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In tempi di menzogna universale, dire la verità è già un atto rivoluzionario (Georges Orwell) – vietatoparlare blog web site

Le milizie anti-Assad usano ad Homs i quarteri cristiani come campi di battaglia.

The Belt of Saint Mary, mother of Jesus, located in Saint Mary of the Holy Belt Church in Homs, Syria

 

Titolo originale: “Christianity Under Assault in Syria: Saint Mary Church of the Holy Belt Damaged”

Homs, Siria (MECN) – La Siria è la patria di antiche civiltà, contenente reliquie antiche e rovine risalenti alle prime civiltà umane conosciute. Insieme ad avere queste  caratteristiche, la Siria è anche parte della Terra Santa, o come direbbe qualcuno, la Terra Santa fa parte della Siria. Gesù Cristo parlò un linguaggio antico siriano – aramaico, da Aram, un antico nome per la Siria. I siriani parlano ancora l’aramaico in alcuni villaggi e nelle chiese, e il vocabolario aramaico ha influenzato il loro dialetto arabo, la lingua nazionale del post-indipendenza della Siria. Tra i tanti tesori storici c’è la  Chiesa di Santa Maria della Sacra Cintola (in arabo: كنيسة أم الزنار; Um az-Zinnar), chiamata per la sua preziosa reliquia – la ‘cintura di  Maria’, la madre di Gesù. La Chiesa è una vecchia chiesa siro-ortodosso, situata nel cuore della città di Homs. La chiesa fu costruita su una chiesa sotterranea risalente al 50 d.C., che la rende tra le più antiche al mondo. E ‘anche la sede dell’arcivescovado siro-ortodossa.

Tra il 24-25 febbraio 2012, l’antica chiesa è stata danneggiata da milizie armate che combattono il governo di Homs. Secondo Issam Bishara, il Catholic Near East Welfare Association (CNEWA) direttore regionale per il Libano, Siria ed Egitto, in dichiarazioni rese al National Catholic Reporter , le milizie usano deliberatamente i cristiani e le luoghi sacri cristiani come scudi e stanno deliberatamente provocando danni sia a persone che a  cose:

La Chiesa di  ‘Santa Maria della Sacra Cintola’ (St. Mary Church of the Holy Belt)  è situata nel centro di Homs, quella che è chiamata la cosiddetta “Città Vecchia”, ed è la sede dell’Arcidiocesi siro-ortodosso di Homs. La maggior parte delle chiese e arcivescovadi di altre confessioni sono concentrate nella stessa zona circostante (Hamidiya, Boustan el Diwan, ecc), e in questo ultimo  trimestre è stato oggetto di scontri militari tra le milizie e le forze governative. I miliziani per la  maggior parte di questo periodo di tempo hanno usato le chiese e i cristiani come scudi per proteggersi dai bombardamenti. E ‘inoltre importante ricordare che alcune icone all’interno delle chiese sono state danneggiate appositamente dalle milizie.

Questi fatti suggeriscono che i cristiani sono stati usati come scudi umani e le loro case, chiese e quartieri vengono utilizzati dai militanti in quello che alcuni suggeriscono una strategia di guerriglia deliberata, dove i militanti riescono a guadagnare sia copertura per attaccare le forze governative impunemente o riescono ad aizzare i cristiani contro il governo per la loro rappresaglia e la intimidazione  diretta verso di loro. Tuttavia, Bishara ci rivela una terza cosa , e cioè che i cristiani sono in fuga e sono invitati dal loro clero ad astenersi dal prendere posizione, sia contro il governo o contro i gli insorti e stanno sostenendo una soluzione  pacifica tra tutte le parti. Un anno fa, la popolazione  cristiana in Homs era 160.000, ma come risultato della violenza, quel numero si è ridotto a soli  1.000 cristiani.

(…)  Proprio nella città di Homs, 200 cristiani sono stati uccisi e molte famiglie cristiane sono già state martirizzate per la loro fede, per la loro fedeltà al loro paese, e non per essersi schierate con gli estremisti.

 

Reportage dalla Siria .6 – Iracheni e siriani, voci che nessuno ascolta

fonte: http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=285   di Marinella Correggia

Jbab e Damasco

“Peggio dei terremoti e delle tempeste è l’odio settario. Per la nostra religione è un peccato gravissimo. Chi uccide una singola persona è come se uccidesse l’umanità intera, dice il Corano. Eppure le potenze esterne hanno fatto in modo di alimentare il settarismo violento anche in Siria”. Il maestro Ali è un musulmano praticante e sunnita che vive nel grosso paese di Jbab, governatorato di Deraa (considerato roccaforte dell’opposizione al governo), a 40 minuti di pulman da Damasco, fra uliveti vecchi e nuovi (la Siria è fra i primi produttori al mondo) e campi di grano. A Jbab “riciclano” le grosse scure pietre di basalto per costruire le case nuove; la sua, Ali l’ha costruita da sé e con spontanei criteri di bioarchitettura. Dopo un tè e un caffè, si congeda insieme alla moglie (che non parla), precisando che a Jdab non ci sono problemi e che quando è andato a Deraa a prendere lo stipendio ha trovato tutto calmo.

