vietato parlare

In tempi di menzogna universale, dire la verità è già un atto rivoluzionario (Georges Orwell) – vietatoparlare blog web site

Vaclav Havel e il fruttivendolo

un gesto di libertà che l’uomo può fare

fonte: SAMIZDATONLINE

In quegli anni dominati dalla ideologia il testo di Havel rappresentò uno spiraglio di luce, l’apertura di una prospettiva nuova verso orizzonti finalmente diversi da quelli imposti dai muri totalitari. Havel scriveva “Il sistema post-totalitario è ossessionato dal bisogno di legare ogni cosa con un regolamento. La vita in esso è percorsa da una rete di ordinanze, avvisi, direttive, norme disposizioni e regolamenti. (non per niente se ne parla come di un sistema burocratico)… l’uomo è solo l’insignificante ingranaggio di un meccanismo gigantesco; il suo valore è limitato alla funzione che in esso svolge… tutto deve essere il più possibile delimitato, codificato e controllato. Ogni deviazione dal percorso prestabilito è bollata come errore, arbitrio e anarchia. Dal cuoco del ristorante che senza il permesso dell’apparato burocratico non può cuocere per gli ospiti qualche specialità che si discosti dalle norme stabilite, al cantante che senza l’autorizzazione dell’apparato burocratico non può cantare in un concerto la sua nuova canzonetta, sono tutti uomini legati, in ogni manifestazione della loro vita, dal filo burocratico delle ordinanze….”.

Era questo il potere cui era soggetto l’uomo dell’Est come dell’Occidente, il potere di norme e prescrizioni che ingabbiavano la libertà, un potere che è più forte del sistema di pensiero cui obbedisce tanto che l’uomo ne è asservito tanto da ridursi ad una pedina dell’ingranaggio come Havel spiega nel suo famoso esempio del fruttivendolo che espone tra la sua merce un’insegna in cui si legge “lavoratori di tutto il mondo unitevi. Perchè, si chiede Havel, lo fa? Perchè espone un cartello che non c’entra nulla con la frutta e la verdura che vende? Perchè così facendo “egli dichiara la propria fedeltà (e non può farlo altrimenti se vuole che la sua dichiarazione venga accettata), nel solo modo che il regime è in grado di recepire, ossia accettando il rituale prescritto, accettando le apparenze come realtà, accettando le regole fissate del gioco. Così facendo, tuttavia, diventa egli stesso una pedina del gioco, rendendone possibile la continuazione e l’esistenza stessa“.

Havel ha attraversato il Muro di Berlino con il suo fruttivendolo, è arrivato in Occidente con questo esempio che è rimasto nella memoria, perchè la coscienza comincia a ridestarsi quando il fruttivendolo non espone più quel cartello. E questo ha voluto dire Havel da quel lontano 1979 è sempre possibile, è un gesto di libertà che l’uomo può fare non obbedendo al sistema e rivendicando il suo diritto a vivere nella verità e non più nella menzogna. Havel è entrato così dentro la vita dell’Europa con un semplice fruttivendolo, con il suo diritto alla libertà, un diritto che l’uomo può esercitare sempre. Questo è il “potere dei senza potere”, il potere degli uomini che hanno come unico strumento il loro cuore, che sanno ascoltarlo, che sanno comunicare i suoi battiti tesi all’infinito. Ricordare oggi Vaclav Havel è ricordare prima del grande politico l’uomo che ha insegnato all’Europa la via del “potere dei senza potere”

Anna Vercors socio di SamizdatOnLine

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Editoriale Samizdatonline: "Chiudere gli occhi .. non serve"

Sine tuo numine nihile st in homine nihil est innoxium“. Senza di te nulla c’è nell’uomo che non gli provochi danno.
Le nostre piccole beghe politiche italiane, il terribile attentato norvegese, il recentissimo terremoto giapponese, la perdurante guerra libica, confermano che siamo di una fragilità spaventosa, possediamo di nostro solo l’icapacità di far fronte a qualsiasi evento in modo adeguato.
Da una settimana appena siamo a conoscenza di un dramma che dura da due anni. Ce l’ha svelato il Papa, che – con un APPELLO – ha chiesto a tutti di farsene carico. Dopo di che si è mossa anche l’ONU.
Cinque stati africani (Sud Sudan, Kenya, Etiopia, Gibuti e Somalia) sono nella morsa della siccità e della fame, milioni di persone che vagano in cerca di aiuto e sollievo, bambini scheletriti che agonizzano in braccio alle mamme, volontari che cercano di fare quello che possono.
Acqua, fame, migrazioni, povertà, abbandono.
Sicuri nelle nostre case, certi dello stipendio o protetti dal guscio di plastica e metallo delle nostre auto, sazi di un affetto passeggero o provvisoriamente stabile, ci iluudiamo di potere tutto, di lamentarci, contestare, di chiudere la porta in faccia a chi chiede e aspetta.

