Attentato in Crimea: un giorno terribile per una intera comunità che già subisce l’isolamento inflitto dall’Europa

La strage di oggi avvenuta in Crimea  al campus del politecnico di Kerch – che ha causato la morte di 19 persone tra studenti e insegnati –  secondo le prime notizie diffuse dai giornali russi non c’entra con il terrorismo. La pubblicazione russa RBC riporta di aver contattato un amico dell’autore del massacro in un politecnico di Kerch. Con condizione di anonimato egli ha detto che Vladislav Roslyakov – l’autore della strage al college di Kerch che poi si sarebbe suicidato – odiava i suoi insegnati e la sua scuola. Esiste però anche un’altra versione raccolta da RT che parla di più uomini armati professionisti, e che indossano dei passamontagna.

A proposito di quello che stava succedendo al college, RT ha raccolto la testimonianza di uno degli studenti.

“All’inizio, c’è stata un’esplosione nella sala da pranzo, e subito dopo  gente con le armi automatiche ha cominciato a scappare dai bagni. Avevano  maschere sui loro volti. Era impossibile capire quale fosse la loro nazionalità. Ce n’erano molti, ma quanti non posso dirlo con certezza. Hanno sparato a studenti e insegnanti – a tutti quelli che si sono imbattuti nel loro percorso.

Tuttavia questa versione non ha avuto ulteriori conferme. Vedremo nelle prossime ore di capire meglio cosa sia effettivamente successo. In ogni modo, in questo momento non posso fare a meno di pensare come questa tragedia si affianchi ad altre che non possono essere considerate né fatalità né l’esito dell’azione di un singolo.

Il popolo della Crimea infatti affronta questa dramma in un clima di inimicizia, l’inimicizia dell’Europa di cui fa storicamente parte. Non posso fare a meno di ricordare che Bruxelles è indifferente a notizie come questa in cui vengono coinvolte persone innocenti. Ed addirittura accetta che il fatto – noto a tutti – che terroristi di al Nusra (al Qaeda) siano inseriti nelle formazioni ucraine impegnate a ‘riportare l’ordine’ nelle repubbliche autoproclamate di Lugansk e del Donbass. Ovviamente al Qaeda ambisce di fare atti che non differiscono da quello avvenuto oggi. Ma nessuno a Bruxelles si pone il problema.

E’ in questo il contesto e in questa quotidianità in cui si pone il bagno di sangue di oggi a Kersh. L’Europa ovviamente non è responsabile dei morti di oggi ma lo è senz’altro dell’inimicizia e del clima di odio che si va sempre più generando ed estremizzando.

D’altra parte è sotto gli occhi di tutti la pratica di isolamento adottata dal governo golpista di Kiev e dall’Unione Europea contro la popolazione della Crimea.

Inoltre è dal giorno del golpe di piazza Maidan che si susseguono ad un ritmo frenetico le esercitazioni che sono vere e proprie provocazioni contro la Russia; da allora – ed anche prima – è stato dato via libera al nazionalismo ucraino anche con la riesumazione di movimenti filo-nazisti ricostituiti in battaglioni armati. In definitiva, la parola d’ordine dell’Europa di Bruxelles, lontana dai popoli europei e dalla pace, è tenere acceso questo conflitto.

Non sappiamo in che modo e se l’episodio di oggi è in qualche modo collegato al clima sanzionatorio, di guerra e di isolamento russofobo messo in atto dall’establishment europeo dall’ Europa e dalla Nato. Ma è certo che la comunità crimeana è stata punita duramente. E’ stata privata della possibilità di scegliere il proprio futuro e la propria indipendenza in difformità di quanto la comunità internazionale ha fatto per altri popoli e in altre occasioni,  quando trattava di azioni politiche favorevoli alle politiche perseguite ed ai propri interessi.

Dopo aver organizzato e premuto per l’esito del golpe ucraino, la comunità internazionale non ha riconosciuto al popolo a questa ex regione dell Russia, la possibilità di opporvisi.

Il referendum per l’indipendenza aveva protetto finora dagli scontri la popolazione della Crimea. Ma la sicurezza è  preservata solamente per mano armata dalla Russia. Altrimenti Kiev non esiterebbe di riproporre la stessa soluzione adottata  da anni nelle provincie di Lugansk e del Donbass, dove avviene una vera i propria guerra nel cuore dell’Europa.

La parola d’ordine è quindi tenere aperta l’irrisolta problematica, tenere aperto tutto ciò che può servire per essere usato come come ‘grimaldello’ contro la Russia. Ne ha bisogno l’apparato militare industriale della Nato, ne ha bisogno chi lucra tenendo aperte le divisioni.

Quando si alimenta l’odio non si può parlare di fatalità: questo attentato – vedremo se ‘privato’ – avviene dopo il blocco di altri attentati, quelli organizzati dal governo ucraino e bloccati in varie occasioni solo per merito dei servizi di sicurezza interni russi.

Ora – pare di sentirli – diranno che l’Europa non c’entra, Kiev non c’entra. Era solo uno studente, un pazzo. Ma questa ingiustizia si aggiungerà alle altre: non finiranno le difficoltà della Crimea già isolata dalla Comunità Internazionale. Crimea e Siria, due facce della stessa medaglia.

Ci tenevo a dirvi questo, per i particolari ci sono i media. Che però non diranno queste cose…

 

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