Iracheni erranti

A Damasco, nel quartiere di Jaramana, la sera gli iracheni (uomini) si ritrovano a giocare a scacchi e bere tè sotto una grande tenda arredata, allestita due anni fa da uno di loro. La Siria ha ospitato e ospita oltre a palestinesi e libanesi un numero incredibile di iracheni scappati dopo la guerra di Bush del 2003 con il caos e il conflitto settario che ne sono seguiti. Secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), il numero (fluttuante) di iracheni rifugiati in Siria è di oltre 1.100.000 persone più 300mila prive di status. Sono una parte sono registrati. Damasco ha sempre concesso permessi di soggiorno rinnovabili ma questa enormità di rifugiati è un peso sociale enorme. Ha aumentato i prezzi degli affitti e delle case, ha portato fenomeni di delinquenza, disagio, prostituzione. A parte gli aiuti alimentari forniti dall’Unhcr, l’assistenza sanitaria gratuita delle strutture siriane e della Red Crescent siriana, la scuola pure gratuita (ma molti bambini iracheni non ci  vanno e lavorano), gli iracheni teoricamente non possono lavorare; comunque l’occupazione al nero è tollerata. Come vedono la tragedia siriana? Saad (di Baghdad, quartiere Qarrada) gestisce un lavanderia: “Siamo scappati in Siria perché qui era più facile essere accolti, la vita costava poco, eravamo vicini al nostro paese e le tradizioni sono simili. Ma adesso temiamo un intervento armato esterno anche qua ad appoggiare i gruppi di terroristi fanatici come quelli che ci hanno fatti partire dall’Iraq. Volete bruciare la Siria con tutti i suoi abitanti? Molti iracheni stanno cercando di andar via. C’è anche una politica per farne andare un po’ in Turchia a gonfiare le cifre sui rifugiati dalla Siria”.
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Non è rivolta: contro la Siria è in corso una guerra per il potere.

Contro la Siria è in corso una guerra: carichi di armi  arrivano per riformire “l’esercito libero siriano”. E’  notizia recente   il sequestrodi una nave che ne faceva il vettore,  però non c’è nessuna dichiarazione di guerra.  Nessuna data di inizio, nessun luogo dove si svolgono le battaglie, nessun accenno alle  cause che l’hanno determinata ,  è certamente identificabile solo una parte in causa, l’altra è indefinita e romanzata. Gli USA hanno riconosciuto che molti combattenti sono di altre nazionalità: sappiamo che anche Al Qaeda ed una brigata libica sono in territorio siriano, la brigata ‘Farouq’ e la Clinton a Tunisi in una intervista alla BBC ha detto che sono sul terreno praticamente tutte le formazioni terroristice sulla ‘ lista nera’. Nei fatti, tutto questo, questa mancanza, la ‘comunità internazionale’,  lo accetta come buona e non ci fa caso. Anzi, contemporaneamente ha accettato che con il conflitto in corso si  stanziassero ingenti somme di denaro perchè gli scontri che a parole dice di voler fermare, continuino.

Come si fa a legittimare questo tipo di conflitto? La cornice necessaria per autorizzarli sono gli organismi sovranazionali di sicurezza, cioè Nazioni Unite, il tribunale dell’Aja … ma essi si sono sottomessi sempre di più alle esigenze delle nazioni che le finanziano e su cui esercitano una grande influenza. Il “salto” è avvenuto e le modalità con cui questi conflitti avvengono ci lascia sbigottiti . Ormai si mente spudoratamente, sfacciatamente e questo non suscita alcuna reazione.

A denunciare l’illegittimità  ormai ci sono solo voci isolate e non legittimate. Paesi che non ci aspettavamo:  la Russia, la Cina e alcuni paesi del Sudamerica. Sono le ‘pecore nere’ che si pongono in modo critico su ciò che l’”occidente” sta facendo in merito all’ingerenza sugli stati sovrani. Ormai dopo l’intervento in Bosnia sembra che l’occidente abbia adottato una nuova procedura per risolvere le cose, con le primavere arabe l’ha perfezionata. Le agenzie, i servizi tv di questi paesi sono ignorati ma non sono  ignorati i nuovi paladini delle libertà e della democrazia :  l’Arabia Saudita ed il Qatar (stati assolutistici con liberta pari a zero)   ritenuti più credibili.

La modalità  che caratterizza gli ultimi conflitti armati  occidentali è la seguente:  si provocano sollevazioni interne e contemporaneamente si fornisce appoggio esterno. In questo modo,  presto si raggiunge un imbarbarimento del conflitto, che si svolge senza nessuna tutela per alcuno ,   i prigionieri e la popolazione civile sono in balia delle vendette. è una guerra che non esiste. Ci si contende anche l’appartenenza dei morti, perchè non è  il campo di battaglia non deciderà il vincitore. Sarà il quadro che si recepirà all’esterno che  giustificherà o meno  il singolare intervento umanitario che si prepara (cessazione delle violenze tramite bombardamenti). E’ la stessa cosa che sta facendo l’esercito siriano, solo che in caso di intervento umanitario cambierebbero gli obiettivi e la mole distruttiva.

Questo tipo di conduzione del conflitto in atto  non tutela i civili perché verso l’opposizione armata non può essere applicata la Convenzione di Ginevra , se non le leggi siriane.
La situazione è caotica:  non è in corso una guerra civile essendoci un ‘ esercito siriano di liberazione’ ma l’’esercito di liberazione siriano’ non può essere considerato un esercito.

