vietato parlare

In tempi di menzogna universale, dire la verità è già un atto rivoluzionario (Georges Orwell) – vietatoparlare blog web site

Bruce Springsteen – Across the border .


Da qualche parte lungo il confine
lasceremo dietro Il dolore e la tristezza
che abbiamo trovato
Dove il cielo diventa grigio
Dove il dolore
e la memoria del dolore e memoria
sono state acquietate


Stairway to Heaven

(…) e si mormora che presto
se tutti noi intoniamo la melodia
il pifferaio ci condurrà alla ragione
e albeggerà un nuovo giorno
per coloro che aspettavano da lungo tempo
e le foreste risponderanno con una risata

e questo mi stupisce

Se c’è trambusto nella tua siepe
non ti allarmare
è solo la pulizia di primavera per la festa di
Maggio

si, ci sono due strade che puoi percorrere
ma a lungo andare
c’è sempre tempo per cambiare strada
e ciò mi stupisce

la tua testa ti ronza e il ronzio non se ne andrà
nel caso tu non lo sapessi
il pifferaio ti sta chiamando per unirti a lui
signora cara, può senitre il vento soffiare?
che la sua scala è costruita sul vento mormorante?

e scendiamo in strada
le nostre ombre più grandi delle nostre anime
là cammina una donna che noi tutti conosciamo
che risplende di luce bianca e vuole dimostrare
come qualsiasi cosa si tramuti in oro
e se ascolti molto attentamente
alla fine la melodia verrà da te
quando tutti sono uno e uno è tutti
per essere una roccia e per non rotolare via (…)

(Led Zeppelin-Stairway to Heaven )

Il testo è stato da alcuni accusato di satanismo per messaggi subliminali che contiene, io non ci credo in quanto ho riletto più volte il testo e mi sembra spitituale ma non certo satanico, riporto il commneto di Wilkipedia :

” (…) inizio citazione:
Il testo “Starway to heaven”, scritto dal cantante Robert Plant, fu ispirato dalla sua ricerca della perfezione spirituale. Una prima influenza fu il libro Magic Arts in Celtic Britain di Lewis Spence, che Plant aveva letto da poco.

Il significato del testo è molto discusso ed è stato interpretato in modi anche opposti. Sollecitate da presunti messaggi subliminali satanici, rilevati ascoltando alcuni versi al contrario, alcune interpretazioni danno di questo brano una visione estremamente cupa e priva di una conclusione morale. Quasi fosse una chiamata alle armi verso una qualche nuova religione o fede, caratterizzata da un forte nichilismo.

In realtà, leggendo il testo con attenzione emerge la vera natura morale dei versi. Il brano parla di una donna cinica e materialista, che si sta costruendo una scala per il paradiso convinta che tutto ciò che luccica sia oro e di poter ottenere con una parola tutto ciò che desidera. Questa donna può essere vista come un’allegoria della società materialista, il cui individualismo ed edonismo rischiano di far “rotolar via” l’umanità. Tuttavia c’è ancora tempo per cambiare strada dando ascolto alla melodia di un suonatore di cornamuse (pifferaio) che ci guiderà fino alla ragione Il brano è sicuramente dotato di un forte misticismo e fa largo uso di allegorie basate sulla natura. Tuttavia emerge forte il credo nella possibilità e speranza di salvezza dell’umanità basata sul senso di unità e di attenzione al prossimo e alla natura, in antitesi con l’individualismo materialista professato dalla signora descritta.

