritarie è rivolto all’islamismo militante. Esse costituiscono un contesto in crescita propizio alle bande armate  che infieriscono crudelmente contro la popolazione civile di ogni confessione solo se cerchi di mantenere una normalità di vita affidandosi alle istituzioni vigenti.

- Lanciato una campagna di aiuti per le famiglie sinistrate di Homs e Kusayr

- Ospitato persone e famiglie senza tetto e raccolto bambini abbandonati

- Ottenuto visti di ingresso per la stampa mainstream. Questa parte sarà ulteriormente trattata
In tempi segnati da gravi manipolazioni e da conflitti che vedono gli innocenti pagare un prezzo di sangue, la nostra comunità non ha paura, nonostante le voci e quanto si dirà, di camminare sulla strada di Cristo che insegna la verità e predica l’amore per il prossimo e la protezione dei più deboli e di qualsiasi essere umano che ha bisogno.

Rapporto degli osservatori sulla Siria: nessuno ne ha parlato

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E’ stato tradotto dall’ Associazione Peacelink il rapporto degli osservatori della Lega Araba in Siria.

Gli Osservatori internazionali in Siria hanno visto violenza da tutte e due le parti: “Atti di violenza perpetrati da forze governative“. Ma anche: “La Missione ha visto gruppi armati commettere atti di violenza contro le forze governative“.

Il protocollo prevedeva la creazione e la messa in campo nella Repubblica Araba Siriana di una missione composta da esperti civili e militari provenienti da paesi arabi e da organizzazioni arabe non governative per i diritti umani. 

Rapporto sulla Siria
Missione degli Osservatori degli Stati della Lega Araba in Siria per verificare l’attuazione delle disposizioni del piano di azione arabo per risolvere la crisi siriana e proteggere i civili siriani

Fonte: Il Rapporto in lingua inglese è qui http://www.innercitypress.com/LASomSyria.pdf

Relazione del capo della Missione degli Osservatori della Lega degli Stati Arabi in Siria per il periodo dal 24 Dicembre 2011 al 18 gennaio 2012.
A. Monitoraggio e osservazione della cessazione di ogni violenza da tutte le parti in città e residenziali aree ( ..)

ecco uno stralcio:

25. All’assegnazione delle loro zone di lavoro e come punto di partenza, gli osservatori sono stati testimoni di atti di violenza perpetrati da forze governative e ad uno scambio di fuoco con elementi armati a Homs e Hama. Come risultato delle insistenze della missione per una totale fine della violenza e il ritiro di veicoli e attrezzature dell’esercito, questi sono stati ritirati. I rapporti più recenti della missione indicano una situazione considerevolmente più calma su entrambe le parti in campo.

26. A Dera’a e Homs, la Missione ha visto gruppi armati commettere atti di violenza contro le forze governative, causando morti e feriti nelle loro file. In certe situazioni, le forze governative hanno risposto agli attacchi condotti con forza contro di loro. Gli osservatori hanno notato che alcuni dei gruppi armati stavano usando razzi e proiettili perforanti.

27. A Homs, Hama e Idlib, le missioni degli osservatori hanno assistito ad atti di violenza commessi contro Forze governative e civili, che hanno causato diversi morti e feriti. Esempi di tali atti includono il bombardamento di un autobus di civili, che ha ucciso otto persone e ferito altri, tra cui donne e bambini, e il bombardamento di un treno che trasportava gasolio. In un altro incidente a Homs, un autobus della polizia è stato fatto saltare in aria, uccidendo due ufficiali di polizia. Sono stati bombardati anche una conduttura di carburante e alcuni piccoli ponti.

28. La Missione ha osservato che molti partiti hanno riferito falsamente di esplosioni o di violenze si erano verificate in diverse località. Quando gli osservatori sono andati in quei luoghi, hanno scoperto che quei rapporti erano infondati.

29. La Missione ha inoltre osservato che, secondo le squadre in campo, i media hanno esagerato la natura degli incidenti, il numero di persone uccise in incidenti e le proteste in alcune città.
Il rapporto completo è su http://www.peacelink.it/conflitti/a/35517.html