Ogni cosa domanda: “Perché non io?” “Che senso ha?” “Cosa vuoi da me?”. Nelle parole tanto amate da Madre Teresa, Gesù dalla croce dice  “Ho sete”.
Lo stesso Signore del mondo chiede. Non si tratta di generosità. S. Agostino ammonisce che nel donare restituiamo semplicemente a chi è nel bisogno ciò che è suo, perché ogni coa che abbiamo è donata a noi tutti dall’unico Padrone di tutto.

Per questo aderiamo all’invito di AVSI-AGIRE

Rimini in dies socio di  SamizdatOnLine

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Rimini in dies

Editoriale Samizdatonline: I doni della morte

Come forse saprete, è stata approvata alla Camera la legge sul testamento biologico, con una ampia maggioranza trasversale. La rabbia con la quale è stata accolta dai fautori dell’eutanasia attiva – coloro che vogliono ammazzarti per il tuo stesso bene – dovrebbe lasciare pochi dubbi sulla sua opportunità.
Nessun dubbio che si comincerà appena possibile a cercare di demolirla. In passato abbiamo assistito più volte ad esercizi di “giustizia creativa” da parte di giudici intenzionati a non permettere che sia una cosa banale come la legge ad interferire sulle loro opinioni personali. In ogni caso si spera che in futuro sarà più complicato lasciare caritatevolmente morire di fame e sete gli indifesi.

E’ interessante notare come gli accesi anti-life di cui sopra esaltino e glorifichino la morte. Ne decantano i doni: la pace, la fine della sofferenza, la dignità…e il risparmio per lo stato e i parenti, l’eliminazione dell’indegno, dell’imperfetto e del fastidioso, l’inebriante potere su chi niente può.
Solo chi non crede nella vita può adorare la morte. Solo chi non la vede come un passo tra vita e vita, come un avversario da battere, solo chi non ha speranza può combattere per qualcosa che ogni vivente rifugge come può.

Chi ha senso rifugge la morte. Ricerca chi la possa sconfiggere, chi l’abbia sconfitta. Rifiuta i suoi doni, che si tramutano in polvere e vermi.
Se la morte è la fine di tutto allora tutte le promesse, tutti i suoi doni sono vani, vuoti, inutili. Se non è la fine di tutto allora sono qualcosa da fuggire, perché in essi non c’è e non ci può essere nessuno scopo.
Lasciamo che i morti seppelliscano i morti. La vita ci aspetta.

Berlicche socio di  SamizdatOnLine

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vedi anche su Tempi : vogliono rubarci la morte…

Samizdatonline: Grazie GIOVANNI PAOLO II !

editoriale SAMIZDATONLINE: ANNUNCIO DELLA BEATIFICAZIONE di GIOVANNI PAOLO II
Benedetto XVI, 16 gennaio 2011
Cari fratelli e sorelle, come sapete, il 1° maggio prossimo avrò la gioia di proclamare Beato il Venerabile Papa Giovanni Paolo II, mio amato predecessore. La data scelta è molto significativa: sarà infatti la II Domenica di Pasqua, che egli stesso intitolò alla Divina Misericordia, e nella cui vigilia terminò la sua vita terrena. Quanti lo hanno conosciuto, quanti lo hanno stimato e amato, non potranno non gioire con la Chiesa per questo evento. Siamo felici!