E’ evidente che è una battaglia anche semantica, perchè al di la del nome resta il fatto che l’obiettivo è la caduta di un governo legittimo e quindi il tentativo di prendere il potere, un colpo di stato, altrimenti si aspetterebbe di andare alle libere elezioni, già concesse da tempo .
Si è legittimato ampiamente l’opposizione armata e  le azioni di guerra in corso  tra l’esercito siriano e ‘esercito libero siriano’ ma sono invece da leggere come il tentativo rovesciare il governo presieduto dal presidente Assad.

In questo conflitto la pietà è rara,  è una guerra anomala e spregiudicata, anche per questo chi la sostiene ha grandi responsabilità. In una parola al di là della ipocrita meraviglia  di chi addita il regime di Assad come  massacratore, si sono seminate le condizioni perchè la guerriglia degeneri, gli Stati stessi che dicono  che deve cessare la alimentano. Questo tipo di conflitto non da nessuna garanzie ai combattenti, ne esistono trattati che tutelino azioni terroristiche.

La conta giornaliera dei morti è la conseguenza di una guerra in atto. se c’è un esercito siriano di liberazione , si capisce che c’è una guerra in atto. La guerra genera morti e i civili sono coinvolti per vari motivi. il primo motivo è che la guerra si svolge nelle città, perchè l’obiettivo è il caos e la destabilizzazione, coinvolgere la popolazione civile,  ed il secondo è che è una guerra contro una determinata parte dellapopolazione.

I paesi occidentali non fanno di meglio:  in un paese in cui è in atto una guerra caratterizzata da episodi cruenti, sabotaggi e attentati che non trovano il consenso della maggioranza della popolazione, essi attuano l’embargo. Dobbiamo essere chiari: l’embargo è un stato assedio, un assedio ‘moderno’ ma pur sempre un assedio di città. Bisogna dire giacchè nessun lo dice che esso è vietato dalla convenzione di Ginevra, vietato da quel momento della storia che ha inorridito gli stessi protagonisti per cui ci si è dato delle regole. Anche in guerra è permesso l’invio di generi alimentari per i minori di 15 anni, cosa che non accade in Siria, visto che anche il latte è introvabile. La Convenzione di Ginevra vieta tutte le forme di attacco contro i civili e la punizione collettiva della popolazione civile.

I pacifisti non ci sono più perchè la parola “guerra” è stata eliminata, esclusa , sparita per legge. Le società “democratiche” non l’accetterebbero mai  , troppe conseguenze negative. Per le potenze occidentali per adesso, non è conveniente dichiarare guerra a nessuno. Tuttavia se si fanno le cose in “un certo modo” se si segue una determinata “procedura”,  se si consultano gli Organismi Internazionali, se si fanno certe pressioni,  in un mondo globalizzato, fortemente  interdipendente, gravemente  indebitato e  interconnesso, si può fare ciò che prima era vietato, basta dare alle azioni le motivazioni giuste. In fondo si fa ciò che non è vietato dalle leggi . E quello che è vietato si fa sotto “copertura” (la componente ‘ truppe speciali’  nei vari paesi occidentali , compresa l’Italia, sono aumentate vertiginosamente) .

Quella in corso in Siria ha anche un’altra particolarità: è una guerra mercenaria. I morti, quando sono occidentali suscitano reazioni impopolari verso i governi e così la modalità adottata da questi in Siria è partire da ciò che esiste , ma non dal positivo ma dal negativo, da ciò che può far crollare tutto.

Siamo democratici, però siamo i primi a vendere le armi a tutti, anche a chi non ha da mangiare, anche a regimi corrotti che non fanno il bene comune.
La democrazia è essenziale, ed oggi sembre buona solo a far circolare le merci. La libera circolazione è la nostra religione, la comunicazione, la quantità di comunicazione si è elevata notevolmente , ma non la libera circolazione delle idee.

La democrazia è importante , ma oggi è più  una necessità collettiva di organizzazione della società  che reale beneficio per i singoli. La democrazia è ‘imprescindibie’ condizione per una società democratica, ma ogni valore  se non vissuto si secca. Tant’è che non è non è aumentato  il riconoscimento della  dignità del singolo e il rapporto tra i popoli:  si continua solo a mercanteggiare per fare buoni affari.

VietatoParlare.it

DA ORA PRO SIRIA: LETTERA DALLA SIRIA

pubblicata sul Bollettino di aprile 2012 della Parrocchia “Sant’Ambrogio” di Merate  TRATTA DA ORA PRO SIRIA
Nell’ottobre 2010 un gruppo della Parrocchia ha compiuto un viaggio in Siria vivendo un’esperienza davvero indimenticabile, da un punto di vista umano, culturale e spirituale… Non sono trascorsi neanche due anni da allora, ma la situazione di quel paese è radicalmente cambiata,  Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto un messaggio via e-mail dalla guida siriana che ci aveva condotto – con grande competenza e capacità – alla scoperta della Siria..

Cari signori, amici e tutti quelli che mi ricordano o forse non mi ricordano più, è quasi un anno da quando la crisi nel mio paese  è cominciata. Vi scrivo perché credo che c’è qualcosa che devo informarvi e scusatemi se faccio errori linguistici.