anni 2011- 2012: l'ossessione delle rivoluzioni

Siamo uno dei momenti della storia in cui la democrazia ha raggiunto uno dei traguardi più bassi, i rapporti tra gli stati si basano ormai non sull’onore o sulla fiducia ma sulla reciproca convenienza con una finanza globale che attacca ancor prima che si muovano gli eserciti. E’ l’epoca delle rivoluzioni arabe e della crisi dell’occidente. Rivoluzioni apparentemente spontanee, ma in realtà un indirizzamento sapiente del malcontento, accompagnata da una accorta propaganda mediatica, che sfocia immancabilmente in sommosse o peggio in guerre civili per procura.
Chi sono i paladini di questa stagione di nuova democrazia? Mentre si restringono gli ambiti di democrazia nelle nostre società, siamo però attenti a questi aneliti di libertà che si elevano in quei paesi. Nulla importa che i paesi come Iraq e Libia erano i paesi più laici dell’area, e che la Libia gradatamente cominciava ad aprirsi al mondo occidentale.
La crisi siriana è spinta dall’ossessione USA di far cadere tutti i paesi che non sono ben accetti ai loro obiettivi, per motivi geostrategici, e l’Europa che non ha una sua idendità politica sta ad attendere per vedere ciò che più gli conviene e ciò che è più sicurio. Nell’area non c’è un solo paese arabo “democratico” secondo i nostri ‘canoni’ (ormai solo ideali), ed allora? Meglio il caos? Stiamo tranquilli , nessuno si muovrà dito per motivi “umanitari”. Se fosse a cuore la sorte dell’uomo non accadrebbe tutto questo.

Quando nell’Inghilterra «riformata» frati e preti cattolici venivano squartati vivi

Martiri inglesi

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=42018

di Francesco Lamendola – 18/01/2012

Se si chiede a uno studente medio italiano (“medio” non nel senso che frequenta la scuola media, ma nel senso della preparazione, della maturità e della capacità critica), anche di livello universitario, che cosa gli facciano venire in mente espressioni come Riforma e Controriforma, nove volte su dieci, crediamo, parlerà dei roghi dell’Inquisizione, dell’Indice dei libri proibiti, insomma delle varie manifestazioni di intolleranza dei cattolici nei confronti dei protestanti; mettendovi dentro forse anche, per buona misura, il processo a Galilei, sebbene non c’entri nulla con l’argomento suddetto.

Se poi si chiederà a quel medesimo studente che cosa sappia della vita civile e religiosa in Inghilterra nel Cinquecento, e specialmente durante il regno della “grande” Elisabetta, nove volte su dieci egli parlerà in termini entusiastici della libertà inglese, della tolleranza inglese, del meraviglioso clima di rispetto per le opinioni altrui che caratterizzava quel fortunato Paese, mentre nel resto d’Europa, e specialmente nei Paesi rimasti cattolici, il boia, il carceriere e l’aguzzino addetto alla tortura, lavoravano senza posa per conculcare il sacrosanto diritto di ciascun essere umano a seguire la fede  religiosa e le opinioni filosofiche che ritiene vere.

C’è, sì – è vero – il piccolo neo della persecuzione contro i puritani, da cui lo storico viaggio del «Mayflower»; ma insomma si tratta di cosa secondaria e, del resto, necessaria alla fondazione di un altro mito caratteristico della storiografia moderna: il fatto che lo spirito di libertà fosse nei cromosomi dei Padri Pellegrini e quindi, attraverso di essi, nei futuri Stati Uniti d’America – che, come tutti sanno, sono la più matura e compiuta democrazia del mondo.

Che i cattolici, nell’Inghilterra di Enrico VIII e di Elisabetta I, fossero sottoposti a persecuzioni estremamente crudeli; che, per aver governato per cinque anni in senso antiprotestante, la regina Maria Tudor sia stata chiamata dai suoi sudditi, e sia rimasta poi per sempre, “Maria la Sanguinaria”, mentre per aver mandato al patibolo i cattolici durante i quarantacinque anni del suo regno, Elisabetta è passata alla storia come “la grande”: tutto questo o non si sa, o non si dice, o non si dice perché non lo si vuol sapere; e vada per i libri di storia inglesi, dato che la storia, come è ovvio, viene scritta dai vincitori e non dai vinti.

Ma che questa informazione a senso unico, che questa visione partigiana siano assunte dai nostri professori e dai nostri studenti e, attraverso di loro, dall’intera opinione pubblica italiana, ciò lo si deve a un’altra ragione: alla piaggeria e al servilismo dei nostri studiosi accademici nei confronti della storiografia di marca protestante e anglosassone, per cui tutto ciò che è anticattolico e tutto ciò che è britannico (o americano) viene acriticamente recepito come buono e giusto e, soprattutto, come politicamente corretto.

