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In tempi di menzogna universale, dire la verità è già un atto rivoluzionario (Georges Orwell) – vietatoparlare blog web site

Haiti due anni dopo

Ieri abbiamo partecipato alla cerimonia di commemorazione dei due anni del terremoto, organizzata da una Agenzia internazionale molto attiva in Haiti. Una cerimonia incentrata sulla ricostruzione e sul sostegno dato alla comunità locale, sui veri attori della ricostruzione e sui risultati raggiunti. All’uscita riflettevo sullo strano sentimento di freddezza che questa cerimonia mi aveva lasciato addosso. Se avessi dovuto dargli un nome, avrei detto che era la cerimonia dei risultati della ricostruzione, non la commemorazione del terremoto.

Quasi arrivata al parcheggio ho incontrato una collega haitiana, che lavora proprio per questa Agenzia, e che anziché essere in sala aveva stranamente preferito restare fuori. Ho fatto i consueti auguri di Buon nuovo anno 2012, ma ho subito visto la tristezza velarle lo sguardo. Mi ha detto: “Sa, per me un eventuale nuovo anno non può cominciare che dopo il 12 gennaio. Prima c’e’ solo il ricordo, il dolore del ricordo. Della mia bambina morta sotto le macerie, della tomba che non ho potuto darle, lo strazio di non avere nemmeno un posto dove andare a piangere”.

E così improvvisamente ho capito che cosa c’era di freddo nella cerimonia. Non era la “nostra” commemorazione. Noi che ad Haiti c’eravamo, noi che il cuore lo abbiamo in questo Paese, il 12 gennaio non pensiamo principalmente alla ricostruzione fatta o non fatta o parzialmente fatta. Pensiamo ai nostri morti. Agli amici (tanti, quanti!) che non ci sono più, alla sofferenza che abbiamo affrontato e che in qualche modo non ha mai smesso di accompagnarci. Sono passati due anni. 24 mesi. Pochi sono stati i giorni in cui siamo riusciti a non pensarci, a non pensare a quel momento in cui la terra ha tremato e in una manciata di secondi si è portata via la vita, le persone che amavamo, il mondo che conoscevamo. Niente è mai stato più come prima. Abbiamo imparato a convivere con la sofferenza, abbiamo imparato a guardare in faccia al dolore, abbiamo dovuto accettare che la miseria della vita da terremotati inghiottisse la nostra gente. Ma non abbiamo potuto dimenticare, non lo potremo mai.

Domenica sono stata al cimitero, a pregare sulla tomba della famiglia di mio marito. Nello stesso caveau sono sepolte le due figlie di un amico, le due bimbe morte abbracciate sotto il tavolo della cucina mentre la mamma le guardava impotente dal giardino, senza poterle salvare. Il papà si era presentato a casa nostra con i piccoli corpi nel cassone del pick up, avvolti in un lenzuolo. “Non ho un posto dove seppellirle, non c’e’ più posto in nessun cimitero. Non voglio portarle alla fossa comune, sono le mie bambine. Aiutatemi vi prego”. Il viaggio in pick up con quel carico leggero, me lo ricordo ancora. Come ricordo gli occhi del papà.

“Aiutatemi, vi prego”. Quante volte abbiamo sentito queste parole in questi 24 mesi? Tante, troppe. Qualcuno degli amici, i più anziani, ci chiede come i nostri ragazzi riescono a essere ancora in piedi, dopo tutto questo. Come è stato possibile continuare. Noi non lo sappiamo con certezza, come è successo. Ma c’era quella domanda: “Aiutateci”. Quella domanda a cui non si può non rispondere. Umanamente, non si può ignorarla.

Abbiamo risposto come potevamo, come sapevamo, con le risorse che erano giorno per giorno disponibili, risorse emotive, professionali, materiali. Non le nostre risorse, ma le risorse che la grande solidarietà di tante persone ha reso disponibili. La solidarietà si è trasformata in tende, in scuole, in centri educativi; si è trasformata nei primi sorrisi, nella speranza. Per 24 mesi la solidarietà è stata per questa gente un segno tangibile della vicinanza e dell’accompagnamento della Comunità internazionale. Dal dolore e dallo strazio sono nate prima la solidarietà e poi la fratellanza. Quando i tuoi morti riposano con quelli del tuo vicino, ti senti necessariamente più fratello.

Questa umanità ritrovata e ricostruita, seppur ancora fragile e ferita, questa è la vera ricostruzione di Haiti oggi. E di questa siamo orgogliosi di aver fatto parte, nel nostro piccolo.