Sono sicuro che se voi non sarete d’accordo con quello che dico, almeno dopo questa e-mail sarete consapevoli che tanta gente come me esiste. Noi esistiamo e siamo tanti, anche se i media internazionali non vogliono riconoscerci. Ecco perché vi scrivo: perché conosco tutti voi e ho fiducia grande di voi e so che mi considerate una persona seria e onesta. Voglio far arrivare la mia voce!
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Siria: Chi sta uccidendo chi e perché? La disinformazione regna, i dubbi crescono

l’unica fonte di queste notizie è l’ “Osservatorio siriano per i diritti umani”, organizzazione che non ha mai fornito la lista dei nomi delle vittime e che fa capo a un unico anonimo attivista.

A sentire i media occidentali più accreditati, la verità sull’attuale situazione politica in Siria è unica, semplice, evidente, incontestabile; e davanti alla presa di coscienza di tale verità i governi occidentali non possono che rispondere militarmente, affiancando la rivolta del popolo siriano e destituendo il dittatore. Leggendo i principali giornali di mezzo mondo, tutto sembra chiaro: il regime di Bashir al-Assad si fa ogni giorno più violento, l’uccisione di donne e bambini è diventata quotidiana, addirittura 400 bambini sarebbero morti dall’inizio del conflitto, tra cui sedici neonati prematuri, uccisi dall’esercito lealista per mezzo del taglio della corrente all’ospedale che li ospitava (notizia poi rivelatasi falsa); l’arroganza del potere – quindi – sembrerebbe non conoscere limiti, tanto che l’esercito arriva a sparare contro gli osservatori ONU inviati a monitorare il rispetto del cessate il fuoco. Persino alcuni soldati cominciano a disertare, a rifiutarsi di sparare e – per questo – verrebbero giustiziati. In poche parole: al-Assad è impazzito. Pur di sedare le rivolte interne e mettere a tacere i suoi oppositori, arriverebbe a rischiare una guerra con l’occidente. La Francia, infatti, ha già reso più che palesi le sue intenzioni d’attacco, gli USA affermano oggi che la loro pazienza è finita, mentre Russia e Cina – che finora hanno sostenuto il governo di al-Assad – cominciano a tentennare.

Stando al racconto dei media di main stream, questa è l’unica interpretazione possibile. Se però si prova addentrarsi di più e meglio nel contraddittorio coacervo dell’informazione riguardante il Medio Oriente si scopre che la fonte prediletta dalla maggior parte dei mezzi di informazione – dalla Reuters, alla CNN, da Le Monde ai quotidiani nostrani – è una sola e non è verificabile, tanto che in più occasioni ha fornito notizie poi rivelatesi false. Tale fonte si fa chiamare Osservatorio siriano per i diritti umani – ma l’Osservatorio è composto da un unico soggetto e non ha mai fornito l’elenco con i nomi delle vittime, limitandosi a dare numeri e informazioni riguardanti l’età, lo “schieramento politico” e il genere sessuale degli assassinati. Il controllo delle notizie risulta quindi impraticabile. Questo non significa certo che tutte le voci di disperazione che arrivano dalla Siria siano un’invenzione, significa che ci sono diverse inesattezze nel racconto mediatico; inesattezze che – se sommate l’una all’altra – non possono che evidenziare il desiderio di ingigantire la ferocia della repressione di Assad.

continua su: http://www.fanpage.it/siria-chi-sta-uccidendo-chi-e-perche-la-disinformazione-regna-i-dubbi-crescono/#ixzz1tZAd3JOL

http://www.fanpage.it

 

 

Terrorismo anti-siriano e i suoi collegamenti internazionali

 fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=47616

Fin dall’inizio della “primavera” siriana, il governo di Damasco ha affermato di combattere bande di terroristi. La maggior parte dei media occidentali denunciano questa tesi come propaganda di Stato, che serve per giustificare la repressione contro i movimenti di contestazione. Mentre è evidente che questa tesi è sacrosanta per lo Stato baathista, di reputazione poco accogliente verso i movimenti di opposizione che sfuggono al suo controllo, questa supposizione non è nemmeno sbagliata. Effettivamente, molteplici elementi senza ombra di dubbio accreditano la tesi del governo siriano.
In primo luogo, esiste il fattore della laicità.
La Siria è in questo caso l’ultimo Stato arabo laico.(1) Le minoranze religiose godono dei medesimi diritti della maggioranza musulmana. Per certe frange religiose sunnite, campioni dell’idea della guerra contro l’ « Altro », chiunque egli sia, la laicità araba e l’uguaglianza inter-religiosa, incompatibili con la sharia (legge islamica), costituiscono una ingiuria contro l’Islam e rendono lo Stato siriano più detestabile di un’Europa « atea » o « cristiana ».
Ora, la Siria non ha meno di dieci diverse chiese cristiane, con sunniti che sono Arabi, Curdi, Circassi o Turcomanni, con cristiani non arabi come gli Armeni, gli Assiri o i Levantini, con musulmani sincretisti e quindi non classificabili, come gli Alawiti e i Drusi.
Pertanto, il compito per mantenere in piedi questa struttura etnico-religiosa fragile e complessa si dimostra così difficile, che solo un regime laico, solido e necessariamente autoritario può assolverlo.