«CRISTO, CENTRO DEL COSMO E DELLA STORIA» – Breve antologia dal magistero di Giovanni Paolo II
Il valore trascendente della persona pietra angolare del pontificato di Giovanni Paolo II – Graciete
Un popolo riconoscente – Tracce
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Per due anni sono stato la voce del Pontefice diventato silenzioso – Sandri – Corriere della Sera
Il mio Wojtyla segreto – Navarro Valls – Repubblica
Cosa ho imparato da Giovanni Paolo II – Bertinotti – L’Osservatore romano
Wojtyla sarà celebrato ogni 22 ottobre – Corriere della Sera
Accolta l’invocazione Santo subito, ma quante resistenze sul suo messaggio – Dziwisz – Repubblica
La mia conversione al cristianesimo vedendo Wojtyla in tv – Miranda – Il Sussidiario

Webcam sulla tomba di Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II – Beatificazione e Canonizzazione
La Santa Sede – Il Santo Padre – Giovanni Paolo II
Sito ufficiale della Santa Sede su papa Karol Wojtyla. Biografia, discorsi, encicliche ed altri documenti

editoriale samizdatonline: Shahbaz Bhatti

Tiro al monaco

fonte: editoriale samizdatonline

Domenica sera ho cenato con il famoso islamologo Samir Khalil Samir. Di solito è una persona molto solare, divertente. Domenica sera era silenzioso. Diceva che aveva appena saputo che l’esercito egiziano era andato, con blindati, a distruggere il muro di protezione di un famoso monastero copto nel deserto. I cristiani, mi spiegava, non hanno diritto di fare la minima opera edilizia (aprire una finestra, fare un muretto, etc.) senza addirittura, fino a poco tempo fa, il permesso del Presidente della Repubblica.

Alcuni cambiamenti fatti negli ultimi tempi hanno peggiorato le cose: il permesso può essere dato da autorità locali ma basta un islamista radicale (parole di Samir) e tutto viene bloccato. Resta il fatto che i cristiani non hanno questo diritto elementare (tra gli altri che non hanno, ovvio). Samir diceva che aveva visto un filmato su youtube, ed era rimasto assai colpito.

La notizia l’ho trovata poi su AsiaNews. Qui il filmato a cui si riferiva padre Samir

Mi chiedo solo una cosa: in una situazione di transizione come è quella dell’Egitto, che secondo i nostri mass-media sta andando verso una meravigliosa democrazia, l’esercito non dovrebbe avere delle preoccupazioni più grandi del muro di un monastero? Invece è prontissimo a mantenere i cristiani sotto gli stivali, andando a cercare un monastero in pieno deserto per prendere a cannonate un muro e picchiare monaci.

E’ un caso? O sono solo le prove di quello che sta per accadere ai cristiani?

La risposta io me la sono data, ma è complottista.

Contro l’imbecillità collettiva socio di  SamizdatOnLine

Rita Sorrentino: Vivo in Sua compagnia

Stasera per me e per gli amici di Samizdatonline è venuta a mancare una amica carissima, Rita , una dei soci più attivi.
Vorrei salutarla semplicemente  così, riportando una sua lettera che mi ha scritto  qualche mese fà:

sono lieta e commossa che hai voluto condividere con me le circostanze liete
e dolorose che stai vivendo.

Quanto dolore che vivono le persone…
A volte dico a Gesù: ma quanto hai reso capace il cuore umano di soffrire?
E come mai non moriamo, non soccombiamo ai drammi che attraversano
la nostra vita?

Perché questa tremenda libertà che puo’ arrivare a non riconoscerTi,
addirittura a rifiutarTi?
Egli ci ha messo nel cuore come una schizofrenia,
un desiderio inestinguibile di felicità, di infinito,
di qualcosa che nemmeno sappiamo dire.

Carròn parla di anestesia del cuore… la sofferenza
ci sveglia, ci rifà sentire bisognosi, incompleti, impotenti, fragili e deboli;
solo così puo’ scaturire il grido dell’anima che domanda, mendica Cristo.

Se ci pensi, facciamo lo stesso itinerario del Signore; c’è l’osanna di Gerusalemme
e il crocifigge del Calvario,
 proprio lo stesso percorso.
Ma sempre in Sua compagnia, alla Sua Presenza.

Mio caro amico, ultimamente sono sconvolta, letteralmente, dalla tenerezza del Padre che,
 come diceva Santa Caterina,
è più dolce del primo bacio
che la Madonna diede al Suo Bambino.

La felicità ha un prezzo enorme, costa la vita, e bisogna essere pieni
di una speranza coraggiosa per assaggiarla e gustarla,
ma spesso c’è la smemoratezza di quello che è accaduto e di Chi ci si è fatto incontro.

 (...)

Ah, beata semplicità! I semplici sono più amati dal Signore perché non oppongono resistenza,
non dicono mai “se, ma, però…” accettano le cose per quelle che sono, come i bambini.
E non conoscono l’invidia ma solo il desiderio di avere le stesse cose belle.