Gli Inglesi, popolo di mercanti, hanno perfettamente appreso l’arte di vendere bene la propria merce, compresa quella particolare merce che è la propria immagine pubblica: e l’esportazione della loro cultura, del loro modo di vedere il mondo, del loro stile di vita,  costituisce ancor oggi uno dei punti di forza del loro imperialismo commerciale e finanziario, che comprende la capacità di attrarre nei loro college milioni di giovani in costosissimi soggiorni di studio, nonché quello di rubare i migliori cervelli fra i neolaureati di mezzo mondo, per impiegarli nelle loro università, nei loro laboratori scientifici, nelle loro industrie.

I nostri libri di storia, e specialmente quelli scolastici, sono scritti da professori italiani che hanno totalmente introiettato la visione anglosassone (mentre quelli delle materie scientifiche sono scritti, in buona parte, direttamente da autori anglosassoni, come se non avessimo dei professori di fisica, di biologia o di scienze della Terra capaci di scrivere degnamente dei libri di testo) e che continuano a veicolare quella “leggenda nera” che gli Inglesi del tempo di Elisabetta diffusero nei confronti del cattolicesimo, della Spagna, dell’Italia, nel medesimo tempo in cui erano impegnatissimi a celebrare se stessi come araldi della libertà di pensiero.

Così, quella che era la propaganda di una parte in lotta durante i conflitti religiosi del Cinquecento, è diventata la verità storica definitiva, vidimata e approvata da tutti gli studiosi “seri” e non più sottoponibile al vaglio della critica; e questo da parte di noi Italiani, che siamo così inclini a criticare, demitizzare e perfino denigrare la nostra propria storia nazionale, da Scipione l’Africano a Cavour e Mazzini, suona decisamente come paradossale.

Ebbene: cominciamo allora col dire che la maggioranza del popolo inglese, dopo che Enrico VIII, per la fregola di impalmare la bella Anna Bolena (futura madre di Elisabetta), ebbe rotto con la Chiesa che gli negava l’annullamento del matrimonio con Caterina d’Aragona (madre di Maria) e proclamato l’Atto di Supremazia, nel 1534, rimase per non pochi anni fedele al cattolicesimo; che il terribile Re Barbablu, per mettere a tacere la voce critica del suo ministro Thomas More, uno dei maggiori umanisti dell’epoca, non seppe far di meglio che mandarlo al patibolo; e che tutta l’operazione regia del distacco da Roma fu motivata largamente dalla volontà di saccheggiare le immense proprietà della Chiesa cattolica (circa un quinto delle terre del Regno!), ciò che permise di sanare le finanze statali, estremamente dissestate.

Così fanno gli Inglesi quando si trovano alle prese con il LORO debito pubblico: confiscano le ricchezze di qualche soggetto politicamente scomodo; depredano qualche nazione straniera in nome del “white’s man burden” (ieri con l’India o il Sudafrica, oggi con l’Iraq o la Libia); oppure, come stanno facendo in questi giorni, stampano sterline a volontà, proprio come i loro cugini americani che stampano dollari a tutto andare, mentre i Paesi fessi come il nostro si sottopongono a manovre finanziarie massacranti per pagare onestamente il proprio debito, con una moneta, l’euro, che ormai è come un nodo scorsoio per chi l’adopera.

Dalla confisca delle immense ricchezze della Chiesa inglese nacque un nuovo ceto di proprietari che, essendo stati complici della monarchia nel perpetrare il crimine – e come altro lo si dovrebbe chiamare, visto che per i preti e i frati che “resistevano” c’era lo squartamento? -, erano ad essa legati materialmente e moralmente; non restava che un’ultima cosa da fare, demonizzare l’avversario sconfitto: e furono varate le leggi anticattoliche che imperversarono per secoli e che ridussero i cattolici, inevitabilmente sempre meno numerosi, al rango di sudditi di serie B (e non parliamo degli irlandesi i quali, oltre che cattolici, avevano pure il torto di essere dei “selvaggi”, un po’ come i Pellerossa d’America, agli occhi dei conquistatori e colonizzatori inglesi: contro di loro qualunque arma andava bene, qualunque crimine diventava lecito).

Insomma, se è vero che la storiografia deve caratterizzarsi per lo sforzo di equanimità e per la capacità di rimettere incessantemente in discussione le proprie “verità”, mai da considerarsi definitive e intoccabili, è altrettanto vero che non ci sono ragioni per cui, a quasi cinque secoli di distanza, in Italia si debba continuare a studiare la storia inglese con la lente deformante che la propaganda britannica e protestante dispiegò a suo tempo, a fini puramente polemici: anche se siamo, per molti versi, una provincia dell’Impero mondiale anglosassone, definito dal binomio dollaro-sterlina, potremmo anche prenderci il lusso di essere un po’ meno servili, almeno qualche volta.

