Buone notizie per i cittadini UE: potrebbero bastare pochi mesi di permanenza in Germania per avere accesso ai sussidi sociali minimi

Susan Bonath su RT Deutsch segnala una importante sentenza del Tribunale Sociale Federale (Bundessozialgericht) che potrebbe riguardare molti cittadini UE che si trovano in Germania in cerca di un lavoro oppure che hanno pochi mesi di lavoro alle spalle. Invece dei 5 anni previsti dalla recente legge Nahles, per avere accesso ai sussidi sociali minimi e all’assistenza sanitaria potrebbero bastare pochi mesi di permanenza nel paese. Da RT Deutsch.
Secondo una legge del Ministro del Lavoro Andrea Nahles introdotta a fine 2016, i cittadini UE per i primi 5 anni non hanno alcun accesso ai sussidi sociali tedeschi. La signora della SPD in questo modo intendeva impedire la temuta “immigrazione nel sistema sociale”. Il Tribunale Sociale Federale (Bundessozialgericht) con una recente sentenza si è opposto alla tanto criticata legge: escludere le persone in maniera permanente dall’accesso ai mezzi di sussistenza minimi violerebbe i principi costituzionali, secondo i giudici di Kassel (B 14 AS 31/16 R).
A presentare il ricorso era stata una donna bulgara. Nel 2011 la donna, allora 35enne, era arrivata nella Repubblica Federale per lavorare. Dopo pochi mesi, tuttavia, aveva perso il posto di lavoro. Il Jobcenter di Hamm le aveva pagato per 6 mesi l’indennità Arbeitslosengeld II (Hartz IV). In seguito le era stata negata ogni ulteriore prestazione, sebbene la donna 6 mesi dopo avesse trovato un nuovo lavoro. Con il suo avvocato Burkhard Großmann ha quindi deciso di presentare un ricorso alle autorità competenti.
La corte sociale di Hamm aveva fatto riferimento alla legge Nahles. I giudici federali invece si riferiscono ad una loro sentenza del dicembre 2015, secondo cui i cittadini UE non hanno alcun diritto all’Arbeitslosengeld II (Hartz IV). Se la loro esistenza è in pericolo, tuttavia, e il loro soggiorno consolidato, e al piu’ tardi dopo almeno 6 mesi deve essere considerato tale, il Sozialamt deve intervenire. Se non lo fa deve essere considerata una condotta al di sotto della dignità umana e quindi una violazione costituzionale.
Costi maggiori per i comuni?
La motivazione della sentenza dovrebbe essere disponibile fra 2 mesi. Cio’ che potrebbe significare per le autorità locali lo spiega l’avvocato in materia di diritto del lavoro Thorsten Blaufelder sul suo blog: probabilmente i comuni saranno costretti a pagare gli aiuti transitori nelle situazioni piu’ difficili e per piu’ di un mese.
I giudici inoltre, sempre secondo Blaufelder, potrebbero giudicare troppo basso l’aiuto minimo di base, inferiore al livello di Hartz IV, e quindi presentare un ricorso alla Corte Costituzionale di Karlsruhe. Per i comuni potrebbe rivelarsi una sentenza costosa, visto che sono loro ad essere responsabili per gli aiuti sociali, e non lo stato federale. L’avvocato Großmann in riferimento al caso della sua cliente bulgara per il momento si è mostrato alquanto soddisfatto.
Pressione sul settore a basso salario
Nahles lo scorso anno aveva presentato la legge per l’esclusione dei cittadini UE dai sussidi sociali su pressione dei partner di coalizione CDU e CSU. Anche i politici di AfD, non ancora rappresentati in Parlamento, sul tema avevano lanciato una forte campagna di sostengo.
Non solo le associazioni sociali, ma anche i partiti di sinistra e gli attivisti per i diritti umani avevano duramente criticato il provvedimento. Anche i giuristi dell’associazione “Neue Richtervereinigung” avevano duramente attaccato il provvedimento. Con questa legga il governo federale introduce una “apartheid sociale e legale” e ignora i diritti fondamentali tedeschi, cosi’ scrivevano in un documento.
Secondo il gruppo di giuristi, la nuova legge “crea un gruppo di schiavi moderni costretti ad accettare tutte le condizioni di lavoro e ogni livello di retribuzione, pur di sopravvivere e poter restare qui”. Non meno importante è il fatto che in questo modo si causa un grave danno anche agli stessi lavoratori tedeschi. Sul tema i giuristi avevano dichiarato: “la legge aumenta la pressione su tutti coloro che hanno un’occupazione nella parte piu’ bassa della forbice delle retribuzioni”.
Povera, malata e non curata
Quali potrebbero essere gli effetti reali della decisione del tribunale sociale ce lo mostra un caso concreto. Verso la fine di agosto la Süddeutsche Zeitung ha riportato il caso della donna bulgara Ivanka R. Nel suo paese la 54enne aveva lavorato come sarta. In seguito R. ha perso il lavoro e in quanto membro della comunità rom non è piu’ riuscita a trovare un’occupazione. E’ diventata una senzatetto e ha dovuto dormito presso parenti o conoscenti. Non potendo sopravvivere con i 18 euro mensili dell’indennità di disoccupazione e a causa della situazione di necessità, nel 2016 ha deciso di spostarsi a Monaco.
Nella metropoli bavarese la donna ha trovato un minijob da 450 euro al mese e una camera da 300 euro mensili in una casa fatiscente. In questo modo è riuscita a restare a galla. Una esplosione di gas nel palazzo, anch’esso dissestato, ha distrutto le sue speranze di trovare un secondo minijob.
Come riportato dal quotidiano la donna bulgara è arrivata in ospedale con delle gravi ustioni. Le è stato garantito solamente un trattamento minimo d’urgenza. Non ha potuto pagarsi ulteriori trattamenti sanitari e non è riuscita nemmeno a saldare il conto dell’ambulanza. Il motivo: la donna non aveva un’assicurazione sociale. Solo grazie all’associazione “Dottori del Mondo” è stato possibile operarla.
L’organizzazione di volontariato ha sottolineato davanti al Consiglio sociale di Monaco (Münchner Sozialreferat) gli effetti devastanti della legge sull’esclusione. Insieme al Consiglio della Sanità intendono chiedere al governo federale un regolamento per i casi piu’ difficili. La legge Nahles tuttavia resta problematica, “soprattutto per le persone in condizioni di lavoro e abitative precarie”. La portavoce ha sottolineato: “il legislatore si è completamente sbagliato quando ha ipotizzato che i cittadini UE avrebbero lasciato la Germania a causa dell’esclusione dalle prestazioni sociali”
Perché di solito, ad aspettare le persone nei loro paesi di origine, c’è una miseria ancora maggiore.

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