Come l’amicizia che nasce tra alcuni; si puo’ desiderarla anche per se, chiederla,
ma con umiltà; niente ci è dovuto.
Che belle cose che mi racconti… Che miracoli avvengono nel cuore di chi conosciamo,
e che tenerezza e misericordia scaturisce nel nostro,

di cuore, a guardare queste persone lottare per non morire, per proseguire la vita.
Dove attingono la forza?
Dal cuore stesso di Dio che, silenzioso,
opera, anche attraverso noi. Pregherò per te e per tutte le persone che ti stanno a cuore.

Ti voglio bene, e ti ringrazio che me ne vuoi! A presto…
Mi piace leggerti e scriverti; sei un uomo libero! Ti abbraccio con affetto. Rita

 ps: sto bene, a parte il fisico che è un po' arrugginito
e ha bisogno di un'oliata di antinfiammatori!

;-D Il resto va... Vivo in Sua compagnia..

Samizdatonline: Chi salva la politica?

samizdatonline riprende un realistico giudizio del mensile Tracce:

Riprendiamo questo bellissimo articolo di Tracce.it che offre una risposta molto concreta allo sconcerto e alle domande di tanti italiani oggi. SamizdatOnLine

«Sgomento». Ha usato questo termine, il cardinale Angelo Bagnasco, per accennare ai fatti che occupano le prime pagine da giorni. È una parola vera. Basta guardarci, per accorgersene. Sorprendere il primo effetto che ha su di noi questa valanga di fango e di caos. Prima della repulsione di fronte allo squallore che viene a galla. Prima della ribellione per una battaglia politica fatta via inchieste e provvedimenti giudiziari , che sta mettendo a rischio il bene di tutti. Forse addirittura prima della rabbia e della pena per un Paese che avrebbe bisogno di tutt’altro e si ritrova impantanato tra bungabunga ed annizero. Prima di tutto questo, o comunque dentro tutto questo, se siamo leali il contraccolpo ha davvero quel nome: sgomento.

Ovvero, malessere. Disagio. Per un modo di trattare cose e persone triste di suo, e reso ancora più amaro se accompagnato dall’illusione di potere tutto, anche sfuggire al tempo. Per la menzogna di chi si aspetta che «a cambiarci la vita» sia qualche busta piena di euro, intascati magari dando in cambio te stessa o spingendo tua figlia a sgomitare per farlo. E anche per come si usa di tutto ciò per attaccare un avversario che non si è riusciti a buttar giù a forza di voti ed elezioni. Sesso, soldi e politica. «Lussuria, Usura e Potere», come diceva Eliot. In fondo, la vicenda è sempre lì. Le tentazioni eterne, di sempre e per tutti.

Certo, sulle inchieste serve chiarezza. Se c’è ipotesi di reato (reato, non peccato: quello, fino a prova contraria, non riguarda i pm), si indaghi, e in fretta. Così come è urgente che ognuno torni a fare il suo mestiere, che politici, giudici e media si rimettano al servizio del bene comune – vocazione che in gran parte stanno smarrendo – anziché «tendersi tranelli», come ricordava il cardinale Bagnasco, aggiungendo che «dalla situazione presente nessuno ricaverà motivo per rallegrarsi né per ritenersi vincitore». Ma non perdiamo l’occasione per prendere sul serio quel contraccolpo iniziale, quel turbamento. Non spostiamoci – o non lasciamoci spostare – sulla sempiterna “questione morale”, sull’incoerenza, sulla debolezza umana.

Fatti serissimi, di cui tenere conto, ma che arrivano dopo, perché in fondo lo sappiamo che è difficile mettersi nei panni di chi scaglia per primo la pietra. Un istante prima, invece, c’è quel disagio, quell’inquietudine profonda. Che, se viene presa sul serio, porta a una domanda: ma chi può salvarci da questo? Chi può tirarci fuori da un modo così avvilente di trattare se stessi e gli altri? C’è qualcosa che possa riempire la vita più di sesso, soldi e potere o tutto ciò a cui possiamo ridurre il nostro desiderio di felicità? Qualcuno capace di attirare tutto di noi a sé, perché – finalmente – basta al nostro cuore? Chi può salvare l’umanità di Berlusconi, di chi gli gira intorno, di chi gli dà addosso – e mia, qui e ora? La salvezza, la pienezza dell’umano, non verrà dalla politica, se mai ci fosse stato bisogno di conferme. Né dai giudici. Ma da chi, allora?
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una risata per seppellire

C’è una risata che spaventa. E’ quella che si fa quando vediamo qualcuno farsi male. Bucce di banana. Giravolte e capitomboli. Le comiche di un tempo, i clown del circo.