Così Angela Loffredo ricorda le vicende dei regni di Enrico VIII, Edoardo VI, Maria I ed Elisabetta I Tudor, in uno dei pochi libri di testo scolastici in cui si ricorda l’aspetto meno noto della cosiddetta Riforma in Inghilterra, chiamandolo con il suo vero nome, ossia «la persecuzione dei cattolici in Inghilterra» (Albrigoni e altri, «Geostoria», La Nuova Itali, Firenze, 2001, volo. 2°, pp. 76-77):

 

«Quando Enrico VIII istituì la Chiesa anglicana, molti Inglesi rimasero fedeli alla fede cattolica.  La convivenza tra le due religioni fu ancora più difficile che in Francia.Durante il beve regno della cattolica May Tudor (1553-58) i protestanti venero perseguitati così duramente che la regina venne chiamata “bloody Mary””Mary la sanguinaria”.

Nel 1558, salita al trono la sorellastra Elisabetta, la situazione cambiò e toccò ai cattolici subire feroci persecuzioni. La regina fece chiudere le chiese cattoliche, i “papisti” (così venivano definiti con disprezzo i cattolici) non potevano partecipare a funzioni religiose e ricevere i sacramenti; inoltre essi erano obbligati a educare i propri figli secondo le regole della Chiesa anglicana.  Le case dei cattolici potevano essere perquisite dalla polizia in ogni momento e senza alcun preavviso, poiché essi erano considerati come traditori del regno  al servizio di una potenza straniera, il Papato.

I peti e i frati erano stati banditi dalle isole britanniche: se uno di essi veniva scoperto in Inghilterra, veniva condannato a morte per squartamento.

Nonostante ciò, molti gesuiti sbarcarono clandestinamente in Inghilterra per mantenere viva la fede cattolica. Essi dovevano vivere in clandestinità, ma contemporaneamente dovevano visitare le varie comunità sparse nel paese. Perciò fu organizzata una rete segreta tra i cattolici inglesi per nascondere i gesuiti e gli altri preti: nelle case di campagna della nobiltà furono ricavati dei nascondigli molto ingegnosi (alcuni erano dotati di tubi di collegamento con le cucine per poter nutrire coloro che erano nascosti, altri avevano gallerie per fuggire nei boschi vicini). A capo di questa organizzazione vi erano le donne: a causa della loro dipendenza sociale dai mariti, le moglie e le madri cattoliche godevano di una certa immunità, perché non erano in grado di pagare le multe e difficilmente venivano imprigionate in quanto nel loro ruolo di mogli dovevano essere di aiuto ai mariti. Presso le famiglie di queste donne, i religiosi potevano nascondersi sotto false spoglie, ad esempio come insegnanti; spesso la salvezza dei clandestini dipendeva dalla prontezza di spirito e dal coraggio delle padrone di casa che non si tradivano durante le frequenti irruzioni della polizia. C’era quindi un’inversione di ruoli; nelle questioni religiose, i preti erano guide spirituali, ma per la loro incolumità fisica, spesso dipendevano interamente dalle donne.

Durante gli ultimi anni del Cinquecento, la situazione migliorò leggermente per i papisti: venne loro concesso di dichiarare apertamente la propria fede, anche molti membri del Parlamento si professavano cattolici. Tuttavia la libertà religiosa doveva essere pagata, poiché i cattolici, per poter continuare a esserlo, dovevano pagare una elevata tassa annuale. Molte famiglie dell’aristocrazia inglese dilapidarono i patrimoni per mantenersi fedeli al papa.

I cattolici erano solo la minoranza religiosa più numerosa, anche altri gruppi non anglicani erano perseguitati dal governo inglese. Ogni dissenso religioso, infatti, era interpretato come una ribellione contro il re, la tolleranza tra la popolazione non poté essere raggiunta in Inghilterra fino a che i sovrani non concessero le libertà fondamentali ai propri sudditi.»

 

Generalmente, quando si parla delle persecuzioni contro i cattolici, vengono in mente quelle avvenute in Giappone alla fine del XVI secolo, oppure quelle che si verificarono in Messico nei primi anni del Novecento, o quelle della Russia bolscevica; di fatto, molte persone ignorano la durezza e la lunga durata delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra e Irlanda, che produssero numerosi martiri;.