Fiammetta Cappellini, AVSI in Haiti

Viaggio apostolico del Santo Padre a Cuba ed in Messico

 

Palazzo Nazioanle Messico - fonte: Wikipedia - Licenza CC

Benedetto XVI visiterà lo Stato di Guanajuato, nel nord del Messico, dal 23 al 26 marzo. Gli eventi del programma (“Con te nella fede discepoli di Cristo”)

Benedetto XVI si recherà in Messico, per una visita apostolica in tre municipi (Guanajuato, León e Silos) dello stato di Guanajuato, nella regione nord del Paese, dal 23 al 26 marzo. Il Papa incontrerà bambini, vescovi messicani e del resto dell’America Latina e ovviamente autorità nazionali e locali. Inoltre, il Pontifice celebrerà la Messa nel Parco del Bicentenario, a León, e presiederà i Vespri con vescovi del Messico e della regione latinoamericana e caraibica. Il motto dell’arcidiocesi di Leðn per la vista è: “Contigo en la fe discípulos de Cristo” – “Con te nella fede discepoli di Cristo”.

Il Papa partirà da Roma il venerdì 23 marzo (alle 9.30) e arriverà nella stessa giornata alle 16.30 (ora locale). I 10.200 km circa saranno coperto con un volo dell’Alitalia in 14 ore. Al suo arrivo all’aerporto León/Guanajuato, il Papa sarà accolto dal Presidente del Messico Felipe Calderón, dall’arcivescovo di León mons. José Rábago, il Presidente dell’Episcopato mons. Carlos Aguiar e dai cardinali messicani: Norberto Rivera, Francisco Robles, Juan Iñiguez e dal Nunzio apostolico mons. Christophe Pierre.

Immediatamente dopo la cerimonia di Benvenuto, Benedetto XVI si trasladerà al “Colegio de Miraflores” per la cena e il riposo. Il giorno dopo, sabato 24, il Papa alle ore 18 farà la visita di cortesia al Presidente del Messico, Felipe Calderó, presso la “Casa del Conde Rul”. Subito dopo sulla “Plaza de la Luz” il Pontefice riceverà il saluto dei bambini. Domenica 25 alle 10 Benedetto XVI celebrà la Santa Mesa nel Parco Bicentenario di León. Al pomeirggio, 17.30, farà visita alla cattedrale di León dove presiederà la celebrazione dei Vespri con i vescovi del Messico e molti altri procedenti dei Paesi dell’America Latina. Lunedì 26, dopo la cerimonia di congedo presso l’aerporto di Guanajuato, il Papa si trasferirà a Santiago di Cuba dove dovrebbe arrivare alle 14 circa, ora locale. Intotale in Messico il Papa pronuncerà 3 discorsi e due omelie.

Benedetto XVI visiterà Cuba dal 26 al 28 marzo per presiedere l’apertura del Giubileo della Madonna della Caridad del Cobre

L’agenzia Afp attribuisce ad un comunicato dell’Episcopato cubano l’annuncio della data della visita del Papa a Cuba: dal 26 al 28 marzo prossimo, tempo che consentirà al Papa di svolgere un intenso programmma dal suo arrivo, la sera del 26 a Santiago di Cuba, dove sarà ricevuto dal Presidente Raúl Castro e dai vescovi cubani, tra cui il cardinale Jaime Ortega, arcivescovo dell’Avana e il vescovo di Santiago di Cuba, mons. Dionisio García. Il giorno dopo, il 27, il Papa celebrerà la Messa sulla Piazza “Maceo” della città e subito dopo farà visita al Santuario della Madonna del Cobre (distante 32 km).
Lo stesso 27, alle ore 10.30 (ora locale), in aereo, Benedetto XVI si trasferirà a La Habana dove farà, nel Palacio de la Revolución, la visita di cortesia al Presidente cubano R. Castro. Il 28, alle 9.00, celebrerà la Santa Messa sulla Plaza de la Revolución. Incontrerà poi i vescovi cubani nella sede della Nunziatura. Alle 16.30 è previsto il congedo nell’Aeroporto Internazionale “José Martí” della capitale cubana.

Lunedì 26 marzo
14.00 – Arrivo del Papa all’Aeroporto internazionale di Santiago di Cuba procedente dal Messico.
Cerimonia di Benvenuto. Presenti il Presidenti Raúl Castro, le massime autorità dello stato, tutti vescovi cubani e il Nunzio mons. Bruno Musarò.
17.00 Santa Messa sulla Piaza Maceo in occasione del 400 anniversario della scoperta e presenza dell’immagine della Madonna della Caridad del Cobre a Cuba..

Martedì 27 marzo
09.30 – Visita al Santuario della Madonna della Caridad del Cobre.
10.30 – Partenza per l’Avana dove l’arrivo è previsto per 12.00
17.30 – Visita di Cortesia al Presidente della Repubblica.

Mercoledì 28 marzo
09.00 – Santa Messa sulla Piazza della Rivoluzione.
16.30 – Cerimonia di Congedo – Aeroporto Internazionale “José Martí”

FONTE: http://ilsismografo.blogspot.com/

la crisi del debito brasiliano

fonte: Arianna editrice  Titolo originale: "Brazil's Debt Crisis – How Brazil Can Defend Against Financialization and Keep Its Economic Surplus for Itself"

l modello d’integrazione post seconda guerra mondiale è sopravvissuto alla sua iniziale promessa. È diventato sfruttamento dell’investimento del capitale, delle infrastrutture pubbliche e degli standard di vita piuttosto che fornire un supporto per il loro sviluppo.