Il primo riferimento conosciuto di una “scalinata verso il paradiso” si trova nella Bibbia, nel libro della Genesi, 28:12 . Alcune esegesi hanno trovato in tutto ciò molti parallelismi con il cuore evangelico del Cristianesimo. (…) ”
fine citazione

In tutti i modi ti farà piacere saper che Plant, che ha sempre smentito la storia in quella canzone dei messaggi sublimali satanici, è credente.
Ed il nuovo disco di Robert Plant contiene una canzone che recita: «Ho sentito la voce di Gesù dire: Satana il tuo regno dovrà cadere. E io pregherò finché non lo abbatteranno» fonte: tempi http://www.tempi.it/i-led-zeppelin-non-sono-pi%C3%B9-satanisti Ed è una bella notizia! E questo testo non è sublimale ma esplicito..

quante cose non avevo capito


quante cose non avevo capito
che sono chiare come stelle cadenti
e devo dirti che è un piacere infinito
portare queste mie valige pesanti

La tristezza
“desiderio di un bene assente”
S. Tommaso Summa Theologiae
“..Aveva saputo toccare nel cuore del suo amico le corde più profonde e provocare in lui la prima sensazione, ancora indefinita, di quella eterna santa tristezza che qualche anima eletta, una volta che l’abbia assaporata e conosciuta, non scambierà poi mai più con una soddisfazione a buon mercato (vi sono anche certi amatori così fatti che questa tristezza hanno più cara della soddisfazione più radicale, ammesso che una simile soddisfazione sia possibile)”.
(F. Dostoevskij ) da:I demoni

Non si trucca, non si imbroglia..roba da ridere.


… e un grazie a Lucia che me lo ha segnalato

I nostri destini dovrà purificare, quel che non ha giudizio…

LUNTANE, CCHIÙ LUNTANE

Questo canto popolare abruzzese ha una grande forza espressiva, sia nelle parole che nella melodia. E’ descritto bene il sentimento che la realtà provoca in noi quando è guardata in tutta la sua profondità per cui essa diventa segno dell’Infinito. In tutte le cose è scritto il richiamo a qualcosa d’Altro.

Come ha scritto C.S.Lewis: “tutte le immagini e sensazioni, se idolatricamente scambiate per la gioia stessa, dovevano presto onestamente rivelarsi inadeguate. In ultima analisi dicevano tutte: ‘Non sono io. Io sono solo un promemoria. Guarda! Guarda! Che cosa ti ricordo?’”.

.ascolta: .luntane_cchiu_luntane.mp3

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Pe cantà sta chiarità ncore me sente tremà!

Tutte stu ciele stellate, tutte stu mare che me fa sugnà.

Ma pe’tte sole, pe’tte esce dall’anima me,

mezz’a stu ciele, stu mare, nu cantemente che nze po tenè.

Luntane, cchiù luntane

de li lunatne stelle,

luce da luce cchiù belle

che me fa ancore cantà.

Marinà, s’ha da vugà tra tutta sta chiarità,

cante la vele a lu vente, nu cante granne che luntane và:

tu la si ddove vo’i’ st’aneme pe’ne’murì

bella paranze. Luntane ‘ nghe sti suspire tu i’ da menì.

Per cantare questo chiarore in cuore mi sento tremare

Tutto questo cielo stellato, tutto questo mare che mi fa sognare

Ma per te, solo per te, esce dall’anima mia

In mezzo a questo cielo, a questo mare, un canto che non si può trattenere

Lontano, più lontano delle lontane stelle, riluce la luce più bella che mi fa ancora cantare

Marinaio, si deve remare tra tutto questo chiarore

Canta la vela al vento un canto grande che lontano va.

Tu lo sai bella barca dove vuole andare quest’anima per non morire

Lontano con questi sospiri tu devi venire


… amare la verità più di se stessi: questo è un uomo

“Glorifichi la Vita, gloria è”. Ferretti Giovanni Lindo cantava così già nel ’93

Era il 1984 e una musica punk così sghemba non si era sentita mai in Italia ma neppure altrove.

Erano nati i Cccp- Fedeli alla linea (punk filosovietico-musica melodica emiliana come da loro definizione).

La voce cavernosa, il volto tutto incavi e gli occhi spiritati facevano di Ferretti Giovanni Lindo (rigorosamente prima il cognome poi i due nomi) un’antirockstar di culto. Ora per molti è un traditore. Il tradimento starebbe nel graduale passaggio da icona della sinistra a devoto ratzingeriano. Dall’antagonismo all’abbraccio della fede cattolica con tanto di partecipazione alla manifestazione romana dell’8 marzo, promossa dalla lista “Aborto? No, grazie”.