Poi, esiste il fattore confessionale.
In ragione dell’origine del presidente Bachar El-Assad, il regime siriano è indebitamente descritto come « alawita ». Questa qualifica è totalmente falsa, diffamatoria, settaria, vale a dire razzista. Innanzitutto è falsa, perché lo stato maggiore, la polizia politica, i diversi servizi di informazione, i membri del governo sono nella grande maggioranza sunniti, come pure una parte non trascurabile della borghesia. I nostri media, per fare sensazione, non mancano di sottolineare l’origine sunnita della signora Asma al-Assad, moglie del presidente, con lo scopo di demonizzarla. Ma evitano deliberatamente di citare la vice-presidente della Repubblica araba di Siria, la signora Najah Al Attar, la prima ed unica donna araba al mondo ad occupare una carica così elevata. La signora Al Attar non è soltanto di origine sunnita, ma è anche la sorella di uno dei dirigenti in esilio dei Fratelli musulmani, esempio emblematico del paradosso siriano.
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uccisi in attentato decine di soldati siriani: si attente la reazione della UE contro il governo siriano

Attentati in tutta la Siria decine di morti. A Idlib, nel nordovest del Paese. Il bilancio è di almeno 20 morti, la maggior parte soldati.

L’opposizione dice che la colpa è del regime che attacca i suoi soldati ed il parlamento, la banca centrale, uccide i suoi generali per far credere che è colpa dell’opposizione.

I media danno queste notizie e nessun commento. Sono stufo di commentare anch’io tanta ipocrisia.

Reportage dalla Siria .5 – Fra sanzioni, autosufficienza e critiche alle politiche di mercato

Reportage dalla Siria .5 – Fra sanzioni, autosufficienza e critiche alle politiche di mercato

 di Marinella Correggia

Era l’una di notte fra domenica e lunedì quando chi ancora camminava nel fresco delle vie centrali di Damasco (qui chiamata Cham)  ha sentito prima un colpo sordo come di granata, poi diverse raffiche. Anche a poche strade di distanza nessuno si è scomposto. C’è stato anche un attacco cn Rpg alla polizia vicino all’opedale ibn al  Nafis. Ieri mattina un  funzionario della tivù Addounia è stato testimone dell’attacco mortale a un’auto delle forze dell’ordine sulla strada dell’aeroporto.

Per il resto, tutto pare normale in città. I mercati e i chioschi sono pieni di legumi, ortaggi, frutta e menù che fanno della città una pacchia per i vegetariani. Damasco non mostra segni di penuria, mentre nelle province colpite dalla crisi e dal fenomeno degli sfollati,la Mezzaluna Rossaela Crocerossa internazionale hanno dovuto portare aiuti.

I pulman e pulmini sono molto economici – anche rispetto ai salari siriani – e quelli notturni continuano a viaggiare, con l’eccezione di zone periferiche più problematiche. Ma padrone della strada sono le automobili, molte delle quali importate di recente, grazie a (o meglio a causa della) liberalizzazione dell’import; però il gasolio, il carburante più economico , sovvenzionato, è di cattiva qualità e così l’aria è molto inquinata, spiega Qasem, esperto di “protezione dei consumatori” e giornalista del quotidiano Al Thawra (“rivoluzione”, statale).

Il signor Ezzeh Mohamed è l’unico, fra i candidati “indipendenti” dai partiti, a saggiamente elencare sul suo manifesto elettorale un piccolo programma in sei semplici punti. Fra i quali la sempreverde “lotta alla corruzione” ma anche “rilanciare l’economia nazionale”.  Che la grave crisi politica e umana del paese non aiuta di certo. Anche se, dice sempre Qasem, “alle sanzioni internazionali o statunitensi  siamo abituati da sempre e possiamo resistere; godiamo di autosufficienza alimentare- con riserve di grano -  e abbiamo diverse industrie”.  L’università continua a costare pochi dollari all’anno.

Certo il settore turistico è in forte crisi. “Non arriva più nessuno” si lamenta il venditore di ceramiche e argenti vicino a una delle porte della città, a Bab Tuma. Stava imparando l’italiano al Centro culturale “ma l’hanno chiuso. L’insegnante voleva restare. Ma il mondo tratta tutti i siriani come appestati”. Cento famiglie egiziane sono tornate a casa per la crisi dei ristoranti nei quali lavoravano. L’unico rimasto è forse Mina, custode copto della chiesa di Anania, la più antica del mondo. “Dal Cairo mia sorella mi telefona inquieta” spiega Mina, “il dominio dei Fratelli musulmani si sente, altro che rivoluzione”. Ma hanno votato, gli egiziani…”Fiumi di soldi – esteri – sono corsi per indirizzare questo voto, sfruttando la povertà e la religione”.  In tanti tengono a precisare chela Siriaè rimasta ormai l’unico stato laico del Mondo arabo.

Critici verso le politiche di apertura al mercato i due partiti comunisti presenti in parlamento. “Gli ultimi sei anni hanno resola Siriapiù debole; le politiche neoliberiste, definite ‘economia sociale di mercato’  hanno creato il terreno per questa che io chiamo controrivoluzione; abbiamo cercato di contrastarle ma siamo pochi in Parlamento” ha detto giorni fa Ammar Baghdash, storico segretario del Partito comunista siriano; “essenziale in questo il ruolo dei reazionari del Golfo. Noi chiediamo che si torni al ruolo dello stato nell’economia, anche per contrastare i monopoli mondiali.  Quando le richieste dei lavoratori sono state soddisfatte,la Siriaè diventata più forte”.  Ossama Al Maghout della Unione giovanile comunista dice che i militanti hanno cercato di avere un ruolo di mediazione rispetto a chi si è unito alla protesta per ragioni economiche, in certe province. Sostiene che molti – per esempio fra gli agricoltori, che hanno subito anni di siccità e la riduzione dei sussidi – hanno cambiato di fronte alle violenze dell’opposizione armata.  Quanto al partito, “siamo all’opposizione nella politica interna economica della Siria, mentre la politica estera la condividiamo completamente”.