Così pure, molte persone non amano ricordare che il padre nobile del liberalismo anglosassone, il filosofo John Locke, approvava pienamente la discriminazione nei confronti dei cattolici, anzi la loro persecuzione attiva, e ciò proprio mentre componeva quel suo «Trattato sulla tolleranza» che molti suoi improvvidi ammiratori continuano a magnificare come la moderna Bibbia del pensiero pluralista e della libertà di coscienza (cfr. il nostro articolo «Locke auspica libertà religiosa per tutti, ma invoca la persecuzione di cattolici islamici e atei», apparso sul sito di Arianna Editrice in data 10/02/2011).

Anche questi sono segni del conformismo culturale, dell’appiattimento delle coscienze, della smemoratezza storica e della distorsione del vero,  tipici di questa nostra epoca così “illuminata”, “democratica” e “progressista”. Provare per credere: se si cerca, su Internet, qualche immagine delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra, non viene fuori praticamente nulla; in compenso, abbondano le immagini dell’Inquisizione intenta a torturare, a bruciare, a squartare i protestanti…

Il solo libero pensatore è credente: gli increduli si sono rinchiusi nelle gabbie.

Un giovane Vittorio Messori. Ai tempi del suo primo libro “Ipotesi su Gesù”, che sarà un successo “clamoroso”. Mentre i preti all’epoca parlavano di Marx un laico convertito tornava a parlare di Cristo. Suscitando lo sdegno e l’ira proprio dei preti ideologizzati.

fonte: papapapale

Ha scritto saggiamente Vittorio Messori: “È il razionalismo, semmai, che deve temere per la sua chiusura, per essersi autolimitato, rinserrato da solo in una cella. Il vero libre penseur non è l’incredulo, ma, al contrario, il credente. Pensiamo al miracolo, che fa parte di ciò che supera quel che il razionalismo può stabilire, prevedere, misurare, dichiarando d’imperio che al di là di quello non può esserci nulla. Ebbene, di fronte a eventi simili, solo il credente ha piena libertà di esaminare senza complessi e, alla fine, di rifiutare o di accettare: e se lo fa, lo fa basandosi proprio sulla ragione bene intesa. Per dirla con Chesterton, un credente è un uomo che accetta un miracolo, se a questo lo obbliga l’evidenza. Un non credente, invece, è un signore che non accetta neppure di discutere di miracoli, perchè a questo lo obbliga la dottrina che professa e che non può smentire. Ogni incredulo sarà sempre prigioniero delle sue gabbie ideologiche; del bisogno, per lui vitale, di negare; dell’ansia di trovare comunque spiegazioni naturali che lo tranquillizzino. Che cosa avverrebbe, in effetti, del suo schema di ragione chiusa, se fosse costretto ad ammettere qualcosa che quello schema mette in crisi e magari scardina? Non dovrebbe riconoscere di aver e sbagliato tutto e di dover cambiare paradigma?”

Conclude, il grande apologeta, con queste commoventi parole sul credente, che ben ci fanno apprezzare questa nostra Grazia: “Il credente, invece, di fronte a ciò che supera la dimensione razionalista, a ciò che va al di là dei confini dello scientismo -confini tra l’altro, sempre variabili, eppure ogni volta dichiarati invalicabili- è del tutto sereno, perchè libero da gabbie ideologiche. Può convincersi dell’inspiegabilità natuale di un evento; ma può anche convincersi del contrario, senza che questo significhi nulla per la propria fede”.

No, non ho malattie veltroniane: le ho avute, ne sono immunizzato ormai. Quindi non sono sospettabile di kennedismo da fotoromanzo post-ideologico. Reputo i Kennedy, tutti, un cancro nella storia del cattolicesimo americano. Perciò posso citare senza patemi un pessimo razzolatore ma ottimo predicatore come Bob Kennedy. “Alcuni vedono le cose che esistono e si domandano: perchè? Io sogno cose che nessuno ha mai visto e mi chiedo: perchè no?”

Dice che negli articoli occorre concludere in bellezza. E con chi se non con Pascal: “Ora l’ultimo passo della ragione è riconoscere che ci sono ancora una infinità di cose che la superano”.

Io credo invece che dovrebbe essere il primo passo, non l’ultimo.

Questo è l'unico modo possibile di fare l'Europa?