Nella sfera del commercio, i paesi devono ricostruire la loro autosufficienza in termini di beni essenziali e dei cereali. Nella sfera finanziaria, l’abilità delle banche di creare credito (prestiti) praticamente a costo zero con operazioni computerizzate ha portato il Nord America e l’Europa a essere dominate dal debito, e ora cerca di spostarsi in Brasile e negli altri paesi del BRIC finanziando acquisizioni o concedendo prestiti sulle loro risorse naturali, beni immobili, infrastrutture di base e industria. Speculatori, arbitrageurs e istituzioni finanziarie che usano il “denaro gratuito” vedono queste economie come facili opportunità. Ma nell’obbligare i paesi a difendersi finanziariamente, la loro creazione di credito predatorio fa così terminare l’era del libero movimento dei capitali.

Ma il Brasile ha davvero bisogno di introdurre credito straniero per le spese interne quando può crearlo da sé? I prestiti stranieri finiscono alla sua banca centrale, che investe le proprie riserve in beni del tesoro americano e in euro bonds che danno un basso ritorno e il cui valore internazionale probabilemente declinerà di fronte alle valute del BRIC. Quindi accettare ingressi di capitale di credito e acquisizioni dal Nord del mondo fornisce un “pasto gratuito” per chi emette le valute euro e dollaro, ma non aiuta molto le economie locali.
 

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AMERICA/MESSICO – Un altro Vescovo entra in Twitter: cresce la presenza della Chiesa nelle reti …

Durango (Agenzia Fides) – L’Arcivescovo di Durango, Mons. Héctor González Martínez, ha aperto questi giorni scorsi un account in Twitter. Con questo sono ormai 5 i membri della gerarchia ecclesiale messicana con una presenza nelle reti sociali, fra cui il Vescovo di Yucatan, Mons. Jorge Carlos Patron Wong, che fu il primo. L’Arcivescovo di Durango, il cui account è @ArzobispoDgo, nel suo primo messaggio ha scritto: “Cari amici, vi saluto nel mio primo intervento su Twitter e vi auguro la pace e la benedizione per l’anno che inizia”. Il giorno dopo ha offerto le sue preghiere per i malati.
A novembre dell’anno scorso l’Arcivescovo di Puebla, Mons. Víctor Sánchez Espinosa, si era aggiunto su Facebook, e si attende per questo mese che anche Mons. Sánchez Espinosa apra un account in Twitter, secondo quanto ha detto il sacerdote Eugenio Lira Rugarcia, presidente della Commissione Diocesana per le Comunicazioni Sociali e direttore delle [...]

Original post by Agenzia Fides and software by Elliott Back

..troppe domande senza risposte e gli italiani si appassionano? di cosa?

dice Mario Sepúlveda, il secondo dei minatori riportati alla luce dalle profondità della terra:

Estuve con Dios y estuve con el Diablo, me pelearon. Me ganó Dios. Me agarré de la mejor mano, de la mano de Dios. Me agarré de él y en ningún momento titubeé de que Dios no me iba a sacar de ahí.

(“Sono stato con Dio e col Diavolo. Si sono combattuti per me. Mi ha vinto Dio. Mi sono afferrato alla mano migliore, a quella di Dio. Mai ho dubitato che Dio non mi avrebbe tirato fuori da lì.”)

Poi aggiunge,  temendo di essere assimilato ad un fenomeno televisivo, protagonista di uno di quei reality swow tanto alla moda, in cui si spia una vita irreale:

“Non trattateci come delle star o dei giornalisti. Siamo minatori. Lavoratori.”

Sarah se potesse, direbbe la stessa cosa: per questo, ogni giorno sono infuriato per i tg italiani: hanno già liquidato la vicenda dei minatori cileni (perchè è finita bene)  mentre si aggrappano a quella drammatica vicenda di Sarah, analizzando sezionando senza vedere nulla, cercando di prolungare un fatto che toglie il respiro e al quale in realtà i mezzi di comunicazione non hanno detto nulla di adeguato a ciò che è accaduto.

Non danno voce a quegli uomini, a quei minatori , semplici e veri (per i quali il presidente ha detto: “ho capito che la ricchezza del nostro paese non sono le miniere di rame, ma i minatori!”), dai quali impareremmo molto, come possono allora parlare di vita e di morte?

E come sperare che le vicende come quella di Sarah non accadano più, con la sola indiscussa bravura degli investigatori o seguendo nel profondo di cio’ che esprime, dalla  voce di quei minatori?

Gli uomini della comunicazione, le redazioni dei telegiornali TV, “uomini di cabaret” con il mestiere delle notizie imparato su chissà quale “manualetto”, ma non siamo ingenui e sappiamo che non è frutto del singolo se le cose che hanno deciso che contano passano su queste autostrade dell’irreale e le cose reali sulle strade tortuose di campagna.

Cile: l'ultimo minatore salvato!!!!!!

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