Analoga diagnosi da parte del Partito comunista siriano- Unificato, per il quale non è in atto una rivoluzione ma un attacco violento sostenuto da potenze straniere ben poco progressiste, dal Qatar agli Usa, che sfruttano gli errori commessi dal governo.

Ma è vero che tanti poveri sono con l’opposizione? I contadini ad esempio? Nell’ambito del partito comunista unificato, il giovane Salam, di madre russa (“in russo pace e mondi si dicono allo stesso modo: mir”; utile informazione!), tira in ballo il fattore religioso: “Quando siamo andati a raccogliere le olive per finanziare il partito, anche noi atei pregavamo per ché la pioggia non ci impedisse di lavorare. I contadini sono più dipendenti dal cielo, dall’alto. La religione ha forse più presa su di loro”.

Reportage dalla Siria .4 – Nella Damasco degli attentati

NELLA DAMASCO DEGLI ATTENTATI   http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=277
Marinella Correggia

Mentre la Reuters continua a inserire ovunque – per universale circolazione- la frase magica “L’Onu dice che Assad ha ucciso novemila persone” (l’Onu in realtà – pur attingendo solo a fonti dell’opposizione – parla di “novemila vittime nelle violenze e negli scontri”), gli abitanti di Damasco cercano di non pensare troppo al pericolo di altre attentati suicidi come quello che ha fatto una strage nel quartiere di Maidan, il 27 aprile. Così, sembra una città normale mentre si passeggia di sera al “mercato dei poltroni” (così chiamato perché i banchi vendono anche ortaggi già tagliati e pronti all’uso, una specie di quarta gamma sfusa e a buon prezzo).
Mina, egiziano
Nella “chiesa più antica del mondo”, quella di Anania (ridiede la vista e battezzò Saulo di Tarso) il custode egiziano copto spiega che le circa cento famiglie di suoi connazionali sono tutte tornate in patria: soprattutto perché i ristoranti dove erano impiegati lavorano molto meno. “Dal Cairo mia sorella mi telefona inquieta” spiega il signor Mina, “il dominio dei Fratelli musulmani si sente, altro che rivoluzione”. Ma hanno votato, gli egiziani…”Mi dirai che sono stati comprati. Sono corsi fiumi di soldi – esteri – per indirizzare questo voto, hanno sfruttato la debolezza, la povertà delle persone”. Nella Chiesa ogni sera il sacerdote Idlib (che ha vissuto a Roma e parla italiano) guida un gruppo di meditazione per la pace in Siria: “Ieri abbiamo detto rosari per tre ore. Siamo confidenti…”. Anche lui ce l’ha con le bugie e la propaganda internazionali e con “questi mafiosi” (i gruppi armati e islamisti) che “obbligano le persone a scappare dalle loro case, terrorizzano, uccidono”. Nella tranquillità di questa chiesa, Mina ascolta quel che le tivù del paese dicono.

Gaith, di Homs
Un racconto più diretto, su Homs, viene da Gaith (“Pioggia”), studente alla facoltà di odontoiatria che va a Homs tutti i mesi a trovare la famiglia abitante nel quartiere Al Zahra. Ecco la sua verità. “I terroristi si erano insediati nei quartieri di Baba Amr e Khalidya (che è vicino ad Al Zahra) e volevano fare di quelle aree un’altra Bengasi, anzi forse un altro Afghanistan islamico. Volevano occupare tutta Homs forse. Intanto il mio quartiere era quasi accerchiato, era pericoloso uscire per andare a lavorare altrove; si rischiavano rapimenti, uccisioni di alaouiti, cristiani, e sunniti che non stavano con i terroristi. Da Khalidya e Bara Amr arrivavano a Zahra e Akrama attacchi come quello che ha ucciso il giornalista francese (Gilles Jacquier, ad Akrama, ndr). No, non so dire da dove vengono i terroristi; mi dicono che ci sono prove di tante presenze di stranieri”. Come mai in febbraio è arrivato l’esercito ad accerchiare Baba Amr? Prima di febbraio l’esercito non c’era a Homs, c’era solo la polizia. Il governo aveva mandato in quei quartieri dei religiosi per negoziare ma non hanno voluto. Allora per proteggere i civili è arrivato l’esercito, a febbraio. Da Baba Amr se ne sono andati quasi tutti i civili che non fanno la guerra. Questi ultimi hanno distrutto o saccheggiato tante case”. I media dicono che l’esercito ha ucciso tanti civili a Homs…”Forse dei civili sono morti fra i due fuochi. Ma tanti uccisi non erano civili, erano ben armati”.
E la strage di Karm Zeitoun, tutti quei morti che abbiamo visto negli orribili video diffusi in marzo? “Sono stati i terroristi. L’hanno detto anche i parenti sopravvissuti”.
Ma all’inizio della crisi le manifestazioni erano pacifiche e sono state represse? “Io in marzo 2011 ho visto ala tivù Addounya una manifestazione a Nazihine, vicino a Karm Zeitoun, ho riconosciuto la zona. Ebbene c’erano persone armate. All’inizio sparavano in aria. E ad aprile a Idlib hanno iniziato a uccidere la polizia. Certi video mostravano anche cecchini dall’alto delle case”.
Com’è la situazione a Homs? “Adesso rimangono gruppi armati a Baba Amr e Khalidya”. Cosa pensi della Free Syrian Army? “Che non è vero che sono soprattutto disertori dell’esercito e civili. Sono islamisti, non rivoluzionari. Questa è la rivoluzione? Uccidere? Sono Fratelli musulmani come quelli che hanno vinto in Egitto. E sono ben armati dall’esterno, dai cosiddetti amici della Siria”. All’università hai compagni che sono con l’opposizione? “Sì, ad esempio alcuni di Idlib ma loro non vogliono discutere, e dicono che uccidere i soldati è giusto. E’ meglio l’opposizione non armata, che vuole una Siria unita e in pace”. Appello: “Chiediamo al governo italiano di non stare con chi protegge i terroristi. Ma solo Cina e Russia vogliono il dialogo e non la guerra in Siria”.