No, non è l’unico modo possibile, non può essere questa oscenità di europa che albeggia, l’unico modo possibile.

democrazia o oligarchia: questione di punti di vista

Ci chiedono unità e sacrifici per far fronte alla “crisi”, tentano di autocolpevolizzarci, ci dicono che non dobbiamo essere egoisti,  come se il calo democrafico non sia stata una politica precisa o l’assenza di una politica per la famiglia sia opera nostra.
I problemi finanziari li hanno create le elites politiche e finanziarie li hanno creati con la loro inutilità, con la loro avidità, si sono buttati sulle possibilità offerte dalla globalizzazione arraffando all’estero per fare soldi ed hanno impoverito le economie nazionali, privatizzato le banche nazionali, tagliate le voci di spesa produttiva ma non quelle improduttive, le manovre si sono sempre basate molto  sull’aumento della pressione fiscale e pochissimo sulla riduzione delle uscite, mentre non contengono misure di rilancio quindi hanno un effetto recessivo che si aggiunge alla recessione già in atto da parecchi mesi (industria, consumi). Ed ora ci chiedono aiuto, no ci fanno credere che sono loro ad aiutare noi, certamente in cambio di sacrifici… unità e sacrifici saranno buoni solo ad aumentare i loro guadagni, serviranno solo a tenere le nazioni in una situazione di debito per cui si renderanno necessari restrizioni della libertà individuale. Rinunceranno al guadagno illimitato solo al prezzo della conquista di  un potere più forte a livello Europeo, a loro interessa avere mano libere, che tutto funzioni meglio, non imorta a che prezzo, interessa legare a loro, per annullare le sovranità nazionali e qualsiasi rischio.

La riorganizzazione del potere politico-finanziario e tecnologico in centri sovrannazionali come  Nato, Fmi, Bce, onu etc., hanno reso superflui i popoli in quanto masse di produttori, consumatori, risparmiatori, combattenti, elettori legati a un territorio nazionale – gli stessi popoli che, fino a pochi anni fa, erano indispensabili alle singole oligarchie dominanti sui vari territori nazionali per preservare ed espandere il loro potere e le loro rendite (Oligarchia per i popoli superflui- Marco della Luna – economista).

Ma come ottenere allora, ugualmente il consenso?   Ci allarmano per riscuotere il nostro consenso, lo abbiamo visto nel nostro piccolo in Italia con la “strategia della tensione”, lo abbiamo visto in Libia creare un problema scatenare la reazione ,e  offrire la soluzione! Non che il problema non sia reale ma è stato manipolato ulteriormente. Ed ora alla paura si tenta di creare più paura , più  insicurezza per poi presentarsi come i salvatori. Lo fanno per provocare uno stato d’emergenza sociale, e lo stato d’emergenza è legittimato da un pericolo. Ma il pericolo da chi viene provocato? Dalle regole del mercato, dagli stati che si spiano, si fronteggiano, non dialogano, si riarmano, fanno guerre economiche, di sopraffazione economica, ingiuste, che non pagano il dovuto, è inaudito si compra grano in Africa per fare biocarburante privando interi popoli dell’essenziale ( fonte Unchr) e poi si mandano le Ong a acquisire altri territori, a far sentire la propria influenza, a radicare multinazionali che danno royality di miseria, a ricostruire, a far rimanere tutto latente, e in casa nostra si fa una politica che uccide la famiglia ed i propri popoli, si diminuisce la sfera di vera libertà personale a favore della libertà di fruire, di utilizzare.

Nel futuro  vedremo altre guerre , come potrebbe non essere altrimenti? La strada è tracciata e inesorabile, la guerra già c’è. A cominciare dei rapporti tra i popoli. Si fondando così i rappporti tra popoli, tutto pur di vincere senza alcuno scrupolo, in nome della libertà e della democrazia abbiamo visto fare le cose più terribili. Con Mubarak gli USA hanno realizzato prima una leadership del tutto accondiscendente e gli si fatto torturare la gente sul suo territorio e poi lo si è scaricato miseramente, ma non è finita qui, ci si  è alleati ancora (USA ed Europa) , pur di vincere in Libia,  con AlQaida:  si rischia grosso, si rischia la perdita  noi stessi, come si sta rischiando grosso con la primavera araba!! La primavera araba è stata condotta e voluta dall’esterno facendo leva sul malcontento della gente, gente affamata dai debiti contratti con l’FMI, contratti con le privatizzazioni, con le royality utilizzate quasi totalmente a pagare il debito, quei paesi erano governati da leader fantocci dell’occidente che hanno fatto sempre quello che noi gli abbiamo detto di fare.