Ma, a ben guardare, se la caduta fosse vera: vertebre che si rompono, ossa fratturate, sangue che cola, dolore.

Non fa così allegria, se ci pensate. A meno che non vogliate veramente male alla vittima, alla vittima della vostra risata.

SamizdatOnLine

La satira tv che ferisce

Sono un prete stufo di fango

Sono un prete. Un prete della Chiesa cattolica. Uno dei tanti preti italiani. Seguo con interesse e ansia le vicende del mio Paese. Non avendo la bacchetta magica per risolvere i problemi che affliggono l’Italia, faccio il mio dovere perché ci sia in giro qualche lacrima in meno e qualche sorriso in più.

Sono un uomo che come tanti lotta, soffre, spera. Che si sforza ogni giorno di essere più uomo e meno bestia. Sono un uomo che rispetta tutti e chiede di essere rispettato. Che non offende e gradirebbe di non essere offeso, infangato. Da nessuno. Inutilmente. Pubblicamente. Vigliaccamente.

Sono un prete che lavora e riesce a dare gioia, pane, speranza a tanta gente bistrattata, ignorata, tenuta ai margini. Un prete che ama la sua Chiesa e il Papa. Un prete che non vuole privilegi e non pretende di far cristiano chi non lo desidera, che mai si è tirato indietro per dare una mano a chi non crede.

Un prete che, prima della Messa della sera, brucia incenso in chiesa per eliminare il fetore sprigionato dalle tonnellate di immondizie accumulate negli anni ai margini della parrocchia in un cosiddetto cdr e che vanno aumentando in questi giorni.

Sono un prete che si arrabbia per le inefficienze dello Stato ai danni dei più deboli e indifesi. Che organizza doposcuola per bambini che la scuola non riesce ad interessare e paga le bollette di luce e gas perché le case dei poveri non si trasformino in tuguri. Sono un prete, non sono un pedofilo.

So che al mondo ci sono uomini che provano interesse per i bambini e, in quanto uomo, vorrei morire dalla vergogna. So che costoro sono molti di più di quanto credono gli ingenui. So anche che poco o nulla finora è stato fatto per tentare di capire e curare codesta maledizione.

Piaga purulenta la pedofilia. Spaventosa. Crudele. Vergognosa. Tra coloro che si sono macchiati di codesto delitto ci sono padri, zii, nonni, professionisti, operai, giovani, vecchi e anche preti.

Giovedì sera, trasmissione Annozero di Michele Santoro. Tantissimi italiani guardano il programma. Si discute di Silvio Berlusconi. Alla fine esce, come al solito, il signor Vauro con le sue vignette che dovrebbero far ridere tutti e invece, spesso, mortificano e uccidono nell’animo tanti innocenti. Ma non si deve dire. È politicamente scorretto. È la satira. Il nuovo idolo davanti al quale inchinarsi. La satira, cioè il diritto dato ad alcuni di dire, offendere, infangare, calunniare gli altri senza correre rischi di alcun genere. Una vi­gnetta rappresenta il Santo Padre che parlando di Berlusconi dice: «Se a lui piacciono tanto le minorenni, può sempre far si prete». Gli altri, compreso Michele Santoro, ridono. Che cosa ci sia da ridere non riesco a capirlo. Ma loro sono fatti così, e ridono. Ridono di un dramma atroce e di innocenti violentati. Ridono di me e dei miei confratelli sparsi per il mondo impegnati a portare la croce con chi da solo non ce la fa. Ridono sapendo che tanta gente davanti alla televisione in quel momento si sente offesa in ciò che ha di più caro e soffre. Soffre per il Santo Padre offeso e perché la menzogna, che non vuol morire, ancora riesce a trionfare. Per bastonare Berlusconi, si fa ricorso alla calunnia. E gli altri ridono.