Sguardi latinoamericani
Non solo Russia e Cina, per la verità. Le posizioni dei paesi dell’America Latina tanto amati dalla “sinistra” occidentale non sono da questa prese in alcuna considerazione quando si ha a che fare con la Libia e la Siria. Cuba ha di nuovo chiesto all’Onu una commissione di inchiesta sui bombardamenti Nato in Libia e ha denunciato la guerra mediatica contro la Siria. Una narrazione alla quale Martin Hatchoun, inviato cubano di Prensa Latina, in Siria da sei mesi, non crede.
Martin racconta alcuni episodi che danno l’idea della grande confusione. Anche terminologica: “Gli oppositori sono sempre chiamati attivisti per i diritti; e anche se sono armatissimi sono sempre messi nella categoria dei civili”.
Le bugie sono di tutti i tipi e contano sul fatto che una volta dette, rimangono depositate e vai a smentirle. “Nel quartiere Mezzeh nel quale abitavo, un’operazione molto precisa delle forze di polizia contro un appartamento che ospitava cellule armate e che è stato l’unico danneggiato dalle sparatorie, è diventata sui media internazionali – primo lancio la Reuters – una manifestazione repressa nel sangue. Massacri come quello di Karm Zeitoun a Homs per i quali si è incolpato l’esercito, quando questo si è rivelato falso, la notizia non è però circolata”. Oppure “Al Jazeera intervista un “osservatore dell’Onu” il quale spiega della grande crudeltà del regime; poi la stessa Lega Araba smentisce il ruolo dell’uomo, ma chi se ne accorge?”.
Un caso che ha colpito molto i media è stata la piccola Afef, pochi mesi: secondo l’opposizione e molti media era morta in carcere per le torture. “Solo che la madre, di Homs, ha spiegato pubblicamente che la bambina era in ospedale ed è morta  di malattia e ha mostrato il certificato medico”. Un altro è stato Suri, otto anni: piccola vittima dei miliziani di Assad con scandalo internazionale? Così pareva,  “e invece la madre nel video urlava disperata che se lì ci fosse stato l’esercito il bambino sarebbe ancora vivo”.
E le foto dell’Afghanistan spacciate per siriane. E il video dei maltrattamenti di presunti prigionieri, che in realtà si riferiva al Libano del 2008. E il giorno del referendum, “che io ho visto tranquillo ma la Bbc per il mondo latino parlava- come se fosse stata qui –  di bombardamenti dell’esercito con morti”.
Cinecittà mediorientale: “Un siriano all’inizio della crisi sta con l’opposizione e scappa in Turchia dove però vede approntata una specie di fabbrica del falso nel Centro per i media; tornato in Siria ha raccontato tutto”.
Martin conclude dicendo che, “se senti la gente nelle strade, al contrario di quel che si dice nel mondo dei media, tutti vogliono che l’esercito agisca con più decisione, la faccia finita con i gruppi armati”.
Che ci sia dietro una “conspiracion” è evidente ai latinoamericani che hanno partecipato alla delegazione in Siria del World Peace Council (Wpc) e della World Federation of Democratic Youth (Wfdy), su invito dell’Unione nazionale degli studenti (Nuss) con 29 delegati da 24 paesi (Cuba, Venezuela, Sudafrica, India, Nepal, Russia, Belgio, Italia, ecc.). Socorro Gomes, presidente brasiliana del Wpc, riassume in “Nato, basi militari americane nel mondo, ingerenza destabilizzante“ gli strumenti militar-umanitari da combattere. Per il deputato comunista venezuelano Jul Jabrul, la missione in Siria era di solidarietà più che di accertamento dei fatti perché “non abbiamo bisogno di riprove per capire che è in atto una cospirazione armata, e una guerra mediatica”. Insomma non solo non credono ai media ma ritengono che il “fronte siriano” sia cruciale nella lotta antimperialista. (Come ha riassunto un delegato portoghese: “Non è necessario chela Siria sia un paradiso, per ritenerla cruciale nella lotta antiimperialista. Ulteriore riassunto: “Deve essere il popolo del paese a decidere, non le potenze internazionali e i loro alleati petromonarchici”.