Non l’abbiamo fatto certo noi cittadini, ma le banche , i poteri che governano. Gli USA con la giustificazione della guerra al terrorismo dall’11  settembre in poi hanno dato vita ,  ad  una nuova era  in cui le libertà individuali  e le garanzie democratiche sono  state  più ristrette ed è nata una nuova era di interventismo in ogni angolo del pianeta. Così gli USA ha potuto aumentare la spesa militare che la sta strangolando. Ma solo  guardare un elemento ci aiuta a cpire il quadro generale: la maggiore spesa pensate che sia quella per la guerra in Afganistan?  Niente affatto, la voce di spesa più alta è per la creazione di nuove armi, in particolare la realizzazione di un sistema antisatellite e un nuovo tipo di caccia che in un’ora possa colpire ogni angolo del pianeta.  Non è fantascienza è una notizia Ansa piccola piccola passata inosservata dai mass media… La CIA è diventato un corpo paramilitare  e gli appartenenti ai suoi corpi speciali sono 60.000, è gente che ha il compito di uccidere in modo extragiudiziale in ogni angolo del pianeta senza rendere conto ai vari stati. Ed in Africa sta diventando sempre più potente Africom.

In Europa sta accadendo la stessa cosa, la stessa strategia,  per far passare le leggi che vuole l’elites al potere , che nessuno ha eletto. Il trattato di Lisbona è passato senza la minima discussione sui contenuti, addirittura è stato accettato prima che si redigesse. Vogliono l’europa che piace a loro, una ristretta cerchia di persone, pericolose. Anche sul piano militare è prevista (accanto alla polizia civile) una polizia militare che fa capo alla Nato ( e gli USA fanno parte della Nato), le cui sedi non potranno essere soggette a perquisizioni e risponderanno in modo centralizzato a Bruxelles.

La domanda è: lo abbiamo visto la nuova europa , ha il volto di Sarkozy e Camerun, ha il volto della guerra, ha il volto del tradimento delle nostre radici cristiane, ha il volto di gente uccisa con un colpo di pistola alla testa e le mani legate dietro alla schiena, come ha denunciato Amnesty, ha il volto di 50.000 morti civili ” per proteggere i civili” ( e hanno detto che è stato un successo…). Vogliamo questa Europa?
La mia risposta è no!!!! Non si può fondare l’Europa sulla paura. I bond Europei ci uniranno nel debito contratto con la BCE per sempre. Lo vogliamo capire o no che perderemo per sempre la nostra libertà , la nostra sovranità nazionale, diventeremo una massa informe, in cui le decisioni ci piomberanno dall’alto senza alcun rispetto per le minoranze ma nel rispetto dello statalismo francese e del protestantesimo.
Non abbiamo grandi uomini in europa che possano condurla verso un futuro migliore, abbiamo uomini avidi, mistificatori, che vogliono giocare al domino. E per altri ci sarà la cura che si è usata con Berlusconi.

La gente deve restare povera per realizzare questo progetto, povera economicamente , povera di ideali, deve aver paura perchè intervenga lo stato sovranazionale a cui saremo tutti grati per averci tolti dai guai. E per tenere il potere si terrà i paesi sempre sull’orlo delle crisi economiche, pericoli di guerre, sarà sempre più privatizzato tutto per poter far crollare così tutto a piacimento.

Non tutti hanno capito la mia insistenza sulla guerra in Libia. Questo crimine sarebbe dovuto bastare per uscire dall’Europa,  per essere protagonisti, ma siamo distratti.  L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione, la quale consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, tramite un profluvio di distrazioni e informazioni insignificanti (Noam Chomsky) Bisognava fare  un passo indietro,  dettare  almeno condizioni, invece noi abbiamo sempre firmato e accettato tutto.
Ora il presidente polacco ha detto che se non si interverrà in europa ad integrare velocemente tutto ci potrà essere il rischio serio di una guerra anche in seno all’europa stessa,  il rischio di una guerra , che bella faccia tosta!!!! Si stanno preparando. Cos’è se non uno stato di guerra un paese dove 100.000 persone sono intercettate  e dove tutto può essere publicato, dove invece se su un blog uno pubblica qualcosa di minimamente controcorrente rischi che ti denuncino? Cos’è se non la guerra l’annullamento della Costituzione in atto nell’articolo in cui si dice che lo stato salvaguarda la famiglia e poi che ripudia la guerra?

Che questa via sia l’unica via è quello che ci vogliono far credere ma bisogna gridarlo:  è tutto falso!

Vi ricordate l'articolo di Socci? "Fra gli squali della speculazione ed il Dragone rosso" ?