Vado a letto deluso e amareggiato, sempre più convinto che con la calunnia e la menzogna – decrepite come la befana o come le invenzioni di qualche battutista e di qualche sussiegoso giornalista-presentatore televisivo – non si potrà mai costruire niente di nuovo e stabile. E il giorno dopo scopro che alla Rai, finalmente, stavolta qualcuno s’è indignato. Spero solo che adesso Vauro e Santoro e qualcun altro che non sto a ricordare non facciano, loro, le vittime. E che in Italia ci sia più di qualcuno che comincia a farsi avanti e, senza ridere, dice chiaro e tondo che non si può continuare a infangare impunemente quegli onesti cittadini dell’Italia e del mondo che sono i preti.

Maurizio Patriciello

SAMIZDATONLINE: L'ultimo atto di tangentopoli

Su tutti i media rimbalza il “grave sconcerto” e la “preoccupazione” per come viene descritta la vita privata del Presidente del Consiglio sulle base delle migliaia di intercettazioni diffuse in questi giorni. Una rappresentazione ancora tutta da verificare nella sua autenticità.  Non altrettanto rumore fanno lo sconcerto e la preoccupazione per la disinvoltura con cui certi magistrati esercitano il proprio mandato. Il “trattamento particolare” riservato a Silvio Berlusconi da alcune Procure della Repubblica ormai non fa più notizia, ma il problema esiste ed è serio.

“[...] confesso che provo un forte senso di disagio di fronte all`enorme dispiegamento di mezzi e di risorse e di uomini messo in campo dai magistrati per conoscere i dettagli delle feste e festicciole di Berlusconi (certo non consone allo stile di vita di un presidente del consiglio), in un Paese come il nostro, in cui la criminalità organizzata ha il peso che ha, e sulla quale dovrebbero essere concentrati, credo, tutti gli sforzi (tanto più se le risorse a disposizione della magistratura sono così scarse, come ci viene detto).  [...] Nuoce alla magistratura il sospetto che, quando sì tratta di Berlusconi, essa perda il senso della misura.” (Giuseppe Bedeschi, Il Corriere della Sera, 21 gennaio 2011)

“Siamo allo scontro finale tra poteri. L’operazione condotta dalla magistratura punta all’annientamento di una persona attraverso il metodo e non attraverso la sostanza di un’inchiesta che è strettamente politica e ha pochissimo di giudiziario. Nessuno infatti crede che verranno accertati reati clamorosi e, per come è stata impostata, sarà molto difficile ottenere delle condanne. Attraverso lo stretto rapporto tra i giudici e ciò che è rimasto del giornalismo italiano l’operazione in corso ha evidentemente un unico scopo: indebolire ed eliminare il premier. Per questo devo dire che, purtroppo, stiamo entrando in una fase eversiva“. (Piero Sansonetti, Il Sussidiario.net, 19 gennaio 2011)

“L’agenzia inglese Reuters – si badi, inglese, un Paese dove la presunzione di innocenza è scritta nella tradizione, nel costume, nella storia, prima che nella legge – nel dare la notizia delle accuse a Berlusconi, ha rivelato anche la fonte dalla quale le aveva apprese: ambienti vicini agli stessi inquirenti. Anche qui non voglio entrare nel merito delle accuse. Mi limito a segnalare che, per ora, in attesa che la magistratura ne precisi la natura attraverso una serie di prove fattuali in sede di giudizio, tutto ciò che appare dai media è che anche al bavero della giacca dell’ “inquisito” Silvio Berlusconi è stato applicato un marchio di infamia morale e che ciò, quale sia poi l’esito di un eventuale processo, è già sufficiente ad averne infangato l’immagine e la reputazione.” (Piero Ostellino, Il Corriere della Sera, 17 gennaio 2011)

Certo, Berlusconi avrebbe fatto bene ad ascoltare chi suggeriva che un’alta carica istituzionale dovrebbe mantenere uno stile di vita sobrio. Tuttavia si fa strada il dubbio che certe accuse siano impossibili da provare e che quindi si siano fatte trapelare le intercettazioni per infamarlo “a prescindere” da come finirà l’inchiesta.

SamizdatOnLine

Mi è stato insegnato: condannare il peccato, non il peccatore. Così, nonostante tutto, preferisco trovarmi con chi fa il male ma continua a chiamarlo tale che con chi non solo fa il male ma lo chiama bene, e rimprovera la Chiesa retrograda di non essersi ancora adeguata. Perché il primo può ancora pentirsi, il secondo difficilmente lo farà. Non pensando di avere niente di cui chiedere perdono, né alcuno a cui chiederlo. Berlicche

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