Reportage dalla Siria .3 – Voci da Damasco “Beh, diventeremo partigiani”

VOCI DA DAMASCO “BEH, DIVENTEREMO PARTIGIANI”

di Marinella Correggia
Damasco sulla via di Baghdad? Due altre esplosioni ieri mattina (venerdì), una nel quartiere periferico Maidan, forse con nove morti e molti feriti (vicino a posto di polizia), e l’altra ad Adaoui (due morti), dopo l’esplosione di giorni fa a Merjeh con tre feriti. C’è preoccupazione, ma sorrisi e ringraziamenti per i membri russi, venezuelani, indiani e sudafricani della “delegazione internazionale di solidarietà antimperialista” organizzata dal Consiglio mondiale della Pace e dalla Federazione mondiale della gioventù democratica (Wfdy) , con 29 partecipanti da 24 paesi. Quanto agli altri delegati (turchi, belgi, inglesi, italiani) “sappiamo che una cosa sono i vostri governi, l’altra i popoli, intossicati dalla strategia delle menzogne” (già sentito in Iraq, Libia, Jugoslavia; non sanno che i popoli occidentali votano i loro governi…?). Damasco è piena di striscioni e manifesti elettorali con le facce di candidati e candidate in posa; insieme ai candidati “indipendenti”, altri appartengono a nuovi partiti fra i quali alcuni di opposizione “dialogante” come il Fronte popolare per il cambiamento; altri ancora sono del Fronte nazionale progressista, coalizione di partiti già in parlamento (anche i due comunisti) che finora veniva eletta con lista unica.
Dopo l’ultimo attentato giorni fa nel quartiere di Merjeh con tre feriti, a Damasco c’è preoccupazione, visti anche i toni bellicosi di Juppé e Obama. Ma su chi ricade la colpa degli scontri in violazione della tregua Onu? Brahim, autista originario di Hama, accredita la versione governativa: l’esercito reagisce ai gruppi armati, non spara su manifestanti disarmati, e “quanto ai morti dei giorni scorsi nella mia città, non è stata l’artiglieria ma un errore dei terroristi: è esplosa una specie di fabbrica clandestina di bombe”. Del resto perfino l’Osservatorio siriano dei diritti umani (a Londra), fonte pressoché unica dei media internazionali, ammette che la responsabilità non è chiara e chiede agli osservatori Onu di indagare.
Chiede una inchiesta imparziale su tutte le vittime di questi lunghi mesi di violenze al canto suo la madre superiora palestinese del monastero Deir Mar Yacoub di Qara, Agnès-Mariam de la Croix, motto attiva nella ricerca della verità sulla questione di base: chi uccide chi e perché. “Al monastero abbiano dieci nazionalità diverse; non facciamo politica: i siriani e solo loro devono decidere da chi essere governati”. E prosegue: “Da tanti mesi denunciamo le mistificazioni dei cosiddetti attivisti dell’opposizione che spessissimo forniscono notizie false favorendo la guerra civile e l’ingerenza. Abbiamo girato quasi ovunque e abbiamo molte prove, nomi, fatti, liste di morti. Il mondo, l’Onu ci ascoltino”.
Il governo siriano il 30 marzo in una lettera all’Onu ha fatto la lista di 6.143 morti in dodici mesi “a causa dei gruppi armati”: 2.500 soldati e poliziotti, il resto civili, presi in mezzo o uccisi direttamente, secondo il governo, dai terroristi. L’unione dei sindacati (pro governo) ha mandato ai partner internazionali una sua lista di “110 lavoratori martiri, uccisi da bande armate”.
“Ci sono 5.000 armati a Dayr az Zor”, spiega Salam, giovane del Partito comunista unificato; “Si cerca di provocare l’esercito per ottenere l’intervento armato internazionale; ma se questo succede faremo come i partigiani”, afferma, pur criticando episodi di violenza da parte del governo “che però non sono rivolte contro manifestanti pacifici come si dice sempre” (piuttosto, le vittime civili disarmate sarebbero prese fra i due fuochi). Nel ristorante al-Dar (“la casa”) al centro di Damasco che nei tempi pre-crisi era pieno di turisti e siriani e ora è privo degli uni e degli altri, Salam ci spiega che la Siria e i suoi lavoratori danneggiati dalle sanzioni (“perfino compagnie russe non osano commerciare con noi temendo ritorsioni”) dovrebbero mirare all’autonomia, al far da sé, seguendo l’esempio dei da lui molto ammirati Venezuela e Cuba. Sorridendo dice che fra i candidati ci sono molti “Berlusconi” e attribuisce il malcontento diffuso in Siria alle politiche neoliberiste governative degli ultimi anni; ma sostiene che l’opposizione (anche quella interna e non armata) non ha certo programmi  antiliberisti anzi, il contrario e “non vuole il dialogo”, e fa il gioco delle potenze straniere, “non condannando l’uso delle armi e della violenza contro civili e militari”.
La turca Gocke Piskin, sezione giovanile del Partito repubblicano del popolo (all’opposizione) ha incontrato Mehmet Hua insegnante di lingua turca a Damasco, che protesta “contro la pesantissima ingerenza del governo di Erdogan, persecutore di seimila prigionieri politici fra i quali i curdi, e molti giornalisti”. A Istanbul partiti dell’opposizione e studenti organizzano il 19 maggio una manifestazione nazionale.
Su molti cestini per l’immondizia in giro per la città, frasi con vernice bianca definiscono prostituta l’emittente qatariota al Jazeera.

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