“Dalle pere a Pera”, sintetizza una scritta dalle parti di casa sua, sull’Appennino reggiano; e in un post apparso in rete già qualche tempo fa si legge che si tratta di un “venduto a Giuliano Ferrara e alla Cei”. “Sono soltanto tornato a casa”, insiste lui (“e non mi sono mai fatto delle pere”). E’ tornato a casa geograficamente, cioè su per i bricchi, in quella Cerreto Alpi dov’è nato nel 1953. E’ tornato a casa tra le pietre dei padri (“La casa con i fondi e il solaio e le stalle, il fienile, la legnaia”). E’ tornato a casa, alla fede contadina dell’Appennino, all’abbraccio del ricordo della nonna Maddalena (“morta l’anno dei miei diciotto che ormai ero grande”), ai cavalli, alle albe fredde che inducono alla meditazione trascendente. “Reduce” si definisce nel titolo del libro che ha pubblicato nel 2006 per Mondadori.

Ma sembra che da quella casa, pur nella Berlino degli esordi musicali, pur nella sua vicenda di “punkettone di cattivo gusto”, pure sui palchi da cui cantava “Spara Juri spara” scuotendo la cresta, non si sia mai allontanato poi tanto. Il suo punk che estetizzava verso il socialismo reale (“Onoro il braccio che muove il telaio, onoro la forza che muove l’acciaio”) era già intriso della litania e del salmodiare che sono il suo timbro di canto inconfondibile. E accanto ai muscolosi operai sovietici scorreva carsica una vena di religiosità. Un ellepì dei Cccp si chiamava “Canzoni preghiere danze del II millennio sezione Europa” e in un altro disco spuntava il “Libera me domine de morte eterna…”. Partito da un confuso pastiche tra misticismo islamico e cristiano che sembrava parodistico soltanto ai disattenti e che divideva lo spazio con il cadenzato incedere dell’Armata Rossa, Ferretti Giovanni Lindo chiarisce la sua poetica quando i Cccp si trasformano in Csi, cioè nel Consorzio suonatori indipendenti. “E’ stato un tempo il Mondo/ giovane e forte (…) il nostro mondo è adesso/ debole e vecchio/ puzza il sangue versato è Infetto/ Povertà malanimo/ Malaventura/ concedi Compassione ai figli tuoi/ glorifichi la Vita/ gloria sia/ glorifichi la Vita/ gloria è”: correva l’anno 1993 e molte delle cose che stanno a cuore oggi a Ferretti Giovanni Lindo erano già enunciate, più o meno consapevolmente, in questa canzone. C’è la vita che sgorga, e la tecnica (parola ricorrente nel lessico ferrettigiovannilindiano) che la distrugge. C’è l’attaccamento a un mondo postbarbarico, quello delle montagne emiliane in cui le generazioni si susseguono e seppelliscono i loro morti nei piccoli cimiteri di paese.

Ferretti Giovanni Lindo è partito da Cerreto e a Cerreto è ritornato, rincorrendo l’anelito a una semplicità di vita contadina, all’accoglienza stupita e aperta della natura senza superomismi scientisti, alla terra intesa come origine e come luogo fecondo in cui germoglia la vita.

I Cccp, i Csi, poi i Pgr (Per grazia ricevuta), l’antagonismo politico e musicale di qualche decennio fa sono state tappe di un percorso. Non c’è vera e propria conversione, né certamente tradimento. Semmai un radunare gli spicchi della propria vita. Basta sentire una sua intervista di oggi o leggere il suo libro. Chi conosce i testi dei Cccp ritrova di continuo antiche frasi note, autocitazioni, il riecheggiare di parole cardine del versificare di Ferretti Giovanni Lindo. Cioè i mattoni di cui è fatto il suo pensiero. Il materiale da costruzione è sempre quello.


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