Vi ricordate l’articolo di Socci?  “Fra gli squali della speculazione ed il Dragone rosso” ?

ebbene leggete questo pezzo estratto dall’ articolo pubblicato su  www.repubblica.it : Il premier cinese avverte che non ci sarà alcuno finanziamento a fondo perduto

bandiera Cinese - Wilkipedia

PECHINO – La Cina frena l´entusiasmo occidentale per un «soccorso giallo» sui debiti sovrani e detta le condizioni per salvare le economie di Europa e Stati Uniti. Il premier Wen Jiabao, aprendo il World Economico Forum di Dalian, ha avvertito ieri che per sperare «in una mano tesa», le potenze sviluppate «devono prima di tutto mettere ordine in casa propria». Il monito di Pechino è chiaro: il fondo sovrano cinese è pronto ad investire nei propri clienti-creditori, ma non a finanziarli a fondo perduto. Wen Jiabao ha aggiunto una clausola in più, riservata alla Ue: anticipare il riconoscimento della Cina quale economia di mercato.

L´accordo del 2001 per l´accesso alla Wto fissa l´ingresso nel 2016. La seconda potenza economica del mondo, per tutelarsi dalle accuse di dumping e protezionismo, pretende ora un anticipo e intende affrontare il dossier già il prossimo 25 ottobre, durante il vertice Cina-Ue a Tianjin. «Sarebbe un modo – ha detto – per dimostrare come un amico tratta un amico». Wen Jiabao ha confermato l´interesse cinese a «investire sempre di più» nel Vecchio Continente ma ha ammonito i leader nazionali a «muovere passi più coraggiosi e a guardare in modo strategico alle relazioni con Pechino». (…)

Niente più “oscure trame” ormai si svolge tutto alla luce del sole senza alcun dissenso se non dentro i recinti.
Il Dragone rosso comprerà l’Italia ma non è l’ipotesi peggiore.. non abbiamo voluto imporre la nostra priorità sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali   quando potevamo , arriverà il giorno in cui il loro standard ci sarà imposto  per “risanare” la nostra economia, dai nuovi creditori. E giacchè la favoletta dei diritti umani dopo Costa d’Avorio e Libia non la possiamo più raccontare a nessuno, prima che lo scenario cambi, ci si affretta a prendere gli ultimi posti in prima fila e ad accaparrarsi il mediterraneo (ormai è un laghetto di proprietà di UE e USA) per riprendere le economie europee che languono, se la Cina ha lasciato fare in Libia non è per nulla. (VietatoParlare.it)

Sulla richiesta di incriminazione del Papa per la pedofilia alla Corte di giustizia dell'Aja

Il Palazzo della Pace all'Aia, sede della CIG Sito Internet: http://www.icj-cij.org/

Per me si dovrebbe abolire il Tribunale dell’Aja. E’ un’istituzione fantoccio non indipendente ma un organo politico,  è un organo politico con la pretesa della non responsabilità delle sue decisioni. Della sua irresponsabilità si è visto recentemente l’ordine di cattura a Gheddafi su ordine di altri, allo stadio iniziale del conflitto che lo ha fatto dissuadere ulteriormente da trovare un accordo.  Stati Uniti, Russia e Cina non vi hanno mai aderito, Gheddafi era membro della commissione Onu per i diritti umani ed era stato sempre legittimato nelle sue azioni ( i volenterosi, il comando occulto dietro le quinte  hanno emanato la sentenza). Chi ne emanerà una per i membri del nuovo governo che Amnesty ha provato che anch’essi hanno fatto crimini contro l’umanità?  Milosevich è scomparso in circostanze non chiare proprio mentre  stava rispondendo colpo su colpo alle accuse del Tribunale.

Lungi da me solo accostare il Papa alla stregua di questi personaggi, ma voglio dire questo tribunale ha autorevolezza zero, perciò è pericoloso, non ha nessuna garanzia di autonomia,  è una pagliacciata è come una Norimberga fatta da una certa mentalità che giudica e non vuol essere giudicata. Il Papa ha rischiato di essere arrestato anche nel suo viaggio  in Gran Bretagna, anche Giovanni Paolo II era stato denunciato all’Alto Commissario dell’Onu, con votazione a maggioranza dal Parlamento europeo, per violazione dei diritti umani…  sullo sfondo c’è l’odio alla chiesa, e i mezzi con cui si affronta il problema è inadeguato, visto che ampi pezzi di  cristianità cedono sempre di più a questa mentalità relativista. E’ assurdo e indecente accusare il Papa di responsabilità morale e nominare Obama “Nobel per la pace”, è assurdo accusare il Papa e tollerare la pornografia e diffondere la violenza, la corruzione,  l’arbitrio inividuale in tutti i modi, lo sfruttamento di popoli e della vita umana, in tutti i modi. Se si processa il Papa noi tutti dovremmo essere processati.

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